Economia e Lavoro
29 Settembre 2014
Finco (Pd) chiede al sindaco un impegno per il riavvio dell'impianto cracking, mentre Rifondazione si schiera al fianco dei lavoratori

Petrolchimico, Pd e Prc contro il ‘tradimento’ di Eni

di Ruggero Veronese | 4 min
Immagine di repertorio

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Quale sarà il futuro del petrolchimico ferrarese? Quali e quanti problemi per le aziende – e quindi per i loro dipendenti – porterà il mancato riavvio da parte di Eni dell’impianto cracking di Porto Marghera? Preoccupazioni diffuse da settimane tra i lavoratori del petrolchimico e che sbarcano ora anche nella sala del consiglio comunale, dove il consigliere comunale del Pd Renato Finco ha presentato un’interpellanza al sindaco Tiziano Tagliani per chiedere al Comune di attivarsi perchè Eni non si sottragga ai piani di investimento sottoscritti nel febbraio scorso. Il tutto mentre anche il Partito della Rifondazione Comunista, tramite il suo segretario provinciale Andrea Ricci, fa sapere che sosterrà tutte le iniziative dei lavoratori e dei sindacati “per scongiurare le drammatiche conseguenze di scelte imprenditoriali scellerate”.

La questione ormai è nota almeno dal 23 settembre, quando la società Versalis del gruppo Eni ha comunicato ai sindacati che il cracking di Marghera non sarebbe più ripartito, gettando così nella più totale incertezza tutti i lavoratori degli impianti chimici del nord Italia, che in questi anni proprio dall’impianto veneto hanno ricevuto buona parte delle materie prime necessarie alle proprie produzioni. Una scelta in contrasto con gli accordi sindacali sottoscritti nel febbraio scorso e che secondo il consigliere comunale Finco “denota da parte del gruppo una pericolosa strategia di abbandono dell’impegno della chimica e in generale delle attività industriali nel nostro Paese. La revoca dell’intero piano industriale e degli investimenti presentati metterà da subito in crisi l’intera filiera produttive della chimica nel nord est (Marghera, Ferrara, Mantova e Ravenna). Per le attività insediate nel polo chimico di Ferrara è decisivo che si ottenga il rispetto dell’impegno del riavvio, seppure con quantità riviste, del cracking di Marghera e ciò può avvenire solo rispettando gli accordi sulle riconversioni delle attività industriali”.

Gli effetti delle mosse di Eni, secondo Finco, saranno devastanti per tutto il comparto chimico estense: “A Ferrara – scrive il consigliere nell’interpellanza – le società che si ritroverebbero immediatamente in difficoltà sono quelle di Lyondell Basell ( impianto del polipropilene) e Versalis- società del gruppo Eni- che produce polietilene e gomme sintetiche. Inoltre la scelta del non riavvio del craking, se mantenuta, metterebbe a rischio anche l’approvvigionamento del nuovo impianto di gomme sul quale la società Versalis sta investendo 160 milioni di euro nell’area del petrolchimico ferrarese. Pertanto se si vuole garantire continuità produttiva a tutto lo stabilimento di Ferrara diventa fondamentale per lo stesso avere la certezza nella fornitura e nei costi delle materie prime (etilene e propilene)”. Motivo per cui chiede al sindaco “se l’amministrazione comunale intende proseguire nell’impegno e quali siano le possibili azioni intraprese, al fine di sollecitare in primo luogo il Governo affinché intervenga per il rispetto degli accordi sottoscritti al Ministero allo sviluppo economico nonché si chiede altresì, il coinvolgimento della Regione, dei parlamentari ferraresi, nonché del Ministro Franceschini che solo poche settimane fa, incontrando le organizzazioni sindacali, si era impegnato personalmente per sostenere le ragioni del rispetto degli accordi sottoscritti”.

Ancora meno ‘istituzionale’ il comunicato che arriva dal Prc di Ferrara, con il segretario Andrea Ricci che “esprime grande preoccupazione per l’attuale piano industriale del gruppo Eni. Il disegno della direzione, attraverso la chiusura del cracking di Porto Marghera, che provocherà effetti devastanti sull’intera area produttiva del quadrilatero padano, si esprime nel segno di una rapida ed inesorabile dismissione della presenza industriale nel nostro paese. La decisione di procedere alla cessione del ramo d’azienda a Sarroch e le risorse sinora investite, drammaticamente al di sotto degli impegni sin qui assunti , dimostrano l’intendimento di non rispettare gli accordi di programma, bonifiche incluse”. Rifondazione Comunista quindi si schiera al fianco dei lavoratori e dei sindacati in tutte le mobilitazioni e le azioni di protesta che verranno intraprese per garantire il rispetto degli accordi da parte di Eni: “Se il quadro rimarrà inalterato e privo di opposizioni efficaci – continua Ricci -, al territorio sarà sottratta ogni prospettiva di sviluppo incentrata sulla chimica verde. È per tale ragione, che sosterremo tutte le iniziative che i lavoratori, unitamente alle loro rappresentanze sindacali, decideranno di avviare per scongiurare le drammatiche conseguenze di scelte imprenditoriali scellerate. Le prossime elezioni regionali dovranno essere l’occasione per promuovere una riflessione risolutiva sul tema e per riconquistare quel protagonismo politico che consentirebbe di preservare le prerogative delle istituzioni, a sostegno di uno sviluppo innovativo e sostenibile, nonché della tutela del lavoro”.

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