“Anche un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno” affermava Hermann Hesse. Ma se l’orologio, oltre ad essere funzionante e ad indicarci sempre l’ora corretta, fosse anche un oggetto in grado di rappresentare le nostre radici? Ad esempio riportando nel quadrante i numeri in dialetto ferrarese. Un prodotto originale, unico ed artigianale in vendita alla “Clinica dei Rasoi”, lo storico negozio aperto dal 1965 in corso Porta Reno che festeggerà il prossimo anno i 50 anni di attività.
La storia de “gl’or ad Frara”, l’orologio in dialetto ferrarese, non parte però dalla città estense. “Non è una idea nuova – ammette infatti la titolare dell’esercente Fabrizia Piccoli – dato che ad ideare il prodotto più di 20 anni fa è stata un’azienda di Brescia. L’idea ha riscontrato un buon successo ma l’azienda ha chiuso”. Ed è qui che entra in gioco l’estro del figlio della proprietaria, Raffaele Benvenuti. “Nei primi anni del 2000 – racconta il gestore – abbiamo messo in vendita l’orologio da parete raffigurante il centro di Ferrara con i numeri in dialetto. Gli acquirenti erano principalmente turisti in cerca di un souvenir ma soprattutto ferraresi che, trasferendosi a vivere in altre realtà, volevano portare con sé un pezzo della propria città”.
La vendita degli orologi da parete in stile ferrarese, “realizzati a Faenza perché qui non c’era nessuno in grado di creare una fornitura in serie e non a pezzo unico”, si è conclusa circa 6 anni fa. Visto il discreto successo dell’iniziativa, però, Benvenuti e sua moglie hanno ripreso l’idea dell’orologio ‘made in Fe’ circa tre anni fa. “Ci siamo messi a disegnare il quadrante – racconta il negoziante, – abbiamo chiesto consulenza ad esperti dialettali per avere i numeri scritti nel modo corretto e abbiamo copiato lo stemma del Comune di Ferrara per rimarcare la sua ferraresità”.
Un prodotto unico, quindi, che stranamente sta riscontrando il favore dei giovani. “Gli orologi disponibili in tre modelli al prezzo di 70 euro – spiega Benvenuti – sono esposti da tre anni anche se non spiccano tanto in vetrina. All’inizio i principali compratori erano i ferraresi nostalgici della propria lingua ma ultimamente la vendita si è spostata su un target molto più giovane, già a partire dai 20 anni”. Ma in un’epoca in cui la cultura dialettale si sta sempre più indebolendo, com’è possibile spiegare questo strano fenomeno? “Ci aspettavamo compratori più attempati – conferma il negoziante – dato che giovani che parlano ancora il dialetto ce ne sono pochi, ma questa stranezza probabilmente deriva dalla moda”.
“I giovani hanno cambiato i gusti in linea con la moda del momento – commenta Benvenuti. – Per anni l’orologio è stato caricato di funzioni e sono diventati sempre più costosi, grandi e complessi. Poi sono subentrati i telefonini che fanno di tutto, e i ragazzi si sono abituati a guardare l’ora sui cellulari. Ora sono tornati di moda gli oggetti più classici e così questo prodotto dal gusto classico e particolare ha attirato l’attenzione dei giovani. Inoltre l’orologio è più pratico ed è anche un complemento di abbigliamento”.
Un prodotto che piace ai giovani contrariamente alle aspettative iniziali, quindi, e che porta in alto non solo la propria origine ferrarese ma anche la passione per l’artigianato. “Bisogna mantenere il culto del prodotto di nicchia, artigianale e di qualità – conclude Benvenuti – perché per mantenersi sul mercato bisogna distinguersi”. Gli orologi sono appunto realizzati da Remy Florien, una piccola azienda di Vicenza a conduzione familiare, composta da tre fratelli che hanno ereditato l’attività del padre. Come ereditario è anche il dialetto, e allora non rimane da chiedersi: c’or è?
