
Sahid Belamel
Sono stati tutti condannati “gli indifferenti” imputati per l’omissione di soccorso nei confronti di Sahid Belamel, il giovane marocchino ucciso dal freddo mentre, abbandonato a se stesso, cercava di tornare a casa a piedi dopo una notte brava passata in discoteca.
Il giudice Monica Testoni ha inflitto la pena di un anno e due mesi di reclusione all’amico di Sahid, Mounir Zouina – sottoposto in quel tragico 13 febbraio 2010 agli arresti domiciliari – che lo abbandonò a se stesso, tenendosi il suo telefono cellulare, per fare ritorno in discoteca. Un anno di reclusione invece per Sandro Bruini e Paolo Nicolini, addetti rispettivamente alla sicurezza e al parcheggio della discoteca. Mentre al tassista Paolo Campagnoli, che una volta arrivato davanti al locale si rifiutò di portare a casa Sahid a causa delle sue condizioni, la pena inflitta è di sei mesi con il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Tutti gli imputati sono stati condannati in solido al pagamento di 100mila euro di risarcimento del danno richiesto dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Gianluca Filippone, con la provvisionale fissata a 50mila euro, oltre al pagamento di ulteriori 4mila euro per le spese processuali.
Parzialmente accolte le richieste del Pm Nicola Proto, che ha chiesto per tutti gli imputati un anno e due mesi di reclusione: “Questo è un caso in cui viene fuori tutta l’indifferenza umana in caso di bisogno del prossimo – ha affermato il pm nella sua requisitoria-. Il dovere di solidarietà che la norma eleva a obbligo è venuto meno in tutti i soggetti che si sono imbattuti in Sahid”. Un comportamento omissivo che per Proto “ha contribuito a cagionare la morte del giovane”.
Erano forse le tre di notte quando Sahid, nel febbraio 2010, è stato allontanato dalla discoteca, dopo aver provocato un alterco. Poco prima il suo amico Zouina aveva chiamato il taxi di Campagnoli (difeso dall’avvocato Dario Bolognesi) che, vendendo le difficoltà del giovane a tenersi in piedi, si era rifiutato di portare a casa il giovane marocchino stordito e reso quasi incosciente dall’effetto dell’alcol, suggerendo di chiamare il 118. Ma Zouina, forse per non rilasciare le sue generalità e venir scoperto, ha deciso di proseguire la sua serata in discoteca, abbandonato l’amico. Poco prima, secondo la procura, Bruini e Nicolini erano già nella posizionee di rendersi conto delle sue condizioni, avendolo spostato più volte dalle vicinanze dell’ingresso del locale, prima dietro le automobili parcheggiate, poi dietro un cassonetto e, infine, sino al termine della strada, con Nicolini che avrebbe applicato anche – come spiegato dall’avvocato Filippone nella sua arringa – la posizione Pls “che si utilizza in presenza di persone con poca coscienza per tenere il più possibile libere le vie aeree”. Sahid si è poi allontanato autonomamente a piedi, cadendo in una canale e riemergendo fradicio e infreddolito. Dopo essersi spogliato, ha provato disperatamente ad orientarsi per tornare in città – come dimostrano le ripreso dalle telecamere di sicurezza in via Colombo, a circa 700 metri – ma senza fortuna: verrà trovato ormai in fin di vita alle 8 di mattina da una guardia giurata – la prima e unica persona a fermarsi per soccorrerlo – in zona Diamantina.
Il Tribunale non ha accolto le tesi difensive dei quattro imputati, tutte miranti a ottenere un’assoluzione “perché il fatto non sussiste” o, in subordine, “perché non costituisce reato” in quanto sarebbe mancato uno degli elementi fondanti, ovvero il dolo, perché nessuno di loro avrebbe avuto contezza della situazione di pericolo in cui versava Sahid, nonostante fosse evidentemente ubriaco. I difensori di Bruini e Nicolini – rispettivamente gli avvocati Massimo Zuppa e e Gabriele Cuzzocrea – in particolare hanno anche evidenziato come la posizione dei propri assistiti derivasse dalle dichiarazioni di un testimone, uno dei responsabili della discoteca Madame Butterfly, che a loro avviso avrebbe dovuto essere anch’egli imputato rendendo così inutilizzabili le sue affermazioni secondo le disposizioni del codice di procedura penale. Difesa verbalizzata e che probabilmente costituirà uno dei motivi di appello alla sentenza di condanna, le cui motivazioni verranno depositate tra 90 giorni.