- (foto di Francesco Fantini)
L’intensità del suo sguardo ricorda quello della ragazza afgana sulla copertina più famosa della rivista National Geographic. Però è un’altra ragazza in un altro campo profughi di un’altra guerra. È forse questa l’immagine più significativa della mostra fotografica “Rifugiati nel racconto” che rivela le storie di profughi siriani in Giordania e in Libano, esposta a palazzo Renata di Francia di via Savonarola 9 dal 13 al 28 novembre. La ragazza dallo sguardo profondo e dal sorriso dolce che infonde speranza in una realtà fatta di violenza e di miseria, è stata fotografata da Francesco Fantini che, insieme a Federico Dessì ed Emilie Luciani, ha allestito questa esposizione all’interno del progetto “Focus On Syria”. La mostra – organizzata da Ivana Abrignani per la serie di eventi “Oltre la frontiera” – si compone di foto e testi, il cui contenuto è il frutto di due mesi di lavoro sul campo tra dicembre 2012 e gennaio 2013, per portare l’attenzione del pubblico sulla situazione dei civili siriani in fuga dal conflitto, attraverso i loro racconti e le loro voci. Gli autori hanno realizzato un reportage fotografico e 56 interviste approfondite con siriani di differente classe sociale, provenienza, religione e opinione politica, attualmente rifugiati nelle principali aree di rifugio in Libano (Valle della Bekaa, Akkar, Tripoli e Beirut) e in Giordania (Irbid, Ramtha, Mafraq, Zarqa, Amman e il campo di Zaatari).
Gli scatti mostrano ritratti individuali e di gruppo, scene di vita quotidiana, campi di rifugiati, distribuzioni di aiuti, offerta di servizi sanitari ed educativi, creando un punto di incontro tra ognuno di noi e gli uomini, le donne e i bambini rifugiati perché le loro storie potrebbero essere le nostre. Una vita in bianco e nero che rimane pressoché sconosciuta all’opinione pubblica dato che i mass media si sono concentrati sugli aspetti politici e militari del conflitto dedicando poco spazio al suo impatto sulla popolazione civile. Eppure, oltre due anni dopo l’inizio della crisi siriana, la situazione umanitaria in Siria e nei paesi vicini continua a peggiorare. I numeri sono devastanti: più di 200mila vittime del conflitto, più di 10milioni di persone bisognose di aiuto, più di 6mila sfollati in Siria, più di 3 milioni di rifugiati nella regione. La mostra mette in luce sia la situazione della popolazione civile in Siria che la situazione dei rifugiati in Giordania e in Libano, entrambe al limite dell’umano.
“Le immagini che ho fatto – spiega Fantini – non vogliono rappresentare la realtà ma rendere possibile l’esistenza, descrivere la sofferenza passata, cercare di rendere credibile l’innaturale, raccontando una storia vera in maniera incredibile. I rifugiati vivono in tende e prefabbricati spesso non riscaldati, patiscono il freddo, fanno lunghe file d’attesa per il pane e altri beni di prima necessità. Nel campo c’è sicurezza ma c’è anche povertà e disperazione, è una vita da campo di rifugiati. La gente vive nell’illusione di poter tornare in Siria perché è lì che si sente a casa, ma nel loro paese la situazione è anche peggiore: la popolazione civile in Siria è vittima di bombardamenti d’artiglieria e d’aviazione, attentati, arresti, torture, esecuzioni sommarie e rapimento. I rifugiati sono scappati perché non poteva esserci nessuna felicità all’interno di una realtà di violenza totale e di miseria”. Tutti i rifugiati chiedevano agli autori della mostra: “dove siete mentre tutto viene distrutto, quando muoiono migliaia di persone, perché non dite niente, perché permettere tutto questo?”. Nessuno sa, può, e vuole rispondere e allora torna alla mente il discorso di Martin Luther King: “Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri amici ma il silenzio dei nostri amici”.
La mostra si inserisce in un progetto più ampio, denominato “Oltre la Frontiera”, da un’idea di Ivana Abrignani che il Cdg ha organizzato in collaborazione con Udi e Cdd, per celebrare la giornata europea contro la tratta di persone , 18 ottobre, e quella internazionale contro la violenza alle donne, 25 novembre. Si tratta di una mostra itinerante che viene allestita in diverse città italiane ed europee e gli autori sono disponibili a creare dei partenariati con associazioni, ong ed enti locali per esporla in altre città e paesi. A Ferrara, “Rifugiati nel racconto” sarà esposta fino al 28 novembre, con ingresso libero, ed orario dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.
Federico Dessì ha diversi anni di esperienza nel coordinamento di programmi umanitari con varie organizzazioni non governative. Ha una buona conoscenza della Siria e del Medio Oriente, in cui vive e lavora dal 2010, e un’ottima conoscenza dell’arabo. Federico si è occupato delle interviste sul campo, della scrittura dei testi e del coordinamento del progetto.
Francesco Fantini è fotogiornalista professionista da oltre 30 anni. Ha realizzato numerosi reportage sociali in collaborazione con il mondo delle organizzazioni umanitarie, pubblicato diversi libri e organizzato molte mostre fotografiche itineranti. Tra gli ultimi riconoscimenti ricevuti terzo premio al Nikon Photo Contest International e e premio Bachelet per l’impegno sociale. Francesco si è occupato di tutta la parte grafica.
Emilie Luciani ha esperienza di lavoro sia nel settore privato, sia nel coordinamento di progetti di sviluppo e di assistenza umanitaria. Ha vissuto e lavorato in Siria per tre anni fino all’autunno del 2012, parla molto bene l’arabo e ha un’ottima conoscenza della regione. Emile, come Federico, si è occupata delle interviste sul campo, della scrittura dei testi e del coordinamento del progetto.







