Numeri impressionanti sulla povertà quelli che appaiono nel quarto dossier povertà dell’Emilia Romagna elaborato dalla Caritas relativo all’anno 2012. Nel territorio coperto dall’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio il numero di poveri complessivo ammonta a poco meno di 30 mila (29mila 703) su una popolazione di oltre 280 mila abitanti.
Il numero raggruppa due tipologie di povertà: quella assoluta e quella relativa. Il primo indicatore si basa su di una soglia non direttamente legata alla distribuzione dei redditi familiari. La soglia assoluta è, infatti, identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento e il numero di poveri che rispecchiano tale realtà all’interno 20 Comuni che ricadono nel territorio dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio è di ben 14mila 412 abitanti. La povertà relativa è invece valutata su un nucleo di 2 persone il cui reddito risulta inferiore a quello medio e in questo caso il numero di abitanti della provincia in tali condizioni è di 14mila 291.
Di questi, “solo” 613 persone si sono rivolte ai centri di ascolto diocesani. Per lo più si tratta di donne e oltre 80% è composto da stranieri (in Regione il 70%). Significativa la fascia di età prevalente delle persone che cercano aiuto, quella fra 35 e 54 anni, ovvero un età in cui i soggetti sono ancora potenzialmente abili dal punto di vista lavorativo e, quindi, da quello della produzione di reddito. In prevalenza si tratta di disoccupati, ma non mancano i lavoratori, gli inabili, i pensionati e perfino gli studenti.
La maggior parte degli utenti dei centri d’ascolto vive in famiglia, ma più del 30% vive da solo. L’emergenza abitativa sembra essere contenuta, ma 17 persone che hanno contattato i centri d’ascolto sono risultate essere in una condizione di disagio abitativo estremo.
Per quanto riguarda le associazioni non profit che operano sul territorio, secondo i dati della Caritas, a Ferrara sarebbero 2028 (sempre riferite all’anno 2012) e in prevalenza si avvalgono dell’opera dei volontari (31812), i quali rappresentano l’8,9% della popolazione totale, un dato fra i più bassi a livello regionale tanto che il rapporto indica la nostra provincia come “quella con la minor propensione al volontariato”.
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