Politica
12 Novembre 2014
Il candidato di "Emilia-Romagna Popolare" a Ferrara per parlare del suo programma

Elezioni, Rondoni vuole una Regione più snella

di Daniele Oppo | 3 min

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IMG_20141112_125240290_HDRMeno burocrazia, più sostegno alle imprese private e più attenzione alla famiglia. Sono le parole d’ordine di Alessandro Rondoni, candidato presidente alle imminenti elezioni regionali per “Emilia Romagna Popolare” (Ncd e Udc), in visita a Ferrara nella sua tournée elettorale.

Rondoni – 54 anni, laureato in giurisprudenza, giornalista ed editore , ex candidato sindaco a Forlì nel 2009 e poi alle ultime europee – ha già chiaro cosa farebbe nei primi cento giorni in caso di vittoria: tanti tagli alla macchina burocratica e iniezione di liquidità alle imprese: “Il mio obiettivo è tagliare, a partire dalle sette torri della Regione, ne bastano molte meno – scherza, ma non troppo, Rondoni -. Meno società partecipate, meno enti di secondo livello, meno assessori, meno funzioni dirigenziali”. Tagli proposti anche nel settore terziario: “Bisogna ridurre le spese ma – sottolinea – senza ridurre i servizi: i soldi ci sono e sono quelli che arrivano dall’Europa: bisogna attrarre i miliardi di euro messi a disposizione con un sistema regionale che sia competitivo”.  Il segno più arriva invece quando si parla di imprese: “Subito 100 milioni di euro per la liquidità delle imprese che sono le uniche che possono creare lavoro, un tema sul quale concorda anche Bonaccini – che pare come l’unico interlocutore preso in considerazione dal candidato dei Popolari – e capacità di attrarre i fondi strutturali europei”. Il programma di Rondoni è di spiccato stampo liberale: “Bisogna togliere la cultura del sospetto sul privato, lo Stato deve fare da controllare ma non deve essere attore economico”, afferma, proponendo un modello diverso non solo di imprenditoria ma anche di sanità, ancora una volta più aperta alle prestazioni privatistiche “controllate e verificate dallo Stato”: “Bisogna rivedere il modello scelto dalla Regione – afferma – conservando anche il valore della prossimità dei servizi e delle strutture”.

Sempre in tema lavoro, Rondoni propone un “made in Emilia Romagna”, che si faccia forte delle peculiarità locali non presentate però come singolarità, bensì come appartenenti a un sistema unico, in grado di competere in Europa. Per farlo, spiega Rondoni, “dobbiamo connettere i territori, e dunque vanno sostenute tutte le opere che permettono i collegamenti”. Tradotto, è un deciso “sì alla Cispadana”. A fare da filo conduttore per tutti gli obiettivi c’è però – e dopo il sì alla Cispandana qualcuno potrebbe sollevare il sopracciglio – l’ambiente: “Bisogna investire nell’ambiente come volano dell’economia – afferma Rondoni -. Non nel senso di puntare sulla green economy, che ormai è superata, ma proprio di vederlo come motore di tutta l’economia: l’agricoltore presidia il territorio e chi fa turismo lo valorizza”, sintetizza.

Altro tema centrale è quello della famiglia: “Non voglio fare discorsi di tipo culturale, religiosi o etici, ognuno è libero di fare le proprie scelte da persona adulta – precisa -. Bisogna intervenire però sulla famiglia intesa come cellula base della società e soggetto attivo economico: siamo una regione con una bassa natalità e senza figli non c’è speranza, per questo servono politiche famigliari eque, con interventi diretti e un sistema di esenzioni, sgravi fiscali, riduzioni di tariffe e aliquote”.

Qualche parola infine sull’inchiesta ‘Spese pazze’ e – anche se non lo nomina mai direttamente – sulla campagna elettorale di Alan Fabbri: “La politica deve cambiare, mentre qualcuno urla e provoca andando nella direzione di una deriva estremista noi vogliamo recuperare la politica fatta dal basso per cambiare la Regione. Sulle vicende giudiziarie – conclude Rondoni – non mi pronuncio ma è evidente che mediaticamente e politicamente il danno c’è, anche per l’istituzione, per questo chiedo che qualcuno faccia un passo indietro”.

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