“Riccardo Magherini (2014) Federico Aldrovandi (2005), Stefano Cucchi (2009), Riccardo Rasman (2006), Giuseppe Uva (2008)”. Una lunga lista che si trascina con nomi e cognomi fino al 1962: sono i ‘morti di Stato’, le persone morte in circostanze spesso poco chiare mentre erano rinchiusi in carcere o si trovavano a che fare con le forze di polizia. E l’elenco delle vittime compare nel luogo più inaspettato: nel sito del Sappe, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, ‘bucato’ e oscurato nel weekend per diverse ore dagli hacker di Anonymus che hanno messo online anche una cospicua quantità di e-mail, contatti, password e altro materiale riservato.
“Dopo giorni d’indagine – è il messaggio di Anonymus che compariva sul sito del Sappe – siamo riusciti di nuovo nell’impresa di violare i database di svariati corpi di forze dell’ordine.Violati i database della polizia penitenziaria: pubblicate centinaia di dati personali, emails, allegati. Nulla risarcirà il dolore dei familiari delle vittime di stato, tuttavia con questa azione Anonymous li stringe metaforicamente a sé cercando almeno di costringere le forze dell’ordine, pecore sanguinarie in divisa alla trasparenza. Invitiamo, come nostra consuetudine, ogni utente della rete a scaricare ed a leggere di persona il materiale riportato con questa operazione”. Un’azione di protesta contro le forze dell’ordine, in particolare quelle addette agli istituti penitenziari, motivata dall’elevatissimo numero di morti nelle carceri italiane: quasi 1000 dal 2002 al 2012, dei quali Anonymus fornisce una ‘mappatura’ precisa sul proprio blog ufficiale. “Per la precisione – scrive il collettivo di hacker – 518 sono i suicidi (56%), 183 (20%) sono le morti per malattia,177 (19%) sono le morti in carcere per le quali vi sono indagini in corso. Si aggiungono le 26 morti in carcere per overdose e gli 11 omicidi. Per un totale di 915 detenuti morti dal 2002 al 2012. Tale conteggio non comprende le morti in questura , C.I.E., arresti domiciliari”. Nei numeri dei morti in carcere, per quanto riguarda Ferrara, compare il nome del 38enne Antonio Apicella, deceduto in via Arginone il 28 dicembre 2008 “per cause – scrive Anonymus – da accertare”.
Non è la prima volta che il collettivo di hacker si rende protagonista di atti di protesta contro le forze dell’ordine: il precedente più clamoroso accadde dopo il noto sit-in del sindacato di polizia Coisp sotto alla sede del Comune, dove lavora la madre di Patrizia Aldrovandi (con tanto di lite tra il sindaco Tiziano Tagliani e l’europarlamentare Potito Salatto che partecipava alla manifestazione). Pochi giorni dopo, aprendo il sito del sindacato compariva il messaggio “tango down” del collettivo Anonymus, che aveva oscurato il sito per protestare contro un sit che manifestava “solidarietà verso mani colpevoli e sporche di sangue innocente. Insabbiate la verità, sprezzanti di una madre orfana di un figlio rendendovi complici di una sanguinosa mattanza e di un dolore che non può essere sopito”.
Nel tornare alla carica contro il sito del Sappe, la protesta di Anonymus contiene anche tre proposte per combattere il fenomeno ddei morti di Stato: “Una legge contro la tortura da parte delle forze dell’ordine, che tuteli, al contrario di quanto avviene oggi, chi si trovi sotto la custodia degli agenti”, “Una continua video sorveglianza nelle questure e nelle carceri al fine di garantire la tutela delle persone detenute o sotto la custodia degli agenti, anche a causa del gran numero di “suicidi” nelle carceri” e “leggi che permettano di espellere dalle forze dell’ordine e di punire adeguatamente chi tra gli agenti si sia macchiato di maltrattamenti, percosse o molestie contro persone in stato di fermo, arresto o comunque sotto custodia”.
Non si è fatta attendere la risposta del segretario generale del Sappe, Donato Capece, che ai cronisti de Il Tempo ha parlato di “attacco assurdo e ingiustificato, un lungo sproloquio su eventi drammatici che vengono strumentalizzati”, affermando che gli hacker di Anonymus “si badano bene dal dire che negli ultimi 20 anni la polizia penitenziaria ha sventato oltre 17mila suicidi di detenuti e sono intervenuti tempestivamente negli oltre 125mila atti di autolesionismo dei detenuti dietro le sbarre”.
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