Copparo. Lucia Morselli non è più l’amministratore delegato della Berco. Al suo posto subentra Sven Arend, fino a ieri membro del consiglio di amministrazione e che d’ora in avanti avrà il compito di guidare l’azienda metalmeccanica nella fase successiva alla dolorosa ristrutturazione che, con l’accordo siglato lo scorso agosto, ha portato a 438 esuberi, 320 dei quali nello stabilimento copparese. La notizia viene confermata dal sindaco di Copparo Nicola Rossi, che mostra un cauto ottimismo sul futuro dell’azienda, mentre c’è più diffidenza da parte del segretario provinciale della Fiom – Cgil, Mario Nardini, in particolare riguardo alle reali intenzioni del gruppo Thyssen.
“Ringrazio la ex ad Morselli – premette Rossi – per l’impegno che ha profuso e perché la vertenza si sarebbe potuta chiudere molto peggio. Anche se la situazione globale non ci permette di essere troppo tranquilli questo cambio al vertice è un messaggio positivo perché significa che la ristrutturazione è finita e il nuovo Cda sa di aver superato l’ostacolo. È il segnale che c’è la volontà di consolidare l’azienda. Per dirla in gergo calcistico: il secondo tempo comincia con gli stessi obiettivi e preoccupazioni, ma con una prospettiva migliore”.
Le questioni in campo sono ora quelle delle priorità manageriali di Arend e della possibilità, mai veramente tramontata, di una possibile cessione di Berco da parte di ThyssenKrupp. E se su quest’ultimo punto Rossi non mostra particolari timori (“non so quali saranno le decisioni, ma l’azienda si sta consolidando e non credo abbia molta importanza quale multinazionale ne ha la proprietà”), diverso è il discorso sui piani industriali. “Il tavolo di confronto regionale è sempre attivo – continua il sindaco copparese – ma credo che ci sarà la necessità di incontrarci nuovamente al ministero dello sviluppo economico per capire quali sono davvero i piani per il consolidamento”.
Più cauto, per non dire diffidente, è il segretario Fiom Nardini: “Non sono tra quelli che giudicano gli amministratori prima di vederli all’opera, mi piacerebbe dare le mie valutazioni tra un po’ di tempo. Quello che so è che i lavoratori hanno fatto grandi sacrifici a causa della situazione che si era determinata nella Berco e che chi ha causato questa situazione sono gli amministratori delegati, non i dipendenti. Spero che Arend crei le condizioni per riportare in auge l’azienda, aumentando i volumi produttivi e creando prospettive occupazionali, e che non l’accompagni allo smantellamento”. E proprio riguardo ai volumi produttivi, che ora si aggirano attorno alle 130 mila tonnellate all’anno, il segretario Fiom ha le idee chiare: “Mi piacerebbe che nei prossimi anni si tornasse progressivamente ai livelli precedenti al 1985, prima dell’altra grande crisi della Berco, quando la produzione era di circa 200-210 mila tonnellate all’anno”.
Ciò su cui Nardini non concorda con Rossi è soprattutto la questione della proprietà dell’azienda: secondo il sindacalista un’eventuale cessione sarebbe un segnale tutt’altro che positivo: “Il sindaco si assume le responsabilità di quello che dice. Io penso che non sia assolutamente vero che una proprietà vale l’altra, soprattutto perchè nel meccanismo delle vendite di solito si determinano ulteriori ristrutturazioni. Non abbiamo fatto il risanamento per rendere Berco appetibile alla vendita, ma per avere un’azienda competitiva e nelle condizioni di portare utili alla società e benessere ai lavoratori”.
Anche il segretario Fiom si aspetta ora una convocazione al ministero dello sviluppo economico per vederci chiaro sul futuro. “È fondamentale incontrarci per capire come verrà riorganizzata la produzione interna e con quali divisioni della produzione. Non possiamo pensare che il pareggio di bilancio di ottobre e novembre abbia risolto tutti i problemi. Ad aprile finiranno gli ammortizzatori sociali e sicuramente chiederò al nuovo ad se i volumi di produzione saranno adeguati a far lavorare nei prossimi anni tutti i lavoratori che oggi sono nella Berco”.
E se Rossi mandava i propri ringraziamenti istituzionali alla precedente amministratrice delegata, di certo non si poteva attendere la stessa reazione dal segretario della Fiom, secondo cui “la Morselli è arrivata a Copparo con un compito che ci hanno confermato anche il Germania: il compito di “tagliare le teste” e compiere la ristrutturazione. E solitamente non è mai un mestiere gradito. Alla fine l’intesa l’abbiamo dovuta raggiungere, ma avrei preferito una ad con una linea diversa. Dopo qualche tempo però ha capito che doveva cambiare atteggiamento e credo che il merito sia soprattutto dei sindacati: anche la “zarina” ha dovuto prendere atto che, quando i lavoratori si mobilitano e si incazzano, la proprietà non può fare quello che vuole”.
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