
Frej Bahri
Assaltarono un minimarket in Corso Porta Po per tentare – senza successo – una rapina feroce e selvaggia. Una rapina durante la quale ferirono gravemente sia il titolare del negozio, preso a pugni e sfregiato al viso con una lama, sia in particolare un cliente giunto in suo soccorso, che trascorse alcuni giorni in coma dopo essere stato colpito da due violentissime bottigliate in testa. Un fatto di cronaca nera che scosse non poco la città e che portò all’arresto in tempi rapidissimi dei tre responsabili: due ragazzi tunisini di 22 anni, Beshir Nefzi e Walid Bahri, e lo zio di quest’ultimo, il 35enne Frej Bahri.
Ieri mattina nel tribunale di Ferrara si è aperto il processo conclusivo della vicenda, che segue le condanne in rito abbreviato a quattro anni e quattro mesi stabilite nell’ottobre scorso dal gup Monica Bighetti per i due 22enni. Frej Bahri ha scelto invece la strada del processo ordinario, deciso a dimostrare la propria innocenza davanti ai giudici del collegio. Anche se durante la prima udienza del dibattimento i testimoni chiamati in aula dalla procura – inclusi i clienti che quel giorno assisterono alla tentata rapina – hanno confermato quasi interamente l’impianto accusatorio nei suoi confronti.
I fatti al centro del processo avvennero il 14 agosto scorso, quando i due tunisini più giovani entrarono nel locale con il pretesto di comprare una lattina di birra. Ma, una volta arrivati davanti alla cassa, uno di loro estrasse un coltello, per poi colpire con uno schiaffo il titolare del negozio. I due giovani cercarono quindi di appropriarsi del contenuto della cassa, ma il negoziante bengalese cercò di fermarli dando il via a una colluttazione. Nel negozio era presente anche un suo amico, che cercò di dargli manforte ma crollò in terra, dopo aver ricevuto una bottigliata in testa da Nefzi, mentre il giovane Bahri si liberò per qualche secondo del titolare del negozio colpendolo al volto con la lama di un cutter.

Beshir Nefzi e Walid Bahri, già condannati in rito abbreviato
Fino a questo punto i fatti sono confermati dalla condanna dell’ottobre scorso, che ha confermato la ricostruzione della squadra mobile della polizia di Stato che si occupò delle indagini. Resta quindi da chiarire cosa accadde fuori dal negozio. I due giovani infatti scapparono fuori dal negozio e diedero una bottiglia in mano allo zio di Walid Bahri, Frej, dicendogli di colpire il negoziante che si era lanciato al loro inseguimento. Il titolare del minimarket infatti uscì dal negozio di corsa, raggiunto da un altro amico accorso per aiutarlo e che nel frattempo aveva allertato il 113. Videro Frej Bahri con la bottiglia in mano e riuscirono a immobilizzarlo, mentre i due giovani rapinatori si diedero alla fuga, venendo però individuati e catturati dalla squadra mobile qualche giorno dopo. Il tribunale dovrà quindi far luce sul ruolo di Bahri nella tentata rapina messa in atto dal nipote e dal suo amico: un episodio criminale ormai appurato e che costò assai caro al negoziante e al suo volenteroso cliente e amico accorso per difenderlo, che passò alcuni giorni in coma per l’emoraggia cerebrale provocata dalle due bottigliate.
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