Comacchio. Condannato a un anno di reclusione per un’appropriazione indebita ai danni della nipote. Una storia che ha dell’incredibile, quella capitata a una 44enne comacchiese che si è vista ingannare dal proprio zio imprenditore edile e che dopo quattro anni è riuscita a ottenere giustizia e a farsi restituire i ben 120mila euro di cui il ‘fidato’ parente di era impossessato.
Tutto comincia quando, nel 2002, la donna acquista una casa dall’azienda dello zio, Luigi Vitali, per un valore di circa 100mila euro, tramite un mutuo che ha per garanzia la casa dei genitori. Qualche anno dopo, nel 2007, decide però di cambiare nuovamente per trasferirsi in un’abitazione più ampia. Decide quindi di contattare Vitali (“in cui – spiega nella denuncia – avevo la massima fiducia e stima”), che le trova una casa più adatta alle nuove esigenze. Per l’acquisto però la donna ha bisogno di fondi e sceglie quindi di accollarsi un ulteriore mutuo ‘tutelato’ da un accordo privato (registrato presso un notaio) con lo zio, che si impegnava ad acquistare per sé o per altri acquirenti la prima abitazione e nel frattempo a versare alla nipote gli assegni semestrali per estinguere il primo mutuo che questa aveva acceso.
Tutto fila per il verso giusto fino a quando Vitali non trova davvero un’acquirente per la nuova abitazione e opera da intermediario tra questa e la nipote. Le parti effettuano un preliminare di vendita per 160mila euro e la donna riceve i primi due acconti da 10mila euro. Quando però è il momento del rogito definitivo, lo zio le comunica che l’acquirente non è più intenzionata ad acquistare l’immobile. Gli incontri dal notaio saltano per due occasioni consecutive e la nipote si insospettisce e decide di contattare privatamente la donna con cui è intavolata la trattativa. Scoprendo che questa, all’oscuro di tutto, nel frattempo aveva proseguito i contatti con Vitali, al quale aveva anche consegnato un terzo assegno da 80mila euro.
I rapporti in famiglia cominciano a degenerare: la nipote, accompagnata da suo marito, incontra lo zio e cerca di metterlo alle strette, ma questo continua a sostenere che l’acquirente non voleva più saperne della trattativa. E, dopo la lite, smette anche di versarle gli assegni per estinguere il primo mutuo, sul quale avevano sottoscritto un accordo privato.
Tutti elementi che fanno nascere nella nipote la convinzione della malafede dello zio. La donna prende contatto con il suo legale di fiducia, l’avvocato Giacomo Forlani, e decide di querelare Vitali per appropriazione indebita. Presentando al tribunale tutta la documentazione in suo possesso per dimostrare che questo si era effettivamente appropriato di una consistente somma di denaro. Al termine del processo, Vitali è stato condannato a un anno di reclusione. Con sospensione condizionale della pena a condizione che restituisca alla nipote tutto il maltolto: ben 120mila euro.