Hanno portato chitarre, batteria e amplificatori in giardino e si sono messi a suonare di fronte a qualche decina di amici nella campagna di Corlo. Ma di fronte al piccolo pubblico nel giardino dello studio di registrazione Suoni&Affini non c’era una semplice band locale impegnata a fare le prove, ma i The Van Pelt, storica band americana indie rock che negli anni ’90 mieteva successi facendo concorrenza a gruppi come Sonic Youth e Pearl Jam. Riunita al completo in un giardino di Corlo per la gioia dei fortunati fan informati in tempo e per le telecamere di Repubblica che hanno riportato l’evento.
Non si trattava infatti di un concerto ufficiale, ma di quello che molti addetti al settore chiamano un “secret concert”: un incontro tra pochi intimi in cui i musicisti possono ritrovare il piacere e la spensieratezza di suonare in compagnia e senza troppe pressioni. E dove i fan possono ritrovarsi e passare una giornata in compagnia, senza meravigliarsi troppo nel vedere il frontman Chris Leo seduto in terra a mangiare un piatto di lasagne o del batterista Neil O’Brian che aspetta il proprio turno per fare rifornimento di pop corn. Una formula nata per pura necessità nei garage e nelle abitazioni private dei giovani musicisti, ma che sta prendendo piede anche tra i gruppi più affermati.
E a giudicare dagli ospiti presenti a Corlo, la qualità del concerto non è in discussione: a sentire i Van Pelt erano presenti anche Vasco Brondi e giornalisti come Stefania Andreotti per Repubblica.it e Marco Pecorari della rivista musicale Rumore, che hanno seguito con notevole interesse la performance della band americana. “In realtà – spiega Pecorari – la tradizione dei ‘concerti segreti’ esiste da molto tempo, almeno dagli anni ’90, anche se in ambiti musicali più ristretti, come quelli della storica etichetta Tempesta Record. La questione della segretezza è più che altro una necessità, legata sia alle problematiche degli spazi e dell’organizzazione sia all’oppressione della Siae”.
Secondo Pecorari la ‘riscoperta’ dei concerti segreti è anche sintomo di un nuovo modo di vivere i concerti: meno attese, meno caos e più possibilità di socializzare e di godere una giornata fuori dalla città. “Ci guadagna – conferma Pecorari – anche l’aspetto dell’aggregazione sociale: è un concerto in cui la convivialità è molto più simile al fare un pranzo, allo stare assieme e dividere le cose in comune. Si dice secret show, ma in realtà è la riproduzione di una comunità. Non posso nemmeno dire di aver ascoltato tutto il concerto, perchè a volte mi allontanavo per parlare con gli altri invitati. In questo periodo si sente molto anche il bisogno di un ritorno alla ruralità: se ci pensi l’ultimo album di Vasco Brondi è una rivalutazione della provincia”. Il giornalista elenca una lunga serie di esperienze musicali sul filone dei concerti ‘fai da te’ in campagna: dai festival nelle masserie pugliesi alle esperienze di Tiziano Sgarbi dei Fool Tribe a San Felice sul Panaro, passando per i festival indie rock a Correggio, la città di Ligabue. “È un modo – afferma Pecorari – per dire che c’è vita anche dopo Vasco e Ligabue: un’altra musica è possibile”.
Certo che per assistere a un evento come quello di Corlo è necessario essere già inseriti negli ambienti musicali. Ma non perchè gli invitati appartengono a qualche sorta di ‘élite’ privilegiata, ma più che altro per questioni organizzative. La regola principale infatti è ricordare che si è pur sempre sempre ospiti in un’abitazione privata. “Non si tratta, come magari succede negli ambienti milanesi, di invitare l’artista famoso sulla propria terrazza per poi farsi vedere ‘postando’ la foto su Instagram. È più un modo per stare insieme: per essere invitati basta che essere presentati da un amico comune, oppure aderire in tempo agli eventi sui social network in modo da non mettere in difficoltà gli organizzatori. Si tratta solo di sapersi dare un limite. A Corlo il padrone di casa è stato davvero un folle – conclude Pecorari – ma ha avuto successo”. E chissà se nel nuovo disco dei The Van Pelt, il primo dopo una lunga pausa di oltre 10 anni, non compaia anche una dedica al pubblico e alla campagna ferrarese. Capaci di dare carica e ispirazione anche a una band che forse, quando faceva tremare i palchi a suon di assoli, non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi in un giardino di Corlo a preparare la propria rinascita.
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