16 Gennaio 2015
Reparti chiusi e posti letto in calo, mentre l'Anaao Assomed rivela anche il piano per 'spezzettare' l'Ausl

Sanità, tagli e macroaree: “Rischio di scomparire”

di Ruggero Veronese | 5 min

cona ingresso genericaCalano i posti letto nelle strutture ospedaliere pubbliche, aumentano in quelle private, mentre i medici del Sant’Anna hanno sostenuto anche nel 2014 75mila ore di straordinario non retribuite e la riorganizzazione della sanità regionale in macroaree rischia di relegare la provincia ferrarese a una posizione di irrilevanza decisionale. Non mancano insomma gli argomenti caldi all’ordine del giorno per Anaao Assomed, il sindacato dei dirigenti medici da tempo in rotta di collisione con le decisioni politiche e aziendali che ruotano attorno alla sanità pubblica. L’ultima, in ordine di tempo, riguarda l’ulteriore riduzione dei posti letto negli ospedali della provincia, che rischia di trasformare anche i piccoli focolai di febbre in situazioni di difficile gestione. Tanto che, secondo le testimonianze raccolte dal sindacato, in questi giorni non mancano pazienti ricoverati nei reparti più disparati a causa di semplici influenze stagionali.

È proprio da quest’ultima constatazione che partono le critiche del sindacato Anaao alle direzioni generali di Ausl e Sant’Anna. E in questo caso più delle parole contano i numeri: dal 2009 al 2014 in regione sono stati tagliati circa duemila posti letto (da 16mila a 14mila), dei quali 334 hanno riguardato Ferrara. Mentre nello stesso periodo quelli nelle cliniche private convenzionate sono saliti da 3.600 a 4.500. Complessivamente si contano 4,2 posti letto ogni mille abitanti ma, dopo l’ulteriore riduzione di mille unità che verrà attuata entro il 2016, scenderanno a 3,7, ovvero la soglia minima stabilita dal “Patto della Salute” concordato nella Conferenza Stato-Regioni. Al Sant’Anna, ospedale che punta alla definizione “di eccellenza” e noto anche per l’aumento di metratura in fase di realizzazione, i posti letto sono ora 720 (senza contare i tagli futuri), a fronte degli 860 previsti nei piani originari.

Siamo a un livello di completa saturazione – afferma Pierluigi Api, segretario provinciale Anaao Assomed – a causa della carenza di posti disponibili, ormai ridotti all’osso. Abbiamo dei letti messi in aggiunta in tutti i reparti perchè l’influenza si sta diffondendo, anche se il vero picco è previsto tra qualche settimana. Dalla direzione generale dicono che il problema è l’epidemia influenzale, ma la verità è che, nella situazione in cui siamo, anche un piccolo e banale quadro epidemico si trasforma in una difficoltà insormontabile”. Api si affida quasi un eufemismo, ma il suo pensiero traspare chiaramente: “Ovviamente parliamo di un quadro non ottimale, con pazienti che si trovano in reparti di appoggio pur presentando una patologia completamente diversa”. Una situazione che non riguarda solo i casi di influenza, dal momento che l’Anaao cita casi di patologie polmonari trattate in neurologia o di scompensi cardiaci in gastroenterologia. Il tutto mentre diversi reparti che dovevano trovare sede a Cona sono ancora chiusi non sono stati trasferiti: si pensi alla cancellazione delle unità operative di fisiopatologia respiratoria e diabetologia, all’accorpamento di neurologia e neurochirurgia, ai reparti attualmente chiusi (medicina interna, terapia subintensiva e l’hospice) o alle due sale operatorie attrezzate e mai utilizzate. Ma il caso più clamoroso è forse quello dell’ospedale di riabilitazione del Pellegrino, che costa onerosi canoni di affitto e sarebbe dovuto essere inglobato nel nuovo nosocomio: “Il direttore generale si era impegnato che l’ospedale del Pellegrino rientrasse a Cona entro il dicembre 2014 – afferma Api -, ma ad oggi siamo ancora in quella sede, che ci costa 4,5 milioni di euro all’anno”.

anaao

Pierluigi Api, segretario Anaao Assomed

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: è in atto un processo per ‘depotenziare’ la sanità pubblica a vantaggio di quella privata? Api non spinge fino a questo punto le sue conclusioni, anche se gli effetti reali sembrano andare in questa direzione. “La volontà – afferma il segretario Anaao Assomed – non può essere quella di spingere tutto verso il privato, ma è anche vero che, se si tagliano i posti letto e non si potenziano le strutture, da qualche parte i pazienti dovranno pur andare”.

E a proposito di decisioni politiche, una lunga parentesi finale riguarda la riorganizzazione in macroaree, che potrebbe determinare tutti gli scenari futuri. L’Emilia-Romagna, in base alle delibere regionali del 2011, è già stata divisa in tre aree vaste (che non corrispondono necessariamente alle macroaree, che riguardano solo la sanità): Emilia Nord (Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena), Romagna (Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini) ed Emilia Centrale (Ferrara, Bologna e Imola). L’ottimizzazione a cui punta il processo in corso mira all’unificazione delle Usl delle varie province in modo da ridurne il numero a tre, una per ogni area, mentre le aziende ospedaliere continueranno a esistere senza modifiche. “Saremmo favorevoli a questa ipotesi – afferma Api -: ci permetterebbe di confrontarci con Bologna e Imola”. E allora dov’è l’inghippo? Nel rischio, secondo il sindacato, di vedere l’Usl di Ferrara ‘spezzettata’ in due diverse macroaree: la zona del Delta con le province romagnole, il resto del territorio con Bologna e Imola. Facendo così scomparire la rilevanza e ‘il peso’ decisionale della nostra provincia. “Abbiamo ricevuto un’informazione da una fonte che giudichiamo molto attendibile – rivela il segretario Assomed – secondo cui questa ipotesi di lavoro sarebbe già in uno stadio avanzato. Sarebbe la distruzione della nostra sanità perchè un contro è fare un blocco unico con Ferrara, Cento e il Delta, ma dividerci equivale a scomparire. Quindi chiediamo alle forze politiche: state davvero lavorando a questa ipotesi? E, in caso contrario, l’obiettivo è quello di formare un’unica Asl per l’Emilia centrale?”. Ma che l’Anaao riceva una risposta o meno, forse per fugare ogni dubbio basterà aspettare un paio di mesi: “Ricordiamoci che gli incarichi dei due direttori generali di Sant’Anna e Ausl (Gabriele Rinaldi e Paolo Saltari, ndr) sono stati prorogati fino a marzo, ma entro quella data dovranno entrambi sapere cosa andranno a fare”.

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