Ai bambini le favole si raccontano per andare a dormire sereni, agli adulti si raccontano per andare a dormire consapevoli. La vita non è proprio una favola per l’avvocato Federico Carlini che sabato ha presentato alla libreria Feltrinelli il suo libro d’esordio “Il gatto con gli stivali e altre terribili storie”. Una carrellata di fiabe della tradizione reinterpretate in chiave moderna che diventano uno specchio che riflette l’immagine di noi stessi. E il ritratto che ne esce è impietoso: viviamo in una società basata sulle menzogne, in cui nessuno trova il coraggio di dire la verità e tutti si nascondono dietro maschere.
Il tema dei travestimenti viene ripreso anche nella copertina del libro, edito da Cicorivolta, realizzata da Paolo Bassanini. A collaborare alla riuscita dell’opera è anche e soprattutto Francesca Boari che ha convinto Carlini a pubblicare le sue favole dissacranti in un libro. L’idea del progetto cartaceo è partita però dai social network: Facebook era il mezzo di comunicazione con cui l’avvocato ‘regalava’ le sue storie ad amici e colleghi, che ieri sono accorsi alla libreria di via Garibaldi per comprare il libro e per continuare a sostenerlo nel suo viaggio irriverente all’interno della società.
Il dialogo tra l’avvocato e l’insegnante è dissacratorio e non poteva essere altrimenti vista la lucida e disincantata visione della realtà di Carlini. L’autore racconta senza filtri le morali politicamente scorrette sul confine tra il bene e il male che si celano dietro le favole che si narrano ai bambini. Lui stesso le legge sempre a suo figlio Giulio di 5 anni, senza però svelargli la sua visione pessimista del mondo che lascia poche speranze. L’unica soluzione sembra quella di imparare a non prendersi troppo sul serio, recuperando la dimensione del gioco per tornare a ridere di noi stessi. Le favole diventano quindi, come si legge nell’introduzione di Boari, “un modo come un altro per dire basta ai travestimenti inutili, spogliarsi e ridere disincantati anche della nostra abituale stupidità, tanto inutile quanto spossante”.
Durante l’incontro, dato che l’autore si dimostra un po’ restio a rispondere alle domande di Boari, c’è tempo per leggere due favole emblematiche: Il gatto con gli stivali e I vestiti nuovi dell’imperatore. Nella prima, il gatto viene definito come un “faccendiere, imbonitore e ruffiano, truffatore di professione che crea, dietro lauta ricompensa, una realtà che non esiste, a totale vantaggio suo e del suo datore di lavoro”. La morale? “Se non hai scrupoli, se sei abile a spacciarti per quello che non sei o a ingannare chi ti è vicino, il mondo è nelle tue mani”.
Ancora più rappresentativa la fiaba danese di Andersen: “È una favola terribile – spiega Carlini – che presenta una carrellata di emblematici esempi della peggiore umanità dove tutti indossano una maschera e nessuno dice la verità al re, facendolo sfilare in mutande per le vie della città. La morale non è che ‘il re è nudo’ ma che ‘il re è solo’. Ed è una condizione che ci accomuna tutti: quando abbiamo bisogno di conoscere la verità, nessuno ce la verrà a dire”.
Parole forti e critiche dure alla massa, quindi, definita “la peggiore concentrazione di schifo che si possa raggiungere”. Qualcuno sorride, forse è davvero l’amara verità. Ma magari non tutto è perduto: tra le righe delle 120 pagine del libro, infatti, si nasconde un invito velato a togliersi la maschera, per non nascondere più se stessi e la verità. L’ultimo invito di Francesca Boari, invece, è quello di tenere il libro sul comodino e leggerlo prima di andare a dormire, come memento per imparare a ridere, amaramente, del nostro mondo.
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