Salvaguardia dello status quo (e dei relativi interessi commerciali) o un passo verso la tutela del patrimonio artistico? È quello che sembrano soppesare l’attuale sindaco Tiziano Tagliani e il suo principale sfidante, Vittorio Anselmi, a seguito del parere della Soprintendenza sugli utilizzi commerciali di piazza Trento e Trieste una volta che sarà ultimato il lungo e tribolato restauro.
Dalle distese dei bar e dalle baracchine di souvenir (oggetto del parere della Soprintendenza) il dibattito si è spostato in fretta ai mercati settimanali e a quelli a cadenza annuale.
La questione sulle bancarelle in piazza, per la verità, era già stata sollevata alcuni mesi fa dalla Circoscrizione 1 che votò all’unanimità la richiesta di ricollocazione del mercato di venerdì al fine di valorizzare il ‘salotto buono’ di Ferrara, certificato come Patrimonio dell’Umanità, dalla stessa Unesco.
All’epoca Tagliani prese a pretesto l’appello giunto dal consiglio decentrato per sbottare con un’esternazione che, evidentemente, covava da un po’: “Stop alle sagre di olive e pecorini sul Listone”.
A limitare le conseguenti polemiche su una questione che vede su fronti opposti, ma in modo mescolato, ambulanti, commercianti, associazioni di categoria e cittadini ci pensò l’assessore al commercio Deanna Marescotti. Presso lo stesso consiglio di Circoscrizione l’assessore, senza sbilanciarsi, scelse l’attesa salomonica “Si dibatte da molto tempo sulla posizione del mercato in piazza, allo stato attuale, visto il momento di crisi, non prendiamo decisioni in merito al suo spostamento”.
Ma a imporre scelte chiare ci ha pensato, appunto, la Soprintendenza e ancor prima di essa i provvedimenti sulla sicurezza post sisma del 2012 che avevano provvisoriamente imposto lo sgombero delle bancarelle da Corso Martiti della Libertà.
Vittorio Anselmi, da concorrente per la poltrona di sindaco, ma anche da architetto, è entrato con una certa decisione sull’argomento. “I tempi della riqualificazione urbana il sindaco se li fa dettare dalla Soprintendenza, la quale si arroga il diritto, in nome di una non meglio specificata tutela, di decidere cosa deve diventare l’intero centro storico di Ferrara. Il centro storico va tutelato – sottolinea Anselmi -, ma non certo in una visione astratta e decontestualizzata che non tiene conto che la città non è fatta di sole pietre, ma anche di persone, di attività, di relazioni e di vita”. Anselmi passa poi in esame la Fiera del Regalo Natalizio e il mercato del venerdì. La prima viene giudicata “uno sconcio indegno di una qualsiasi città” evocando la maggiore qualità estetica di tanti mercatini di Natale presenti in altre città. Esprime poi un parre molto simile in merito al secondo, anche se “una intimazione di sfratto a quelle attività è una fucilata. Il mercato del venerdì andrebbe comunque ricollocato in posizioni meno invasive, purché siano spazi aperti e non strade intasate e strette come ipotizzato nel dibattito in corso”.
La sfida è dunque aperta: tutelare il decoro della piazza in chiave turistica, al contempo salvaguardare gli interessi economici degli ambulanti e, di conseguenza, dei titolari degli esercizi commerciali desiderosi di mantenere un traffico di persone in centro, attraverso una ricollocazione delle bancarelle nel cuore storico di Ferrara, in aree vicine alla piazza principale.
L’assessore competente aveva parlato di piazza Ariostea come possibile sbocco risolutivo della questione. E se invece la soluzione fosse tornare al passato: Piazza Travaglio estesa a Corso Porta Reno, in modo da arrivare a ridosso della zona più centrale di Ferrara, senza ‘macchiare’ la piazza?
Al futuro primo cittadino di Ferrara l’ardua sentenza.
Leonardo Rosa