Cronaca
9 Febbraio 2014
Pene pesanti per l'ex ingegnere capo della Provincia Andrighetti e per l'ex direttore di Area Bellinazzo

Riusa, condanne vip

di Ruggero Veronese | 4 min

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unnamed (1)Cinque condanne e un’assoluzione: questo il verdetto del tribunale di Ferrara al termine del processo Area – Riusa, che vedeva imputati per peculato, corruzione e tentata truffa imprenditori privati e funzionari pubblici della Provincia e del Comune di Copparo. Secondo la procura i quattro condannati sarebbero riusciti, attraverso i ruoli e le cariche che ricoprivano, a finanziare attraverso fondi pubblici la ricerca di un macchinario per convertire i rifiuti in blocchi per il fondo stradale, di cui poi si assicurarono la proprietà intellettuale.

Condanne pesanti soprattutto per l’ex ingegnere capo della Provincia Gabriele Andrighetti (5 anni e 6 mesi di reclusione), per l’ex direttore di Area Arrigo Bellinazzo (5 anni e 5 mesi) e per il tecnico privato Luigi Astolfi (quattro anni e due mesi). Per loro il pm Nicola Proto, durante la requisitoria, aveva chiesto rispettivamente sette anni, sei anni e sei mesi e sei anni. Più leggere le pene per il tecnico della Provincia Andrea Frabetti (due anni e sei mesi di reclusione) e per l’ingegnere capo del Comune di Copparo Stefano Farina (un anno). Assolto invece Andrea Prampolini, ex manager di Berco che era subentrato a Bellinazzo alla guida di Area. Per quanto riguarda le parti civili, il risarcimento più consistente andrà ad Area, alla quale Andrighetti, Astolfi, Bellinazzo e Frabetti dovranno pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 250 mila euro.

L’inchiesta cominciò nel 2008, quando procura e guardia di finanza diedero il via alle indagini su una truffa da quasi un milione di euro (per la precisione 940.308) ai danni degli enti pubblici. In particolare verso la multiutility copparese Area, attraverso cui nel 2007 i titolari della società Riusa.eu sono riusciti a finanziare la ricerca di un macchinario per convertire i rifiuti in blocchi per il fondo stradale.  Un progetto assai innovativo che avrebbe permesso di riutilizzare i materiali di scarto con grossi vantaggi economici ed ambientali, ma che non sarebbe potuta essere sviluppata se non con importanti contributi economici, con conseguente perdita dei diritti di brevetto e sfruttamento commerciale per i suoi ideatori. Cominciò quindi la ricerca di un ente pubblico che potesse finanziare lo sviluppo del macchinario “Riusa”: nel 2005 Andrighetti e Frabetti contattarono Area, e in particolare Bellinazzo, all’epoca a capo del cda Area a cui partecipavano 17 sindaci e soci privati.

E fu proprio l’ex manager pubblico che, due anni dopo, comunicò al consiglio che il progetto per il recupero dei rifiuti proseguiva a gonfie vele, omettendo però dettagli di non poco conto. Come la sua partecipazione con Andrighetti e Astoldi alla società Riusa.eu, che aveva stretto un accordo con Area (firmato proprio dallo stesso Bellinazzo) per estromettere la multiutility copparese dagli utili sullo sfruttamento commerciale del nuovo prodotto. Utili che invece per il 20%, come testimonia una scrittura privata sottoscritta anche da Andrighetti e Frabetti, sarebbero andati proprio al direttore generale di Area. Fatti che secondo la versione del pm Nicola Proto – confermata dalla sentenza appena emessa – lasciano spazio alla sola ipotesi della corruzione del manager pubblico.

Accanto a questo, l’indagine si è sviluppata attraverso decine di intercettazioni che hanno chiarito a giudici e inquirenti i rapporti che intercorrevano tra i vari imputati e i loro tentativi di nascondere le prove della reale provenienza del finanziamento. Tentativi che comprendevano anche la falsificazione degli atti necessari per il brevetto: le immagini del prodotto finale mostrate ad Area portavano infatti il logo della multiutility che finanziò il progetto, che fu però sostituito con il marchio Riusa una volta depositate a Firenze per l’assegnazione della proprietà intellettuale.

“Il fine non giustifica i mezzi”: con queste parole Proto riassunse il senso della propria requisitoria, spiegando che nonostante la “genialità” dell’idea originaria, non si poteva parlare di buona fede nelle omissioni e nelle operazioni private intercorse tra gli imputati. Una tesi sposata ora anche dal tribunale di Ferrara, che ha accolto quasi interamente le pesanti richieste di condanna del pm, assolvendo il solo Prampolini, che sostituì Bellinazzo alla guida di Area e non è stato ritenuto coinvolto nei fatti. E mentre l’avvocato Alberto Bova annuncia il ricorso quasi certo in appello dopo il deposito delle motivazioni (tra 90 giorni), Fabio Anselmo e Paola Resca, legali di Area, festeggiano per il risarcimento da 250 mila euro che dovranno essere versati alla parte civile. “Siamo molto soddisfatti della sentenza – commenta Anselmo -, ora bisognerà dare una finalizzazione economica a queste risorse incassate dall’azienda, ma l’effetto più importante di questa sentenza è che Area tornerà in possesso della macchina sviluppata con le risorse dell’azienda. Ringraziamo la guardia di finanza e la procura per l’impegno e il lavoro svolto durante le indagini e il processo”.

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