Cronaca
3 Gennaio 2014
Battute finali per il processo sui brevetti "sottratti" agli enti pubblici: Proto cita le intercettazioni e mette in discussione la buona fede degli imputati

Riusa, pm all’attacco: “Il fine giustifica i mezzi?”

di Ruggero Veronese | 3 min

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admin-ajax (3)“Il fine giustifica i mezzi?”. È ponendo questa domanda che il pm Nicola Proto apre la sua lunga requisitoria al termine del processo Riusa, che vede imputate sei persone, tra imprenditori e manager pubblici, per una presunta truffa da quasi un milione di euro (per la precisione 940.308) ai danni degli enti pubblici. In particolare verso la multiutility copparese Area, attraverso cui nel 2007, secondo l’accusa, i quattro titolari della società Riusa.eu sarebbero riusciti a finanziare la ricerca di un macchinario per convertire i rifiuti in blocchi per il fondo stradale, di cui poi si assicurarono la proprietà intellettuale e che è ora in funzione in Romania. Imputati nel processo sono quindi i quattro soci di Riusa: l’ex dg di Area, Arrigo Bellinazzo, l’ex ingegnere capo della Provincia Gabriele Andrighetti, il tecnico privato Luigi Astolfi e l’ex manager di Berco Andrea Prampolini. A loro si aggiungono Stefano Farina, all’epoca ingegnere capo del Comune di Copparo, e Andrea Frabetti, tecnico della Provincia.

Il fine giustifica i mezzi? La domanda di Proto vuole da un lato riconoscere “la genialità dell’idea di Frabetti e Andrighetti”, i due che per primi intuirono la possibilità di convertire i rifiuti in materiale per i cantieri stradali, e dall’altro affronta di petto le linee difensive tese a dimostrare la buona fede degli imputati. Buona parte della sua requisitoria riprende infatti le intercettazioni telefoniche accumulate durante le indagini, citando passaggi in cui gli imputati si sarebbero dati consigli per non attirare troppe attenzioni sul progetto Riusa e in cui, in alcuni casi, avrebbero  mentito ad altri interlocutori riguardo alla proprietà dei brevetti. Proto prende come punto fermo la normativa del 2005 che regola la proprietà intellettuale, che spetta sempre agli enti pubblici nel caso questi finanzino la ricerca. Secondo la pubblica accusa Andrighetti e Frabetti avrebbero contattato Bellinazzo per reperire risorse per sviluppare la loro idea, e il Dg di Area si sarebbe fatto dare un mandato dalla società per stringere l’accordo.

E a questo punto che, se le accuse saranno confermate, inizierebbero gli illeciti. Già nel primo contratto non si faceva menzione di assegnare il brevetto ad Area, ma semplicemente di pagare la società con ricche royalties (dal 5 al 10%) per l’utilizzo commerciale del macchinario. Royalties che spariranno poi dagli accordi successivi: in una scrittura privata del 2007, i soci di Riusa si sarebbero dovuti spartire tutti gli utili per la commercializzazione del prodotto, pagando un 20% a Bellinazzo per il lavoro svolto tramite Area. Il tutto mentre la multiutility si sarebbe dovuta accollare tutte le spese per la ricerca e lo sviluppo del brevetto.

Una situazione in cui secondo l’accusa non potevano non nascere sospetti all’interno di Area, e vari dipendenti – sentiti in aula come testimoni durante le udienze – cominciarono a interrogare Bellinazzo sulla situazione e sul mancato guadagno per la multiultilities, ricevendo da questo puntuali rassicurazioni. Discorso analogo per Andrighetti, che durante i colloqui intercettati con altri funzionari pubblici assicurava che la proprietà della macchina sarebbe stata di Area. Proto mostra in aula anche i disegni del prodotto che Andrighetti fece consegnare al manager pubblico Vittorio Volpi, in cui compariva il logo di Area, mentre nelle versioni utilizzate per richiedere il brevetto il marchio era sostituito con la scritta Riusa. “Di quale buona fede parliamo? – chiede il pubblico ministero -. Andrighetti sapeva benissimo che il frutto di finanziamenti pubblici è automaticamente di proprietà pubblica”.

Al termine della requisitoria il pm ha chiesto pene pari a 7 anni di reclusione per Andrighetti, a 6 anni e 6 mesi per Belinazzo, a 6 anni per Astolfi, a 2,3 anni per Farina, a 2 anni per Prampolini e a un anno e quattro mesi per Frabetti. Il processo si concluderà entro gennaio con le arringhe dei difensori, dopo le quali il tribunale emetterà l’atteso verdetto.

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