È quasi una sfida aperta alle passate amministrazioni e alla politica nazionale la relazione con cui l’assessore al bilancio Luigi Marattin presenta il bilancio comunale preventivo per il 2014. Nelle sue parole tornano a più riprese i paragoni con quanto operato dai governi centrali negli ultimi quattro anni, paragoni che si appoggiano sia su concetti “ideali” che sulla fredda matematica. Il tutto per sostenere una tesi non nuova per l’assessore ferrarese: la superiorità rispetto alla politica nazionale delle amministrazioni locali – e quella ferrarese in particolare, unico capoluogo a presentare il bilancio previsionale a dicembre -, costrette a ottimizzare le proprie spese per sopportare i tagli imposti da Roma, pari per Ferrara quest’anno a circa 4,5 milioni di euro.
“Le scelte che ci hanno portato dove siamo oggi non sono scelte economiche – riassume nelle fasi iniziali Marattin -; non serviva un economista per farle, e certamente non serviva un professore universitario. Tutti, tutti, in Italia sanno cosa bisogna fare per rimettere in moto il Paese, o per sistemare un bilancio pubblico. La differenza sta nella volontà politica di fare quella scelta, costi quel che costi”. L’assessore elenca quindi tutta una serie di politiche volte a ridurre il debito pubblico locale e ad alleggerire il peso della crisi sulla realtà ferrarese.
Dal punto di vista delle imposte, si va dalla riduzione dell’addizionale Irpef di due milioni di euro sui circa 13 totali (che porterà per Marattin a “diretti benefici nelle buste paga di lavoratori”) alla completa rinuncia alla Tasi (per un totale di 8,5 milioni di euro in meno), la nuova imposta su attività produttive, seconde case e inquilini. Proprio riguardo all’Irpef Marattin lancia la prima frecciata alla politica nazionale affermando che “se lo Stato facesse il nostro stesso sforzo restituirebbe 22,22 miliardi di euro agli italiani. Considerando le fasce di esenzione e il numero di contribuenti, significherebbe in media 705,39 euro in più in busta paga ogni anno ad ogni italiano”.
I paragoni più duri arrivano però sul fronte della riduzione del debito e della spesa pubblica: secondo i dati dell’assessore “Il mandato dell’amministrazione guidata da Tiziano Tagliani si conclude con uno stock di debito più basso di circa 50 milioni di euro (rispetto ai 167 di partenza, ndr), pari al 29,08% in meno in termini nominali e a più del 40% in termini reali. ). Se nello stesso arco di tempo lo Stato avesse fatto il nostro identico sforzo, il debito della Repubblica italiana oggi non sarebbe pari a 2085 miliardi, cioè il 134% del Pil, ma sarebbe pari a 1150 miliardi, circa il 75% del Pil”. E l’assessore sottolinea poi la riduzione del 22,85% delle spese comunali rispetto a inizio mandato, “mentre, se lo Stato avesse fatto il nostro stesso sforzo in quello stesso arco di tempo, avrebbe risparmiato 27,5 miliardi di spesa corrente. Invece la spesa corrente statale, dal 2009 al 2014, è cresciuta di 5,738 miliardi di euro”.
Al termine della relazione di Marattin sono stati presentati tre emendamenti da parte dell’assessore ai lavori pubblici Aldo Modonesi (per conto della giunta), di Simone Merli (gruppo Pd) e di Francesco Rendine (gruppo Gol). Quest’ultimo ha proposto un’ulteriore riduzione delle addizionali Irpef per le fasce di reddito più alte (da 0,8% a 0,79%) e per quelle attorno ai 40 mila euro (da 0,7% a 0,69%). E secondo Rendine a far le spese del minor introito per il Comune, pari a 40 mila euro, dovrebbero essere le associazioni culturali Ferrara sotto le Stelle e Ferrara Arte.
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