Ferrara in Jazz, al Torrione il Robert Bonisolo Quartet
Venerdì 3 aprile, alle 21.30, sul palco salirà il Robert Bonisolo Quartet, formazione che riunisce quattro musicisti di grande esperienza e sensibilità
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Oggi giovedì 2 aprile, alle 16:30, presso l’istituto di Storia Contemporanea, si terrà la conferenza "Italiane d’Oltremare", tenuta da Federica Colomo
La mostra 'Gianfranco Goberti. La magia della pittura', allestita nelle sale del piano nobile del Castello Estense di Ferrara, sarà visitabile fino a lunedì 29 giugno 2026
Giovedì 9 aprile, all'Accademia delle Scienze, conferenza di Alessandro Bondesan "Le terre e le acque si muovono. Passato e possibile futuro del territorio ferrarese nel suo rapporto con i cambiamenti climatici"
Sarà presentato venerdì 3 aprile alle 17, nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, Il consumo della felicità, il nuovo libro di poesie di Riccardo Carli Ballola
Massimo Cacciari e Marco Bertozzi hanno inaugurato ieri la XVII Settimana di alti studi rinascimentali, dal titolo “La melencolia di Albrecht Dürer cinquecento anni dopo (1514-2014)”. Nella cornice del salone dei Mesi del palazzo Schifanoia, il filosofo veneziano e il direttore onorario dell’istituto di studi Rinascimentali di Ferrara si sono confrontati sulla ricchezza espressiva e simbolica presente nella famosa incisione di Dürer, che dopo 500 anni è ancora punto di confronto tra studiosi.
Ad inaugurare la settimana di studi era presente anche il vice sindaco Massimo Maisto, che ha sottolineato il difficile percorso di trasformazione dell’istituto di studi Rinascimentali, ora confluito all’interno dei musei di arte Antica di Ferrara. “Al contrario di molti musei che in questo periodo chiudono – ha sottolineato Maisto – ora abbiamo una continuità assicurata dal lavoro di Marco Bertozzi, che permetterà all’istituto di aumentare la propensione allo studio e alla ricerca. Il lavoro dei prossimi tre giorni va in questa direzione”.
Lo studio de La melencolia di Albrecht Dürer interroga da secoli gli studiosi sotto molti campi: dall’arte alla psicologia, dalla medicina all’astrologia. Bertozzi, nell’analizzare l’opera, valorizza le nozioni date soprattutto da quest’ultima disciplina, individuando nella figura l’animo saturnino temperato da giove attraverso il quadrato magico posto sopra di lui. È la congiunzione planetaria tra Giove e Saturno vista nella visione umanistica rinascimentale, il genio pensieroso all’opera codificato da Warburg. È una figura in equilibrio tra depressione saturnica e vita gioviale, congiunta nel segno della Bilancia. Ciò dà vita a una melanconia generosa, come quella che caratterizzò Augusto e molti altri uomini di genio. Una figura generosa che torna in società per offrire a tutti i frutti del suo meditare”.
Se per Marco Bertozzi è la polarità tra l’impulso creativo e la depressione del genio a caratterizzare l’opera di Dürer, per Massimo Cacciari l’incisione del grande maestro è da esaminare in ben altri termini, partendo nell’analisi dalla stella cometa che “è un segno, perché decide la continuità dei tempi o vi pone fine”. Per il filosofo, infatti, la cometa indica “in quel momento politico, culturale e religioso, qualcosa che inizia e qualcosa che finisce”. Cacciari analizza in seguito la figura, che è alata. “È dunque un artista demiurgo. Ha un libro serrato, inutile oramai, come quel compasso che tiene nella mano inerte”. Tutti gli strumenti sono ancora buoni e utilizzabili, ma non più da quella figura e in quel momento storico.
Per Cacciari, ciò che si cela dietro la famosa opera di Dürer è dunque l’aver descritto il cambiamento di un’epoca, segnata dalla cometa sullo sfondo. “Un ordine passato si va compiendo, è già compiuto. Ora è possibile superare questo momento di crisi, depressivo, e rinascere. È il momento di lasciare spazio a quel bambino, anch’esso alato, che dovrà salire la scala a sette pioli per compiere la sua opera. Con La Melencolia, dunque, si chiude col passato e si entra nell’età moderna”.
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