
da sx: Baiamonte, Atti, Zanirato
Le aspettative nel mondo del lavoro per il 2014? Non sono tra le migliori, almeno per i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. Che nonostante i primi segnali positivi nei bilanci pubblici vedono la ripresa sul fronte occupazionale ancora molto lontana, ma soprattutto penalizzata dalla mancanza di misure nella legge di stabilità per ridurre il cuneo fiscale e per incentivare il consumo interno al paese. Il tutto in un contesto in cui Ferrara rischia di perdere ulteriore terreno rispetto agli altri capoluoghi della regione.
Se si escludono alcune eccezioni come Vm motori e Berlutti, in cui non mancano comunque vari punti interrogativi, secondo i sindacati il 2014 potrebbe segnare un’ulteriore riduzione dell’occupazione, soprattutto se il governo centrale non riuscirà a finanziare la cassa integrazione in deroga e gli altri ammortizzatori sociali. “È un argomento molto serio – conferma il segretario Uil Massimo Zanirato -, perchè la cassa integrazione è quello strumento che consente di tenere il lavoratore legato all’azienda anche in una situazione di difficoltà, in modo da non disperderne la professionalità, e siamo molto preoccupati perché le risorse per il 2014 non sono sufficienti”. Una situazione che il segretario Uil attribuisce sia alle circostanze storiche che “agli errori fatti dal governo, sul quale ho un opinione profondamente negativa. Per tenere in piedi gli equilibri tra le forze politiche non si sono fatte scelte decise e non si è ridotto il costo del lavoro. Quello che è stato fatto sull’imposta sulla prima casa è una porcata perché non influisce sul potere d’acquisto della gente e crea ulteriori problemi”.
Il giudizio di Zanirato cambia però di fronte alla politica locale, “che ha fatto quello che il governo centrale non è stato in grado di compiere: l’abolizione dell’addizionale Irpef. Credo che il consenso raccolto da Tagliani sia da legare anche a questo. Mi preoccupa di più l’opposizione, dove manca una leadership e non si vedono nomi nuovi”. Un’analisi che trova sostanzialmente d’accordo anche il segretario Cisl Paolo Baiamonte, che si conferma “fortemente preoccupato per il rifinanziamento della cassa integrazione, in particolare quella in deroga” e spiega come “sia necessario spingere sulla domanda interna: oggi l’economia è basata sulle esportazioni e la domanda interna è in forte recessione”. L’imperativo è quindi quello di calare le tasse sul lavoro, mentre le forze economiche si devono tenere pronte per cogliere al balzo tutte le possibilità del mercato. “L’imprenditoria locale è rimasta indietro rispetto al resto della regione: non abbiamo avuto la minima indicazione su come orientare economia locale. Le associazioni datoriali sono incapaci di fare proposte, ma è indispensabile avere una prospettiva a livello locale che unisca forze sociali, imprenditoriali e politiche. Il terremoto ad esempio, pur nella disgrazia, poteva costituire un occasione per ripartire: da quando si è cominciata la ricostruzione il governo ha previsto fortissimi stanziamenti (8 miliardi in 3-4 anni), ma il territorio non ha un riscontro adeguato”.
Colpa, secondo il segretario Cgil Raffaele Atti, anche della situazione del settore edile, “che da quando è cominciato la crisi si è ormai dimezzato e non abbiamo più delle imprese capaci di competere per aggiudicarsi appalti pubblici. L’ultima era Sarti-Pigaiani, ma dopo il passaggio di proprietà è andata in liquidazione”. Ma quali sono le strade, secondo i sindacati, per influire positivamente sull’occupazione? i tre segretari passano in rassegna diversi esempi sparsi nella provincia da cui si può prendere spunto. Per Zanirato i concetti chiavi sono la ricerca e l’innovazione, “e uno dei casi più virtuosi è quello di Vm Motori. Che, al contrario di società anche molto importanti come Basell, ha scelto di non tagliare gli investimenti sulla ricerca, anche con un azienda in cassa integrazione, ma ora hanno sviulppato un nuovo modello di motore che permetterà all’azienda addirittura di assumere personale”. L’azienda centese viene citata anche da Atti, che parla anche del caso della ditta Berlutti, “che ha fatto un lavoro importante creando un vero polo del lusso. O il gruppo Fava di Cento, che si occupa di impianti per pastifici”.
Molto più lunga, purtroppo, la lista delle situazioni critiche: Carife in testa, ma tutti i sindacati ricordano anche la riapertura dei licenziamenti in Basell, la vertenza nello stabilimento di Servizi Ospedalieri a Porto Garibaldi e soprattutto le mille difficoltà per le piccole e medie imprese. “C’è una miriade di situazioni che creano meno clamore rispetto alle vertenze maggiori – afferma Baiamonte – ma in cui si rischia un impatto sul territorio maggiore rispetto ai singoli casi di Berco e Basell, soprattutto sul versante delle aziende meccaniche”. Secondo Atti una possibilità di sviluppo può essere offerta dagli investimenti nel petrolchimico, a patto che siano soddisfatte determinate condizioni: “Puntiamo molto al rinnovo dell’accordo di programma, che deve avere abbia al centro i temi degli investimenti e dell’occupazione. Quindi vogliamo capire quali sono i piani di investimento delle aziende già insediate, oltre a verificare la solidità delle intenzioni di Eni per gli investimenti sugli elastomeri e le prospettive di Versalis per quanto riguarda il polietilene, il cui impianto avrebbe bisogno di innovazioni. E un altro tema importante sarà quello dell’attrattività del polo e dei prezzi dell’energia, dal momento che la centrale turbogas, per quanto poco inquinante, ha dei costi per le imprese piuttosto alti”.