Politica
14 Dicembre 2014
Il ministro ai beni culturali all’inaugurazione della mostra Lampi Sublimi: "Bisogna riabituare gli italiani a vedere la bellezza"

Franceschini, la riforma della cultura parte dagli italiani

di Ruggero Veronese | 4 min

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Il ministro Dario Franceschini assieme al sindaco Tiziano Tagliani

Il ministro Dario Franceschini assieme al sindaco Tiziano Tagliani

di Anja Rossi

“In Italia c’è da fare prima un lavoro di educazione”. Queste le parole del ministro Dario Franceschini, in visita alla Pinacoteca nazionale di Ferrara per la presentazione della mostra Lampi Sublimi. Il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, oltre a partecipare alla discussione sulla mostra delle opere provenienti dalla chiesa carmelitana di San Paolo, chiusa da tempo dopo il sisma e oggetto di restauro, ha fatto il punto su alcune riforme necessarie legate al mondo della cultura in Italia.

Per Franceschini è da ripensare una qualificazione e promozione delle mostre permanenti, spesso messe in secondo piano rispetto a quelle temporanee. Il ministro cita un esempio ferrarese, quello del museo permanente Boldini, che in seguito al terremoto fu spostato al Palazzo dei Diamanti e ottenne un incremento fortissimo di visite, dai 10 mila visitatori annui a 100 mila in soli tre mesi. Per il ministro bisogna dunque “riabituare gli italiani a vedere la bellezza che li circonda e che non vedono più, e questa l’operazione più difficile. Riabituare ad amare il patrimonio, a difenderlo, e capire che può essere un modo di ricrescita per il Paese. C’è di fondo un problema di educazione alla cultura, che è stata troppo spesso trascurata”.

Il ministro tira in ballo anche l’impegno del Governo di reintrodurre la materia di storia dell’arte nelle scuole italiane. “Io non vorrei che venisse reinserita e studiata, però, come la studiavamo noi, ovvero come un’ora considerata accessoria. Bisognerebbe riuscire a spiegare ai ragazzi che è difficile studiare storia della letteratura italiana senza studiare storia dell’arte perché sono due pezzi della stessa identica materia, due linguaggi per spiegare l’Italia. Questa è la riforma che dobbiamo fare, questa è la riforma del ministero che è operativa da un paio di giorni”. Franceschini sottolinea anche la previsione di una “nuova direzione generale, che non c’è mai stata, e che ha come missione l’educazione e la ricerca. Bisogna fare questo lavoro profondo di formazione di futuri sovraintendenti, curatori e direttori di musei e soprattutto di riavvicinare, cominciando dalle scuole, ad abituare ad amare, vedere, conoscere il proprio patrimonio. Gli italiani – continua il ministro, con una nota critica – vivono questa strana contraddizione per cui, quando girano per il mondo cercano un turismo culturale, mentre quando sono nelle loro città spesso distrattamente non vedono quello che hanno intorno”.

unnamed (12)Franceschini continua portando ad esempio l’intesa con il Miur, firmata per attuare una serie di lavori, tra cui l’esperimento di portare il restauro delle opere d’arte direttamente nelle scuole, come è accaduto per un’opera di Giordano in restauro presso un liceo di Roma. “Nella capitale, dove molte scuole sono occupate – spiega Franceschini – i ragazzi coinvolti nel restauro rinunciano all’occupazione perché capiscono l’importanza del lavoro che hanno tra le mani. Attraverso percorsi del genere possiamo fare un lavoro di educazione”.

Il ministro affronta poi il tema della nuova politica tariffaria dei musei statali, che da luglio sono a pagamento anche per gli over 65 e gli under 25, introducendo però la prima domenica del mese con entrata gratuita. “Le file sono dappertutto, i numeri di questi mesi dimostrano che sono aumentati in modo molto consistente gli incassi, circa il 10%. A fine anno, quindi valutando un arco di sei mesi, sarà una cifra molto consistente per le casse dello Stato, quasi 10 milioni di euro di maggiori incassi. Sono aumentati i visitatori, penso che potremmo sfiorare il milione in più da luglio a dicembre, e soprattutto sono aumentati i visitatori che hanno beneficiato l’entrata ai musei a titolo gratuito la prima domenica del mese”. Questi dati per il ministro sono però secondari rispetto a un dato più rilevante, ovvero che le domeniche di novembre e dicembre hanno avuto più afflusso rispetto ai periodi in cui le città d’arte sono invase da turisti. “Ciò vuol dire che sono i cittadini e sono le famiglie che ci vanno, entrando anche gratis, a visitare e a scoprire i musei. La domenica di dicembre ha battuto il numero di visitatori rispetto a quelli delle domeniche precedenti e ciò vuol dire che c’è la volontà da parte della cittadinanza di riscoprire il patrimonio della propria città. Un riavvicinamento degli italiani alla cultura è un lavoro lungo, difficoltoso, i cui frutti si vedranno nel tempo, ma è quello che dobbiamo fare insieme, e anche questa mostra ferrarese ci aiuterà ad andare in quella direzione”.

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