“È una tradizione ormai, apriamo il Museo e facciamo vedere anche cosa c’è dietro le quinte, mostriamo i materiali che usiamo per i nostri studi, vogliamo mostrare che la scienza è un metodo fatto anche di valori”. Sono le parole di Stefano Mazzotti, direttore del Museo civico di storia naturale di Ferrara, che anche quest’anno, per la “Notte dei ricercatori” (quella di venerdì 27 settembre) ha deciso di festeggiare aprendo gratuitamente il museo a tutti i visitatori dalle 21 alle 24. Circa una cinquantina le persone che hanno deciso di partecipare, con un nutrito nugolo di bambini curiosi, pronti a meravigliarsi guardando piccoli insetti al microscopio o gli animali impagliati nelle teche oppure i fossili, la collezione di minerali, la struttura interna della Terra o il famoso meteorite di Vigarano nella sezione geologica curata da Enrico Trevisani.
Si parla, naturalmente, di biodiversità, di cambiamenti climatici e di conservazione degli ambienti naturali. L’accento sulle modifiche al clima e all’ambiente portata sull’uomo è rilevante, d’altronde proprio nella stessa giornata di venerdì è uscita la prima parte del report sul clima dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) che conferma la causa antropica del riscaldamento globale. Un bambino osserva al microscopio i dentini colorati di rosso di un toporagno ed esclama: “Fa impressione!”. “Non è sangue – gli spiega Mazzotti- è lo smalto dei loro denti ad essere così”. Ma in realtà quei denti nascondono davvero una storia in qualche modo impressionate. “Stiamo osservando le pallottole di rigurgito dei barbagianni, che sono i loro predatori, vediamo sempre meno resti (come i denti o pezzi dello scheletro) di toporagno, di Sorex sp nello specifico, e sempre più di altri animali tipici di ambienti più caldi” spiega il direttore del museo. Molto probabilmente è uno dei simboli di come il cambiamento climatico incida sul territorio ferrarese: “negli ultimi 30 anni le temperature nel Delta del Po sono aumentate di quasi due gradi -spiega Mazzotti- è tantissimo, è una delle zone in Italia in cui si registra l’aumento maggiore. Quel che osserviamo è che si sta riducendo il numero di animali abituati a vivere nelle zone umide mentre aumentano quelli che più si adattati ai climi caldi”.
Anche per questo i ricercatori del museo monitorano lo stato degli ambienti nel territorio ferrarese, fanno sopralluoghi, realizzano mappe che raccolgono dati importantissimi sullo stato di conservazione del territorio e ne analizzano la salute tramite (ma non solo) lo studio di alcuni tipi di insetti come gli Imenotteri (api, vespe) -mostrati al pubblico dalla ricercatrice Lucrezia Mattioli-, oppure studiano la biodiversità utilizzando come indicatori i Ditteri Sirfidi (come le mosche): “Si fanno tanti discorsi sulla biodiversità ma in realtà in Italia stiamo perdendo le competenze nel riconoscere le specie”, denuncia però la ricercatrice Carla Corazza che proprio per questo ha creato qui a Ferrara una scuola di tassonomia, oggi inserita nella rete europea Dest (Distributed European school of taxonomy) e che per questo tramite nel 2014 attiverà 10 posti per uno specifico stage formativo.
Un’altra parte della ricerca è invece di tipo più comunitario, coinvolge anche le popolazioni e non riguarda solo l’ambiente, come il progetto per la creazione della mappa di comunità del Po di Primaro, un modo per conservare e ricordare il patrimonio ambientale come era un tempo, ma anche le storie, le tradizioni, la cultura della comunità: “in questo modo, ad esempio, abbiamo riscoperto vecchie ricette che oggi alcuni ristoranti del territorio propongono nei loro menù” spiega ancora Corazza.
Ma museo significa anche catalogare i reperti appartenenti alle collezioni e così, accanto alla ricerca più “classica” i visitatori hanno potuto anche conoscere un ‘altra delle attività -forse quella più tipicamente associata all’attività dei luoghi espositivi- che impegna il personale del museo: la catalogazione informatizzata delle migliaia e migliaia di reperti tramite l’uso di un’apposito scanner per l’identificazione automatica curata dalle giovanissime Marina Cangemi (dottoranda) e Chiara Feriotto (borsista Spinner) coadiuvate da Marco Caselli, collaboratore del museo.
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