Isoke Aikpitanyi, ex vittima della tratta degli esseri umani, è riuscita a uscire dalle tenebre ed è diventata una luce per tutte quelle donne che, attratte in Italia dal miraggio di una vita migliore, sono rimaste intrappolate in una rete criminale che le ha costrette a prostituirsi. È con questa motivazione che oggi, venerdì 17 ottobre, la giovane nigeriana ha ricevuto il premio Pace Città di Ferrara in una solenne cerimonia in municipio. Il riconoscimento per il suo impegno impegnata nella lotta per la liberazione di altre donne dallo sfruttamento per la prostituzione, le è stato conferito dal sindaco Tiziano Tagliani, dall’assessore comunale alle politiche per la pace Annalisa Felletti e da Nedda Alberghini, presidente dell’associazione ‘Le Case degli Angeli di Daniele’ che, lo scorso 11 ottobre a Bologna, ha consegnato alla stessa Isoke il premio internazionale Daniele Po 2014 per la difesa dei diritti umani.
“Per me è un onore ricevere questo importante premio – commenta la 35enne – ma io sono solo un simbolo: voglio condividere questo riconoscimento con tutte le donne che sono state o sono tuttora vittime della criminalità organizzata che gestisce la migrazione e la relativa prostituzione. In questo inferno, la cosa più difficile da superare è la sensazione di essere sole, abbandonate, senza via di uscita. Il messaggio che voglio far passare con questo riconoscimento, quindi, è di non lasciare queste donne da sole perché insieme si può vincere. La mafia non è invincibile”. E lo dice una persona che ha rischiato la vita per combattere la criminalità organizzata: Isoke, rimasta vittima di una rete criminale italo-nigeriana che l’ha costretta a prostituirsi, ha deciso di uscire dal tunnel. Ma a seguito della sua ribellione e fuga da una condizione di schiavitù, ha subito una brutale aggressione punitiva che l’ha ridotta in fin di vita.
Dopo essere riuscita a liberarsi dall’oppressione, ha deciso di aiutare le altre ragazze nigeriane vittime della tratta in Italia avviando il progetto ‘Le ragazze di Benin City’ e nel libro omonimo, di cui è coautrice, ha raccontato le vicende di molte altre ragazze che hanno subito le sue stesse violenze. Il progetto mira a rafforzare la rete di sostegno delle giovani africane vittime della strada affinché possano liberarsi dalla propria triste condizione di schiavitù e recuperare la propria dignità. Una coraggiosa lotta contro il vergognoso traffico di esseri umani e dello sfruttamento a scopo di lucro che passa dalla testimonianza della propria dolorosa esperienza personale. A mettere in luce l’alto valore educativo della narrazione è l’assessore Felletti che ha ricordato il ‘tour’ nelle scuole: “In questa settimana, alla vigilia della giornata mondiale contro la tratta, Isoke ha raccontato la propria storia agli studenti del liceo Carducci e Roiti e degli istituti Aleotti ed Einaudi. La sua esperienza ha colpito molto i giovani e ha messo in loro un seme di responsabilità che continuerà a crescere”.
A sottolineare l’impegno assunto dalla giovane nigeriana è Nedda Alberghini: “Isoke, quando è uscita dall’abominio, poteva vivere una vita serena ma con coraggio ha deciso di continuare a combattere per salvare giovani come lei. Sta sacrificando la sua vita per aiutare gli altri ed è un esempio tangibile che è possibile uscire dalla tratta e denunciare lo sfruttamento. Solo così si può sconfiggere la criminalità organizzata, una piovra dai tentacoli lunghissimi che ha messo radici profonde anche a casa nostra”. Parole condivise anche dal primo cittadino estense: “Nella settimana della legalità abbiamo visto in provincia diversi atti criminali. Questo dimostra che Ferrara non è un’isola felice ma è al centro del fenomeno mafioso”. Tagliani mette poi in luce “l’importanza dell’accoglienza dei profughi non solo come necessaria integrazione ma come nostro impegno culturale ed umano”, un’umanità che si perde anche nel “fenomeno della violenza alle donne che purtroppo appartiene alla nostra cultura”. “Troppi uomini sfogano le proprie frustrazioni sulle donne – prosegue il sindaco – e i dati dimostrano che questa violenza non sta diminuendo, anche in una città come la nostra in cui si pensava di promuovere con forza la parità di genere”.
È un Tagliani disincantato quello che parla di fronte alle autorità e alla vincitrice del premio in una riflessione sulla “società che semina violenza anche mettendo fuori dal proprio negozio un cartello che invita i clienti a non dare la carità ai mendicanti”. Frecciatine al Conad a parte, secondo il primo cittadino “è un segnale di speranza dare il premio a una donna che ha continuato a combattere e che con coraggio ha cambiato la sua vita e quella degli altri”. Una donna felicemente sposata con Claudio Magnabosco, noto per aver creato la prima rete composta da ex clienti di prostitute in Italia. La loro è una storia d’amore particolare, come ammette l’ex cliente “ci siamo salvati a vicenda”, ma consolidata: entrambi sono attivamente impegnati contro la prostituzione. Lei nel salvare altre giovani vittime, lui nel promuovere il processo di consapevolezza maschile perché, conclude il marito, “questo sfruttamento non ci sarebbe se non ci fossero i clienti. Non si tratta di prostituzione ma di schiavitù, sono stupri a pagamento che le donne sono costrette a subire giorno dopo giorno”.
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