Copparo. Ricevevano vecchie armi da fuoco dai privati per farle rottamare come previsto dalla legge, ma invece di avviarle verso lo smaltimento le regalavano a due amici. Due carabinieri che prestavano servizio nella caserma di Copparo, l’ex comandante Francesco Dagosciu (ora in pensione) e l’ex addetto alle armi Franco Trevisanellio, sono stati condannati dal tribunale di Ferrara per il reato di falso ideologico, insieme a uno dei conoscenti, il titolare del ristorante Spiga d’Oro Daniele Bressan, che aveva ricevuto in dono 17 pezzi tra pistole e fucili. Assolto invece l’ex capo sicurezza della Berco Antonio Migliozzi, che ricevette due armi dai militari.
Il processo, nato grazie a una segnalazione anonima giunta in procura, vedeva i carabinieri alla sbarra per peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico. La procura infatti contestava loro sia la procedura non troppo trasparente con cui erano stati effettuati i passaggi di proprietà, sia gli eventuali vantaggi personali che i militari avrebbero ricevuto in cambio, ad esempio un trattamento di favore per il comandante della compagnia copparese quando si recava al ristorante di Bressan. Tra queste accuse però solo il falso ideologico in atti pubblici ha trovato fondamento per il tribunale di Ferrara, che ha tuttavia riqualificato l’imputazione da “falsità commessa da pubblico ufficiale” a “falsità commessa da privato”. I due militari, in sostanza, non hanno commesso il reato in qualità di carabinieri, ma come comunu cittadini.
L’assoluzione è arrivata per il reato più grave ipotizzato dalla procura: il peculato. Un punto sul quale hanno insistito molto durante le arringhe gli avvocati dei due carabinieri Alessandro Veronesi e Massimo Bissi, sostenendo che in nessun caso era ipotizzabile un danno patrimoniale alla pubblica amministrazione, ma anzi tuttalpiù un risparmio visto che nessun ente pubblico dovette sostenere gli oneri per lo smaltimento. E per quanto riguarda Migliozzi, l’avvocato Alberto Bova ha fatto notare come il valore delle armi fosse addirittura “negativo”, nel senso che per il ristoratore fu più onerosa la riparazione delle armi rispetto a quanto gli sarebbe potuta fruttare la vendita.
La decisione dei giudici Marini, Attinà e Testoni ha ammorbidito considerevolmente le pene finali, che dai 2 anni e mezzo per Degosciu e i 2 anni e 2 mesi per Trevisanello e Bressan richiesti dal pm Nicola Proto, sono passate a 9 mesi per l’ex comandante della compagnia e 7 mesi per l’appuntato e il ristoratore. Pene a cui si aggiungono la confisca e la rottamazione delle armi e l’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Per quanto riguarda Migliozzi, anche la procura aveva chiesto l’assoluzione.