Cento. Tra moglie e marito meglio non mettere il dito. In particolare quando c’è una separazione di mezzo, ma soprattutto quando ci si ritrova davanti a un’atletica e poco diplomatica appassionata di arti marziali. Che dopo aver lussato il polso e sbattuto la testa contro un muro al marito se l’è presa anche con la suocera, messa ko da un colpo a palmo aperto che le spaccò il setto nasale. Un fatto che determinò il ricovero immediato per i due feriti (3 mesi lui, 15 giorni con danni permanenti per la madre), il definitivo tramonto del matrimonio della coppia e che ieri mattina, nel tribunale di Ferrara, ha portato alla condanna a 7 mesi di reclusione più il rimborso delle spese legali e processuali per la donna, ritenuta colpevole dal giudice Totaro di lesioni dolose aggravate.
La storia comincia il 29 agosto del 2009, anche se in realtà la crisi coniugale è già in atto da tempo. Al punto che erano già volate scintille e carte bollate, con l’uomo già querelato in un’occasione per aver spinto la moglie. Lei, 32 anni e originaria del Senegal, si era trasferita per stare insieme al marito centese, di tre anni più vecchio, dal quale aveva avuto due figli. Ma col tempo cominciano i problemi, culminati in quel pomeriggio di agosto. Quando la donna dal balcone vede la suocera, che abita al piano terra della stessa palazzina, sgridare i suoi figli perchè stavano litigando tra loro. Inizialmente volano solo parole grosse dal balcone, ma poi la giovane donna decide di passare all’azione: scende e si dirige verso l’appartamento della suocera.
Ad aprirle è il suo stesso marito, preso alla sprovvista dalla violenza della sua (ormai ex) amata. La donna gli gira un polso e lo mette al tappetto sbattendogli la testa contro un muro. Poi, con un singolo colpo, manda in frantumi il naso della suocera. Quasi scontato l’esito finale: dopo essersi rimessi dalle ferite i due querelano la donna, costituendosi parte civile attraverso gli avvocati Gianni Ricciuti e Vittorio Zappaterra. Durante le udienze si parla anche delle particolari abitudini religiose della donna che, secondo quanto riferito dai testimoni in aula, avrebbe praticato delle sorte di “rituali esoterici” con la sabbia, anche se difficilmente questo può aver influito nella sentenza. Più probabile che, come riportato in aula da Ricciuti e Zappaterra, a pesare sia la pericolosità dei colpi usati dalla donna: in particolare quando ruppe il naso della suocera con un colpo a palmo aperto dal basso verso l’alto, con potenziali rischi per il cervello. Alla fine però, nonostante la vittoria giudiziaria, resta l’impressione che anche per le parti civili ci sia ben poco da festeggiare. “Siamo certamente soddisfatti – commenta Ricciuti -, ma purtroppo è una ben magra consolazione considerando la situazione “borderline” che abbiamo affrontato”. I figli della coppia, pur costantemente monitorati dai servizi sociali, sono attualmente affidati al padre.
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