Dieci furti in abitazione nel peridio tra marzo e luglio 2014, quattro a Ferrara, una a Vicenza e e cinque nella provincia di Padova per i quali sono stati arrestati e un’indagine ancora in corso per altri sei in appartamento.
In manette tre cittadini georgiani – Luza Kvaratskheria, classe 1987, Avtandili Kervalishvili, classe 1958, detto “Il vecchio” e Giorgi Kokhreidze classe 1992 – tutti irregolari sul suolo italiano, arrestati dalla squadra mobile di Ferrara il 5 novembre dopo una complessa attività di indagine iniziata nel marzo scorso a seguito di un furto compiuto in un’abitazione a Ferrara dove hanno colpito nelle zone di Malborghetto, Borgo Punta e Giovanni XXIII. Tutti i furti sono stati commessi ai danni di abitazioni con porte blindate e con molta maestria: le vittime non si accorgevano dell’ammanco se non cercando gli oggetti o mettendo in ordine la casa. Infatti i tre non scardinavano le porte ma utilizzavano il metodo della “chiave bulgara”, una sorta di chiave passepartout che maneggiavano con molta abilità anche grazie all’esercizio compiuto utilizzando vari attrezzi (dai lucchetti a l das per fare i calchi delle chiavi) ritrovati durante la perquisizione nella casa in cui abitavano. I tre portavano via soprattutto gioielli in oro e argento, orologi, fotocamere digitali, computer e materiale informatico di valore.
La squadra mobile estense, dopo aver appreso dai colleghi di altri luoghi che le persone specializzate in tale tipologia di furti sono, di solito, di origine georgiana, hanno iniziato a setacciare accuratamente i luoghi dei furti e a raccogliere informazioni. Una donna ha segnalato la targa di una Punto grigio chiaro con a bordo tre persone sospette e da lì gli agenti sono risaliti alla proprietaria, una donna georgiana residente a Viterbo. Ma si trattava solo di un’intestazione fittizia come risultato anche dai controlli coordinati compiuti analizzando i filmati delle telecamere cittadine sui vari passaggi dell’automobile. Incrociando i dati con le varie segnalazioni effettuate e con i dati disponibili nei terminali della polizia, la squadra mobile ha appurato che la Punto risultava spesso in movimento nel nord Italia, soprattutto a Legnago (Verona). Collaborando con la polizia municipale e la squadra mobile di Verona, gli agenti di Ferrara sono poi riusciti a risalire a un contatto tra la macchina e un rivenditore di origini georgiane – risultato estraneo da qualsiasi indagine o irregolarità – dal quale si rifornivano di tanto in tanto.
I tre, che dimoravano in un elegante palazzo proprio a Legnago intestato ancora una volta a una loro connazionale in regola – sono stati posti sotto osservazione, scoprendo che utilizzavano anche un scooter Yamaha per le perlustrazioni e un’Audi A3 per le scorribande compiute anche nel ferrarese. Altro fattore fondamentale per l’indagine è stato il monitoraggio dei social network: “Il vecchio” aveva infatti pubblicato alcune sue foto con il proprio cane Dora, segnalato da alcuni testimoni dalle parti dei luoghi in cui venivano commessi i furti. L’uomo infatti faceva da palo portando a spasso il cane come diversivo e avvisando i ‘colleghi’ con una ricetrasmittente, cercando di dissimulare la propria attività ma senza sfuggire all’occhio vigile di qualche cittadino insospettito che ne aveva segnalato la presenza.
A giugno poi, grazie alle intercettazioni telefoniche, gli agenti della squadra mobile di Ferrara hanno appreso che i tre avevano intenzione di fare un colpo nella città estense e, al loro arrivo con l’A3, sono stati seguiti da Pontelagoscuro fino a Borgo Punta dove è stato simulato un controllo stradale durante il quale sono stati trovati in possesso di attrezzi atti allo scasso. Una mossa utile per identificarli tramite i passaporti e ancora più utile dopo, quando al telefono hanno detto che Ferrara non era più considerata una meta sicura, meglio Padova e Vicenza. Ma ormai il quadro era sufficientemente completo per chiedere la custodia cautelare dei tre, arrestati nella loro abitazione – dove è stata ritrovata una parte consistente della refurtiva – con l’accusa di furto aggravato continuato e in concorso. Ora la banda si trova nel carcere di Ferrara.
“Invitiamo i cittadini a presentarsi in questura per darci informazioni che potrebbero essere utili anche per altri casi di furto – afferma il dirigente della squadra mobile Andrea Crucianelli – o per verificare se tra gli oggetti ritrovati c’è qualcosa che gli appartiene”.
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