28 Dicembre 2013
Su Medicina: "C'è un rischio molto elevato che la facoltà venga dimezzata e rimanga solo un triennio"

Verso gli stati generali della sanità

di Ruggero Veronese | 4 min

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unnamedCome si riorganizza in maniera efficace il sistema sanitario? Chiedendo lumi a chi ci lavora. È questo il mantra del presidente dell’ordine dei medici Bruno Di Lascio, che rinnova i propri dubbi e le proprie critiche verso una rimodulazione “calata dall’alto” che, a suo avviso, si concentra quasi esclusivamente sui bilanci economici e molto poco sulla programmazione sanitaria, soprattutto a lungo termine. Questo il motivo per cui il prossimo marzo, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, l’ordine dei medici organizzerà gli “stati generali della sanità”, una tre giorni di dibattiti e incontri pubblici in cui ognuno potrà esprimere i propri pareri e ascoltare le opinioni del personale qualificato.

Il punto di riferimento per ragionare sulla riorganizzazione, nata sulla base del “famigerato” Decreto Balduzzi del 2012, sono quelle che Di Lascio definisce “le quattro S del sistema sanitario: la salute, la sicurezza, (l’aspetto) sociale, e i soldi”. Ma è quasi interamente sull’ultimo elemento, secondo il presidente dell’ordine professionale, che si stanno concentrando dirigenti e politici, in uno scenario in cui “stiamo assistendo alla aziendalizzazione della salute in una aziendalizzazione della sanità”. E i problemi che ne derivano sono parecchi: tagli di posti letto basati su criteri aritmetici e non sul servizio sanitario, facoltà di medicina a rischio dimezzamento, bacini di utenza basati su semplici dati demografici e addirittura la “fuga di cervelli” verso la sanità privata, come nel caso dell’ex neurochirurgo del Sant’Anna Giuseppe Maida.

Tutti argomenti per i quali, secondo Di Lascio, l’ordine dei medici (“l’unico ente che non ha interessi di parte o di partito”) dovrebbe avere voce in capitolo. Il medico ferrarese non si tira indietro di fronte all’argomento dei tagli ai finanziamenti, ma la sua idea è che “non si diminuisce la spesa calando i posti letto, ma chiudendo strutture”. Un discorso che tocca direttamente l’ospedale San Camillo di Comacchio, che per Di Lascio paga la strumentalizzazione politica di cui è stato oggetto negli anni: “Non si può promettere di erogare fondi e progetti e poi rimangiarsi tutto. Ma oggi dobbiamo anche chiederci se ciò che è stato promesso è possibile. Ormai l’ospedale del Delta è attivo”. Un discorso simile vale anche per il reparto Dea di Argenta: “che verrà smantellato, ma aveva davvero senso la decisione di aprirlo, considerando anche la vicinanza degli ospedali di Lugo e Ravenna? Non dobbiamo risparmiare sulle cure, ma curare il risparmio”.

Discorsi che secondo Di Lascio richiedono comunque una certa competenza per evitare proteste male indirizzate. Come all’ospedale del Delta, “dove nessuno parla più della chiusura di emodinamica, ma in compenso ci si lamenta della reperibilità telefonica in pediatria, pratica in uso in molte strutture e che non ha mai creato problemi”. Il presidente dell’Ordine rinnova quindi il suo appello per “dar voce ai medici” e chiede un impegno preciso, anche considerando l’impostazione di ospedale universitario del Sant’Anna, riguardo alla facoltà di medicina. “C’è un rischio molto elevato che la facoltà venga dimezzata e rimanga solo un triennio. La facoltà non ha più attrattiva, mancano sei ordinari e ci sono parecchie diatribe interne. Ma qual’è il progetto? Ci dicono che sono in attesa di finanziamenti, ma per cosa? E i nostri politici vogliono impegnarsi per mantenere intera la facoltà?”.

Di Lascio prende posizione anche riguardo alla diatriba tra il neurochirurgo Giuseppe Maida, dimessosi dal Sant’Anna dichiarando di non essere nelle condizioni di operare, e il direttore generale dell’ospedale Gabriele Rinaldi, ma in questo caso il suo giudizio sembra dar ragione al manager: “Non credo che neurochirurgia abbia perso in qualità. E riguardo alle situazioni di emergenza come quella capitata l’estate scorsa a un ragazzo trasportato a Cesena, siamo davvero in grado di garantire la sicurezza totale? Perchè altrimenti bisogna avere il coraggio di andare altrove. Ad ogni modo sono contrario alla possibilità per i medici del sistema sanitario nazionale di trasferirsi in quello privato: sono come quei piloti dell’aeronautica militare che poi fanno fortuna sui voli di linea. Se si sceglie di lavorare nel sistema pubblico bisogna essere coerenti, se poi uno non è messo nelle condizioni di lavorare siamo pronti a fare le barricate per la sua causa”.

Tutti argomenti su cui la sanità ferrarese e regionale si confronterà durante gli “stati generali” convocati da Di Lascio. Che si aspetta una grande partecipazione pubblica e da parte dei politici in campagna elettorale, “che però devono dare retta anche a chi lavora dentro gli ospedali. Vi dispiacerebbe ascoltarci quando vi diciamo come migliorare il nostro lavoro?”

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