Cronaca
5 Dicembre 2014
Anche un ferrarese tra gli oltre 100 indagati per il download di materiale proibito, filmato 'artigianalmente' dagli stessi protagonisti

Tra turismo sessuale e business: a processo per pedopornografia

di Ruggero Veronese | 2 min

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00014287-originalUn’indagine partita da Catania e giunta fino in Germania, che ha ‘rastrellato’ al suo passaggio centinaia di arresti e di persone denunciate che dovranno fare i conti con i tribunali delle proprie città. Anche a Ferrara, dove un 34enne dovrà rispondere dell’accusa che coinvolge tutte gli indagati dell’operazione “Strike” condotta dalla polizia postale siciliana: detenzione di materiale pedopornografico.

Sono migliaia infatti i video e le fotografie in formato digitale acquisite dagli inquirenti a partire dal giugno del 2012, quando mezza Italia fu coinvolta dall’ondata di sequestri di computer e hard disk sospetti. L’indagine della procura catanese si era concentrata su un sito tedesco, in cui compariva una sezione dal titolo assai esplicito: “teen group”. Un sito che in due mesi aveva ottenuto 44mila accessi, dai quali era partita la capillare ricostruzione di tracciati e indirizzi ip da parte della polizia postale, che nel giro di poche settimane arrestò otto persone provenienti da Siracusa, Napoli, Firenze, Massa Carrara, Modena e Bolzano. Nulla però in confronto alla mole di indagati: ben 110 sparsi su tutta la penisola, tra i quali appunto il ferrarese ora a giudizio, difeso dall’avvocato Alex De Anna.

Dopo l’avvio del procedimento, il processo entrerà nel vivo durante le prossime udienze, quando verranno sentiti testimoni e consulenti delle varie parti, che illustreranno più nel dettaglio il contenuto del materiale trovato nel computer del 34enne e le sue modalità di acquisizione. Per quanto riguarda l’inchiesta nazionale è noto però che alcuni video artigianali (tra i 200 sequestrati) rientrerebbero nella agghiacciante categoria che unisce pedopornografia a sfruttamento di situazioni di povertà, con filmati da 180 minuti che ritraggono bambini thailandesi costretti ad atti sessuali con adulti. Un vero e proprio connubio tra turismo sessuale e business, dal momento che gli stessi ‘protagonisti’ dei video, al proprio rientro in Italia, ne tentavano la commercializzazione sui canali specializzati della rete.

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