“Era un medico stimato, quasi preparata a fare il primario. Nella realtà sviava i pazienti facendoli visitare in un’azienda privata e vendeva libri con fatture Brain Care dentro la struttura del San Giorgio”.
L’attacco più forte nei confronti della ex fisiatra del San Giorgio (oggi proprio alla Brain Care di Padova) Anna Cantagallo – a processo per truffa e abuso d’ufficio – arriva dall’avvocato dell’ufficio legale dall’azienda ospedaliera Manuela Uberti, sentita come testimone durante l’udienza davanti ai giudici Luca Marini, Monica Testoni e Franco Attinà.
“Ci siamo accorti – ha raccontato l’avvocato – che era una prassi della Cantagallo avvertire gli utenti ultra ottantenni che le prestazioni (visite neuro-psichiatriche per il rinnovo della patente, ndr) le poteva fare solo in libera professione”. Niente di male, se non fosse che quelle persone prenotavano la visita da svolgersi tramite la struttura pubblica e per la quale avrebbero dovuto pagare – nei casi in cui non fossero stati esenti – il ticket. “Andava in segretaria e prendeva il numero dei pazienti, dicendo loro che dovevano pagare 170 euro”, ha proseguito la Uberti che ha raccontato anche di un caso in cui uno di essi chiamò la fisiatra davanti a lei e questa confermò la somma da pagare per la visita.
Non solo, come già emerso durante la scorsa udienza, sembra che la Cantagallo abbia emesso, almeno in un’occasione, una fattura su carta intestata dell’azienda Brain Care, “poi scoprimmo che era pubblicizzata come direttrice scientifica dell’azienda, dove sviava i pazienti del San Giorgio, che sono particolari perché hanno subito traumi”. La Uberti ha confermato anche un episodio raccontato nella scorsa udienza dal direttore del Centro Riabilitazione, Nino Basaglia, relativo alla presenza di due studentesse di Padova “non autorizzate da nessuno, che facevano i test e che poi lei controfirmava: crediamo che si servisse dei dati raccolti per la pubblicazione di studi”.
Durante l’udienza ha testimoniato anche l’avvocato Marina Tagliati, che ha partecipato al procedimento disciplinare (conclusosi con il licenziamento senza preavviso della fisiatra) e il responsabile dello stesso procedimento, Umberto Giavaresco: “Gli appuntamenti – ha spiegato quest’utlimo – erano presi come Servizio sanitario nazionale, ma poi venivano anticipati con una telefonata e fatti a pagamento”. In particolare il teste si è soffermato su tre casi: uno in cui la Cantagallo avrebbe rilasciato una fattura intestata Brain Care, un altro su una prestazione effettuata senza rilascio di ricevuta (inviata solo a procedimento disciplinare già in corso) e un terzo in cui è stata trovata una certificazione di una dipendente della Brain Care “ma su carta intestata dell’azienda sanitaria”.
Tra i testimoni anche l’allora presidente della commissione per il rilascio delle patenti speciali dell’Asl, Elio Buora, che ha spiegato come funzionasse il meccanismo: l’Asl richiedeva in alcuni casi una certificazione neuro-psicologiche e indirizzava gli utenti al San Giorgio. “Ma – ha spiegato Cuora – sono visite che devono essere a totale carico dell’utente”. Proprio su questo fattore, ovvero sul fatto che quel tipo di prestazioni debbano essere fatte a pagamento, ha spinto molto la difesa della Cantagallo (avvocato Claudia Pelà) per giustificare le visite effettuate come medico privato in regime intra moenia.
Ma, come ha spiegato il responsabile del Cup Michele Greco, le prestazioni possono essere effettuate a pagamento (tranne i casi di esenzione) sia tramite ticket con il Ssn che tramite libera professione, caso quest’ultimo in cui è però previsto che le fatture passino attraverso il sistema dell’azienda pubblica, cosa che sembra non essere sempre avvenuta.