Gli studenti di tutta Italia scendono in piazza per manifestare il proprio dissenso contro la “Buona Scuola” di Renzi e Giannini. Una mobilitazione nazionale studentesca a cui non ha potuto esimersi l’Unione degli Studenti di Ferrara che ha ‘arruolato’ più di 150 studenti in piazzale Dante per il corteo pacifico che ha invaso via Pavone, via Arianuova, corso Porta Mare, via Palestro e via della Giovecca prima di giungere in piazza. Una sfilata che ha perso sicuramente qualche adepto strada facendo, prima di assottigliarsi a una 50ina di persone, ma che non ha mai mancato di far sentire la propria voce a suon di musica, cartelli, cori, bandiere e megafono. Capitanati dall’immancabile camioncino, i giovani hanno retto lo striscione recante la scritta “la scuola non si vende e non si paga” che rappresenta un po’ il loro motto contro il governo Renzi, denunciando la retorica del Pd “che si finge un partito di sinistra” e del premier “che sarà anche giovane ma si è rivelato uguale ai suoi predecessori”.
Parte così il coro “Renzi-Giannini peggio della Gelmini”. A detta degli studenti il premier ha proposto una riforma “decisamente di destra” e, anzi, “il suo piano scuola non è altro che una riedizione aggiornata di tutte le riforme che da oltre 20 anni maltrattano l’istruzione pubblica italiana”. “Oggi è una giornata di lotta – gridano i rappresentanti dell’Uds – per gridare che il modello scolastico che si sta costruendo non ci rappresenta. Questa non è la nostra ‘buona scuola’ e vogliamo un’alternativa opposta a quella che ci viene imposta dall’alto da troppi anni”. Gli studenti chiedono una scuola che venga costruita in maniera partecipata, che tenga conto delle istanze dei giovani e del personale scolastico, che venga interamente finanziata dallo Stato, che sia aperta alle autogestioni e soprattutto che non venga vista e gestita come un’azienda. “La buona scuola non è quella del merito, dell’impresa, dei privati e della precarietà – vociano dal megafono – ma la vera unica buona scuola è quella pubblica, laica, democratica e solidale”.
La più grande accusa lanciata allo Stato è che investe fondi pubblici nelle scuole private, che di solito sono della chiesa cattolica, tagliando d’altro canto i finanziamenti per la scuola pubblica che così facendo diventa sempre più costosa per le tasche delle famiglie. “Questo si chiama classismo – gridano gli esponenti dell’Uds – perché chi ha i soldi può studiare, mentre chi non ha i soldi per pagarsi la retta va a lavorare con un contratto precario senza futuro . Lo Stato vuole un popolo ignorante che non si organizza, non lotta, non scende in piazza. Noi siamo abbastanza intelligenti da organizzarci, da scendere in piazza, da unire licei e istituti tecnici, da lottare contro questo modello, da combattere per il diritto allo studio”. In effetti, ricordano i ragazzi, “le associazioni studentesche rivendicano da anni una legge nazionale sul diritto allo studio che permetta di tutelare tutti gli studenti durante il loro percorso formativo indipendentemente dalla propria disponibilità economica” mentre “l’attuale modello scolastico prepara la precarietà già dalle scuole superiori e dall’università”. Una voce che si è fatta un grido, quindi, per ribadire le tre parole d’ordine per uscire dalla crisi: istruzione libera e gratuita per tutte e tutti; diritti di cittadinanza e welfare universale; basta con la precarietà.
“La partecipazione è stata buona – commenta Irina Aguiari, una rappresentante dell’Uds – perché hanno preso parte sia studenti dei licei come Ariosto, Roiti, Dosso Dossi che degli istituti tecnici quali Itis e Navarra. Bisogna anche tenere conto che è stato il primo corteo dell’autunno pubblicizzato solo con volantinaggi: questo rappresenta solo il primo passo di un lungo autunno di mobilitazioni sociali, la prossima manifestazione è in programma il 14 novembre in occasione della giornata di mobilitazione europea”.
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