Economia e Lavoro
6 Novembre 2014
Sindacati e Acli contro la corposa riduzione dei finanziamenti prevista dal governo

“I tagli ai patronati vanno contro i più deboli”

di Daniele Oppo | 5 min

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Il cartello di protesta contro il Governo in un patronato Uil

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Sono durissimi i sindacati confederali e l’Acli nei confronti del Governo intenzionato a dare un corposa sforbiciata ai finanziamenti per i patronati. Si parla di un taglio di 150 milioni su 450 per il 2015 e una riduzione dell’aliquota sulla contribuzione generale che dal 2016 passerà dallo 0,226 percento allo 0,148 percento (-38%) per i finanziamenti che servono ad offrire un servizio universale di assistenza gratuito sulle domande previdenziali e assicurative. Per questo anche a Ferrara sono state proposte diverse iniziative di protesta.

Sindacati e Acli in rivolta. “La legge di Stabilità mortifica e mette in discussione un servizio che serve alle fasce più deboli, svolto gratuitamente per legge nei confronti di chiunque”. spiega Fabio Bottoni della segreteria generale della Cisl. Ancora più duro è Raffaele Atti, segretario generale della Cgil, che vede nei tagli una “misura punitiva nei confronti dei sindacati che va solo a discapito dei più deboli”.

Non c’è solo una questione di welfare in ballo, ma anche una più formale: “Quelli sono soldi dei lavoratori versati dal datore di lavoro specificamente previsti per il servizio di patronato istituito per legge, non sono nella disponibilità del ministero”, spiega il segretario Cgil. E anche sul fatto che le sforbiciate servano a portare un risparmio di spesa pubblica, Atti è piuttosto tranchant: “Non ci sarà nessun risparmio di spesa dato che la quota di contribuzione rimane inalterata, semplicemente il governo decide di tenersene una parte anziché darla ai patronati”. Così, avvisano i sindacati, si mette a rischio l’intera attività e anche i posti di lavoro di personale che, spiega Atti, “è molto competente, composto da persone che per diventare autonome ci mettono mediamente sei anni di attività e formazione data la complessità delle normative”.

Sincati-Acli-PatronatiSe Atti è duro, il segretario generale della Uil Massimo Zanirato fa ancora meglio: “Mettiamo in chiaro una cosa: il sindacato non guadagna coi patronati dato che per mantenerli attivi tutti le organizzazioni devono sborsare molti più soldi di quelli che ricevono con i soldi dei lavoratori dipendenti, questo per fornire un servizio gratuito per tutti, senza distinzioni e senza tessere”. Oltre al taglio, la legge finanziaria cambia anche i tempi e le modalità dei rimborsi: se fino ad ora i sindacati hanno ricevuto l’80% di quanto gli spettava subito e il 20% posticipato (sempre in base all’attività svolta accertata dall’Inps con verifiche annuali), nella legge di stabilità l’anticipo passa al 40%, con ulteriore aggravio per le spese da affrontare nelle more del rimborso: “C’è un esposizione con le banche perché nel frattempo dobbiamo continuare a garantire il servizio e bisogna che negli ultimi anni abbiamo anche fatto investimenti per adeguarci alle nuove procedure telematizzate”.

Il segretario generale Uil chiarisce in maniera più netta di quanto fatto da Atti la questione della ‘proprietà del finanziamento’: “Se il governo approva la finanziaria così com’è dovrebbe essere denunciato per appropriazione indebita perché quei 150 milioni non sono suoi ma dei lavoratori”. Zanirato punta decisamente il dito contro Matteo Renzi: “Vorrei dirgli che questi tagli non sono decisamente una cosa di sinistra, se vuole davvero punire i sindacati ci sono altre strade, così sta solo punendo la povera gente che non ha la possibilità di pagarsi un commercialista o un consulente per le domande con le quali può accedere ai propri diritti previdenziali o assicurativi”. Un servizio che, ribadisce Paolo Pastorello dell’Acli, “funziona come testimonia l’indice di gradimento delle prestazioni e che in questo sistema è diventato ormai insostituibile”.

La necessità dei patronati. Per chiarire quest’ultima affermazione bisogna affidarsi alla spiegazione fornita da Ennio Santolini del patronato Inca-Cgil: “Noi siamo l’interfaccia con le istituzioni come Inps, Inpdap e Inail che ormai hanno completamente telematizzato le proprie procedure. Noi abbiamo persone formate che riescono a individuare i diritti a cui possono avere accesso gli utenti, una cosa che l’Inps da sola non fa, e quando mandiamo i documenti all’istituto la procedura e già quasi completata grazie al nostro lavoro”. A supporto ci sono inoltre le parole di Tiziano Treu e Mauro Nori (commissario straordinario e direttore generale dell’Inps) rilasciate nell’audizione alla Camera: entrambi hanno sottolineato i danni dei tagli ipotizzati dal governo e come il servizio dei patronati sia necessario nella loro duplice funzione di pezzo del segmento del servizio pubblico e di controparte dell’ente previdenziale nella definizione della corretta prestazione. Qualcosa si muove anche tra le fila del Pd, 80 parlamentari hanno infatti firmato una lettera indirizzata al Governo affinché riveda le proprie decisioni, anche se, rileva Zanirato, “non ho ancora visto le firme dei parlamentari ferraresi (Alessandro Bratti e Maria Teresa Bertuzzi, ndr) che hanno detto di volerci aiutare”.

I numeri a Ferrara. Per capire la situazione forse possono aiutare un po’ di numeri (riferiti al 2013) forniti dai patronati Ce-Pa (Acli, Inca-Cgil-Inas-Cisl-Ital-Uil). Nella provincia di Ferrara sono attive 129 sedi in servizio per 102.312 ore all’anno che fruttano quasi 80mila pratiche. Di queste solo 14.316 sono soggette al finanziamento mentre le restanti 63.153 vengono ‘pagate’ con i soldi dei sindacati che si sono anche premurati di stabile convenzioni con avvocati e medici legali, necessari in molti casi per il disbrigo delle pratiche, mantenendo sempre gratuito il servizio. Inoltre, al contrario di quanto generalmente si pensa, “solo il 40% dei nostri utenti è composto da pensionati – spiega Pastorello dell’Acli -. Gli altri sono disoccupati, invalidi, lavoratori stagionali”.

Le iniziative di protesta. I sindacati protesteranno con una serie di iniziative a partire da giovedì mattina, quando, dalle 11, verrà fatto un presidio davanti alla prefettura (i rappresentanti verranno anche ricevuti dal prefetto). Si prosegue martedì 11 con un un altro presidio questa volta davanti alla sede provinciale dell’Inps e un incontro con la direzione dell’istituto. Sabato 15 sarà la “Giornata della tutela”, indetta a livello nazionale, con un gazebo in piazza Trento-Trieste. E se il governo non mostrerà di voler cambiare qualcosa – avvertono sia Zanirato che Atti – dopo il 15 novembre è possibile che i sindacati decidano di chiudere per qualche giorno i patronati, inviando delegazioni di utenti all’Inps.

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