Economia e Lavoro
16 Ottobre 2014
La piattaforma rivendicativa propone di nazionalizzare una banca per risparmiare sugli interessi

Uil-Fpl: “Sistema monetario come fulcro della crisi”

di Elisa Fornasini | 4 min

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elisaLa Uil-Fpl  di Ferrara non lancia una dichiarazione di guerra contro lo Stato italiano o l’Unione Europea ma prepara le cartucce contro “l’attuale sistema monetario iniquo che arricchisce il sistema fiscale delle banche e non l’economia reale delle imprese e dei cittadini”. Il direttivo provinciale del sindacato ha messo in campo le sue armi presentando una piattaforma rivendicativa su fisco, economia e finanza – realizzata con il fondamentale contributo del ‘Gruppo Cittadini Economia’ di Ferrara insieme alla Comunità Emmaus e agli economisti Marco Cattaneo e Giovanni Zibordi – che, secondo l’auspicio dei dirigenti, dovrebbe aprire un dibattito nazionale. A entrare nel dettaglio delle proposte contenute nella piattaforma rivendicativa, nata da un percorso di studi che ha visto a Ferrara più di 10 convegni con economisti ed esperti da tutta Italia e oltre 60 incontri con mille cittadini, è Claudio Bertoni, uno dei membri del Gruppo Economia Ferrara.

“Non si può lasciare distruggere l’economia italiana – annuncia Bertoni – perché l’Italia è un Paese ricco di risorse, manodopera, beni e servizi ma per scambiare tutto questo occorre un mezzo, la moneta, che non rappresenta la ricchezza. Se in Italia esistono beni reali, il problema è che manca la moneta nelle mani di chi lavora e di chi può acquistare”. In questa economia eterodossa, quindi, il fulcro della crisi è dato dalla scarsità di moneta per l’economia reale e la soluzione per uscirne deve appunto partire dalla riforma del sistema monetario. La proposta, che mette al centro l’introduzione dei certificati di credito fiscale e l’emissione di bot fiscali – Ccf, indica come terza soluzione quella di nazionalizzare una banca per ‘togliere potere’ alla Banca Centrale Europea. “In questi anni – prosegue Bertoni – sono stati prodotti svariati trilioni di euro che sono stati dati al sistema finanziario e non all’economia reale, in pratica la moneta emessa dalla Bce non viene data direttamente allo Stato o ai cittadini, ma alle banche che dopo la concede in prestito allo Stato con degli interessi elevati”.

Ma è possibile risparmiare sugli interessi rimanendo all’interno dell’eurozona e rispettando tutti i trattati? Secondo il trattato di Lisbona sì. L’articolo 123, infatti, recita che la Bce può solo prestare al sistema bancario che poi presta agli Stati, ma il comma 2 dice che se ci fosse una banca di proprietà statale, questa potrebbe accedere al noleggio di denaro allo stesso tasso praticato dalla Bce alle banche private. Questa Banca dello Stato potrebbe noleggiare il denaro allo Stato che non può ricevere denaro direttamente dalla Bce, per esempio allo 0,90%. “Attualmente l’Italia spende il 4,50% circa su 2mila miliardi, cioè 90 miliardi l’anno di interessi – rendiconta Bertoni – mentre lo 0,90% di 2mila miliardi è pari a 18 miliardi, con un risparmio di ben 72 miliardi in meno di interessi. Nazionalizzando la Cassa Deposito e Prestiti, quindi, si risolverebbe il problema degli interessi con un risparmio notevole”. Ma se questa soluzione sulla carta è così semplice, perché non è stata già adottata? “La Uil è la prima organizzazione che ha preso in mano queste proposte – risponde Riccardo Forni, dirigente Uil-Fpl – e da queste idee che vengono dal basso ha redatto un documento serio che propone soluzione concrete. Ora sta al governo avere il coraggio di aprire un dibattito nazionale per ragionare insieme in termini di sussidiarietà altrimenti questa stagnazione, che rappresenta un meccanismo perverso che sta sopra l’economia reale, ce la porteremo dietro per decenni, facendo presupporre che ci sia qualche strategia politica dietro”.

Nessuno parla di complotto, comunque, ma solo di una trappola della liquidità che ora richiede un’azione rivendicativa. “Una rivendicazione che parte dal basso – specifica Sabrina Cerini, segretario Uil Fpl Ferrara – perché abbiamo ascoltato le proposte che le singole categorie o cittadini potevano dare. Oltre alle soluzioni in termini di liquidità e di spesa, infatti, a Uil-Fpl interessa dare una lettura diversa delle collaborazioni con corpi esterni alle organizzazioni sindacali, quali i comitati e gruppi di studio. Siamo aperti a questa collaborazione per salvare il rapporto coi lavoratori e per risolvere questa crisi notevole, dove si è incanalato anche il mancato rinnovo contrattuale del pubblico impiego che in 5 anni ammonta a 5mila euro, con una perdita secca del potere d’acquisto che sfiora le due cifre”.

Il prossimo incontro del gruppo di Cittadini ferraresi per l’Economia e della Comunità Emmaus, intitolato “Money 93 90”, è in programma martedì 21 ottobre alle 21 alla sala Estense. “Invitiamo tutti i cittadini interessati a partecipare a questa conversazione teatrale – concludono i relatori – per riflettere insieme su questo sistema monetario iniquo che può essere aggiustato perché nasce da un debito pubblico totalmente illusorio. A fine serata verranno individuate, con l’aiuto di persone esperte che seguono questo percorso di conoscenza da 3 anni, alcune soluzioni politiche”.

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