Comacchio. Simula il furto del camion per poter ‘coprire’ il proprio colpo all’interno di un maneggio di Comacchio. Il tribunale di Ferrara ha condannato a tre anni e sette mesi di detenzione l’autotrasportatore Rocco Bevilacqua, 37enne originario di Siderno, in provincia di Reggio Calabria, per tentato furto e simulazione di reato, dopo aver ricostruito quanto accadde nel novembre del 2009 nelle campagne comacchiesi.
Il tutto ebbe inizio quando la titolare di un allevamento di cavalli si accorse del furto di 11 esemplari dalle proprie stalle. Subito contattò i carabinieri di Comacchio, che poco dopo l’inizio delle ricerche riuscirono a trovare la ‘refurtiva’: poco lontano dal maneggio, in una strada secondaria, fu infatti rinvenuto un camion Iveco impantanato nel fango e, nelle immediate vicinanze, gli animali che pascolavano tranquillamente per le campagne. Una scena che non poteva che portare a un’ipotesi immediata: qualcuno aveva cercato di rubare i cavalli, ma era stato tradito dal proprio mezzo nel momento cruciale ed era stato costretto ad arrendersi e a liberare gli animali.
Nel frattempo, in quegli stessi giorni, Bevilacqua aveva denunciato ai carabinieri di Ravenna il furto del proprio camion. Lo stesso – si scoprirà poco dopo – utilizzato per il tentato furto a Comacchio. L’autotrasportatore affermava di aver lasciato il mezzo chiuso a chiave, nel parcheggio di un bar della città romagnola, ma di non averlo più ritrovato al proprio ritorno. Un racconto che secondo i carabinieri conteneva alcuni elementi sospetti, anche alla luce del ritrovamento del mezzo nei pressi del maneggio comacchiese: il camion infatti aveva ancora il bloccasterzo integro e non presentava alcun segno di infrazione nelle portiere o nei contatti per l’accensione del motore. Secondo gli uomini dell’Arma, insomma, solo chi era in possesso delle chiavi del mezzo sarebbe stato in grado di guidarlo fino all’allevamento di cavalli per tentare il furto.
Un ulteriore riscontro avvenne quando Bevilacqua, al quale l’Arma di Ravenna non aveva ancora comunicato del ritrovamento del camion, si presentò nell’officina comacchiese dove era stato portato il mezzo: lì un carabiniere lo vide aprire la portiera e avviare il motore con la chiave di accensione, di cui lui solo disponeva. “Ma come faceva l’imputato a sapere – è la domanda della pm Elisa Bovi durante l’udienza conclusiva – che il suo mezzo era già stato ritrovato e si trovava lì?”. Un dubbio che la difesa non è riuscita a dissipare e che è risultato determinante per la condanna di Bevilacqua, indicato dal tribunale come il responsabile sia del tentato furto che dell’escamotage, architettato per cercare di ‘scaricare’ una volta per tutte quel camion che lo abbandonò – in tutti i sensi – nel bel mezzo di un pantano.
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