Lettere al Direttore
29 Settembre 2013

Fusione dei Comuni? Un’opportunità di sviluppo

di Ruggero Veronese | 3 min

E’ sotto gli occhi di tutti come l’organizzazione periferica dello Stato appaia sempre più inadeguata ed incapace di tradurre in nuove forme le profonde e rapide trasformazioni della nostra società. In un tempo caratterizzato dalla velocità della rete, dalla globalizzazione e da comunità sempre più transnazionali appare del tutto inadeguato lo strenuo tentativo di difendere un campanilismo amministrativo privo di qualsivoglia attualità.

Non mi riferisco alla semplice difesa di un’identità, che sarebbe un sentimento nobile e certamente da rispettare, ma a quell’inclinazione alla protezione biologica del proprio gruppo che determina forme di rivalità del tutto ingiustificate tra territori limitrofi ed omogenei. Non fatico a pensare che nel tempo questo sentimento sia stato alimentato dalla volontà autoriproduttiva di apparati politici che miravano unicamente alla propria conservazione.

Sarebbe però sbagliato se si desse un giudizio univoco che non tenesse conto delle differenze che esistono, differenze che ben conosciamo e che rappresentano un importante punto di partenza. E’ il caso della nostra provincia dove negli anni sono sorte esperienze di gestione di area vasta (dalle unioni alle forme associative) che hanno permesso di contenere i danni prodotti dell’ideologia da taglio orizzontale della spesa pubblica che ha, a prescindere dai governi, paralizzato le amministrazioni locali impedendole di essere volano contro alla crisi.

A tal proposito il fatto più rilevante di questi mesi è il referendum sulla fusione dei comuni di Massafiscaglia, Migliaro e Migliarino. Al netto delle proprie personali convinzioni non vi può essere giustificazione alcuna per opporsi a questo processo, e non solo perchè alternative reali non ve ne sono, ma perchè questa è l’unica strategia concreta per aver un minimo di risorse pubbliche necessarie per il rilancio del nostro territorio. Chi si dovesse opporre dovrebbe anche farsi carico di suggerire un’alternativa praticabile.

Se è vero che a questa prospettiva non esistono altre ozioni è altrettanto vero che qualora il referendum, come mi auguro, dovesse dare un esito positivo sarà opportuno immaginare quale direzione intraprendere, quale scelte adottare. Personalmente sono convinto che due debbano essere le coordinate: costruire opportunità e garantire un ampia partecipazione dei cittadini al processo costitutivo della nuova entità amministrativa.

Prima di ogni altra cosa bisognerà tracciare “la via maestra” del futuro comune, personalmente non ho dubbi e penso che si debbano creare prima di ogni altra cosa opportunità di lavoro, opportunità per giovani e opportunità di accesso ai servizi. Parallelamente va garantita la partecipazione perché non si può pensare che un processo epocale come quello a cui si sta dando vita non veda un coinvolgimento di tutti i soggetti sociali ed economici in modo ampio e prolungato.

E’ chiaro però che è impensabile mettere in campo queste energie se al referendum non prevarranno i sì, e non solo perchè si rinuncerà a quasi 10 milioni di euro (che di questi tempi sono puro ossigeno!) ma perchè avremo dimostrato di essere una comunità che non ha a cuore il futuro dei propri figli, che non pensa alle nuove generazioni e che non si preoccupa di quali strategie adottare per garantire nuove opportunità a partire appunto dal diritto al lavoro.

Al contrario però sono convinto che i cittadini dei tre Comuni daranno prova di grande maturità, comprenderanno la portata della partita che si sta giocando ed accoglieranno con entusiasmo questo nuovo percorso lanciando implicitamente alla nostra provincia la sfida sul terreno dell’innovazione amministrativa e della capacità di costruire nuove opportunità a partire dai giovani.

Stefano Calderoni

Assessore provinciale all’agricoltura, protezione flora e fauna, politiche giovanili e protezione civile

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