Condannati per l’omicidio volontario di Leda Avanzi, la 94 enne ferrarese uccisa durante una rapina nella sua abitazione la mattina del 7 settembre 2012. Dopo un anno si chiude così il processo a carico dei venticinquenni rumeni Florin Catalin Leneschi e Marius Valer Damian e del loro coetaneo polacco Mariusz Chovaniak, i cui avvocati avevano chiesto nelle ultime udienze di derubricare l’imputazione in omicidio preterintenzionale. Nulla da fare però per il pm Barbara Cavallo, che durante la requisitoria ha chiesto l’ergastolo per i tre imputati, e per il giudice Piera Tassoni, che pur senza emettere la massima condanna ha comunque lasciato inalterato il capo d’accusa. Del resto le responsabilità dei tre giovani non era mai stata in discussione, se non nelle prime fasi dell’indagine. E decisivo fu l’incidente probatorio nel tribunale di Ferrara, in cui i testimoni riconobbero gli imputati come gli autori del delitto.
I legali degli imputati puntavano quindi soprattutto su una riduzione della pena, puntando sulla preterintenzionalità dell’omicidio (Leda Avanzi fu colpita in testa con un vaso quando, spaventata dall’irruzione nel suo appartamento, cominciò a urlare) e sull’atteggiamento collaborativo degli imputati mano a mano che le prove a loro carico si facevano sempre più pesanti. Tanto che Leneschi arrivò a confessare di essere presente al momento dell’omicidio, pur sostenendo di non esserne l’autore materiale. Non stupisce quindi che i tre imputati e i loro legali abbiano optato per il rito abbreviato, ottenendo una cospicua riduzione di pena. E alla fine le condanne emanate in mattinata dal giudice Tassoni sono state pari a 20 anni per Chovaniak e 18 per Leneschi e Damian.
Per sapere le ragioni della differenza tra le condanne occorrerà attendere le motivazioni della sentenza. È però probabile che sul giovane polacco abbia gravato il fatto di essere stato il principale organizzatore della rapina: era lui infatti a conoscere personalmente la signora Avanzi e la sua badante 52 enne, Teresa H, sulle quali poteva contare in caso di difficoltà. E quel 7 settembre fu sempre Chovaniak a farsi aprire la porta dell’appartamento col pretesto di dover guardare alcune informazioni su internet, mentre il vero obiettivo erano la pensione e gli oggetti di valore dell’anziana inquilina. I tre entrarono nell’appartamento e buttarono per terra la badante, mentre Leda Avanzi cominciò a gridare. Fu colpita alla testa con un vaso di ceramica e si accasciò per terra, mentre i tre abbandonavano precipitosamente l’abitazione. Ancora non sapevano che per qualche gioiello e 100 euro in contanti si erano macchiati del più grave dei delitti.