È una storia di terribili violenze in famiglia, ripetute giorno dopo giorno nel corso degli ultimi due anni, quella che ha portato alla condanna a due anni di reclusione per S.G., il 45enne di origini palermitane arrestato dai carabinieri di Ferrara dopo la sua ennesima esplosione di rabbia verso la moglie e il figliastro, di appena 8 anni. Una esplosione di rabbia che nei giorni scorsi ha portato al ricovero all’ospedale Sant’Anna del bambino e di sua madre, vittime delle botte e della violenza di quel compagno che da anni ha reso le loro vite un incubo costante.
La vicenda è emersa in tutta la sua drammaticità durante il processo per direttissima del 45enne, il cui avvocato d’ufficio ha chiesto il patteggiamento riconoscendo le responsabilità innegabili del suo assistito. Ma arrivare a questa sentenza è stato un lungo calvario. Infatti solo dopo una ventina di accessi al pronto soccorso la donna, più volte ricoverata per lividi e lesioni di vario tipo, ha deciso di denunciare il compagno. Una decisione sofferta e resa possibile sia dallo staff del Sant’Anna – la cui direzione ieri ha anche provveduto a segnalare il caso a tutte le autorità competenti, comprese quelle per la tutela dei minori -, sia dalla disponibilità di uno studio legale ferrarese, che ha deciso di assistere gratuitamente la donna come parte civile, chiedendoci però di non essere nominato nell’articolo “perchè non sarebbe giusto farci pubblicità con queste vicende drammatiche”.
La storia che si è delineata in tribunale ha confermato le peggiori ipotesi degli inquirenti: l’uomo ha malmenato i suoi familiari in più occasioni, contando sul costante silenzio della sua compagna. Che pochi giorni fa si è presentata al pronto soccorso con un braccio fratturato e il figlio ricoperto di lividi ed echimosi su tutto il corpo. Il palermitano n tribunale non ha potuto fare altro che riconoscere le proprie responsabilità, ottenendo così una riduzione della pena in patteggiamento e una condanna finale di due anni di arresti da trascorrere in una comunità (inizialmente erano stati disposti gli arresti domiciliari da trascorrere nell’abitazione dove vive la famiglia, ma il provvedimento è stato rettificato nel corso della mattinata).
Ma mentre si conclude – almeno per il momento – il lungo calvario della moglie e di suo figlio, spuntano fuori altri inquietanti elementi sul passato dell’imputato. Come il procedimento in corso a suo carico per violenza sessuale su minore, nato dalla denuncia dell’altra figlia della donna, una ragazzina di 16 anni che dall’estate scorsa è ospite di una comunità protetta. La giovane si presentò al pronto soccorso in agosto e parlò al personale del Sant’Anna delle continue violenze sessuali a cui sarebbe stata sottoposta dal patrigno. La madre all’epoca non denunciò nulla, ma nella vicenda intervennero i servizi sociali per togliere alla coppia l’affidamento dell’adolescente e trasferirla in un luogo sicuro. Almeno fino a quando non verrà fatta completa luce sui trascorsi di quel patrigno che oggi ha ricevuto la sua prima condanna per le botte alla moglie e al figliastro. Il bambino – riferiscono i legali che lo assistono assieme alla madre – porta già segni evidenti della sofferenza vissuta tra le mura domestiche. Sia nel fisico, descritto come esile e indebolito, sia soprattutto a livello psicologico, dove il costante timore verso il prossimo è sintomo evidente dei tanti, troppi traumi vissuti in famiglia.