“Se ci sono state le minacce, il gesto va ovviamente condannato”. Hassan Samid, presidente dell’associazione Giovani Musulmani di Ferrara (che conta circa una trentina di iscritti) commenta quanto raccontato da Alan Fabbri, candidato alla presidenza della Regione che ieri, in un incontro a Poggio Renatico, ha rivelato di essere stato minacciato di morte e che per questo la sua abitazione è stata posta sotto sorveglianza dai carabinieri.
Samid – cittadino italo-marocchino attivo a Ferrara da diversi anni, sia nell’associazionismo che nel volontariato e con un percorso di studi legato alle tematiche dell’immigrazione del dialogo tra confessioni – condanna le minacce anche se non nasconde di aver capito poco dal racconto fatto da Fabbri: “La comunità non ha un senso di colpa perché le minacce, se sono arrivate, non sono giunte da essa. Prima ha detto che era stata la comunità islamica, poi che sono stati alcuni musulmani legati alla provincia di Ferrara, è un racconto un po’ confuso”. Anche sul fatto che la comunità esista o meno come soggetto riconosciuto Samid non lascia passare: “Anche se non esiste un organo di rappresentanza, la comunità islamica a Ferrara esiste eccome, anche nel comune in cui Fabbri fa il sindaco, così come a Ferrara, Portomaggiore e Cento. Dispiace vedere che forse sta strumentalizzando le minacce, ma d’altronde è tutto in linea con la campagna elettorale che sta facendo”.
Proprio questa è oggetto di altre critiche: “È imbarazzante, si aggrappa a qualsiasi cosa pur di costruire un puzzle di razzista. La cosa grave è che, come sempre, fa confusione, come quando parla di Rom e Sinti come se fossero un tutt’uno e fossero tutti immigrati, o come quando confonde i richiedenti asilo con chi in Italia ci vive da 30 anni. Ma – spiega Samid – anche quando i leghisti dicono che non vogliono i musulmani parlano come se si trattasse automaticamente di immigrati, mentre si sta parlando di una religione abbracciata anche da molti italiani, nati e cresciuti qui”.
Ancora sul tema immigrazione e Islam, Samid ricorda a Fabbri che “a Ferrara non è mai esistito un problema di ordine pubblico originato dai centri culturali islamici e sa benissimo, inoltre, che quando dice di voler liberare l’Emilia dagli immigrati dice una stupidaggine, anche se magari è una strategia che gli porta consensi dato che così trova qualcuno a cui dare tutte le colpe di un momento difficile come questo”