Non volevano uccidere. Si trattò di un caso di delitto preterintenzionale l’omicidio di Leda Avanzi, la novantaquattrenne ferrarese uccisa nella sua abitazione il 7 settembre 2012 durante una rapina. Questa la tesi degli avvocati difensori dei venticinquenni rumeni Florin Catalin Leneschi, Marius Valer Damian e del loro coetaneo polacco Mariusz Chovaniak, che hanno confessato di essere gli autori del crimine dopo essere stati riconosciuti in aula dai testimoni durante l’incidente probatorio.
Ieri mattina, 19 settembre, il procedimento in rito abbreviato per omicidio volontario a loro carico è continuato in aula a porte chiuse, dove i difensori hanno esposto al giudice le proprie arringhe chiedendo una sostanziale attenuazione delle richieste della pm Barbara Cavallo, che l’11 luglio scorso aveva chiesto l’ergastolo per Leneschi e Damian (per quest’ultimo, indicato come l’autore materiale del delitto, sono stati richiesti anche tre anni di isolamento diurno – che verrebbe comunque a cadere in virtù della premialità del rito processuale adottato) e 20 anni di reclusione per Chovaniak, che fu complice nella rapina e non cercò di ostacolare l’omicidio dell’anziana ferrarese.
Secondo quanto ricostruito in aula quel giorno, di mattina, Leneschi e Damian penetrano nell’appartamento al civico 57 di via Bologna a Ferrara, al secondo piano. Ad agevolare il loro ingresso è Chovaniak (difeso dall’avvocato Fabrizio Carletti), già conosciuto dalla badante dell’anziana, Teresa H. di 58 anni, come persona fidata. Il giovane aveva chiesto di entrare per poter utilizzare il computer. Una volta fatta irruzione, i due gettano a terra la 58enne. In quel momento Leda Avanzi inizia a urlare per lo spavento. Per zittirla uno dei due afferra un vaso in ceramica e la colpisce più volte sulla sua testa. L’anziana rimane ferita. Una volta chiamati i soccorsi, l’ambulanza la porterà in ospedale, dove morirà poche ore dopo. La rapina frutterà qualche gioiello e 100 euro in contanti.
L’avvocato Pier Francesco Uselli, legale di Leneschi, ha sostenuto in aula che durante le indagini non sono emerse prove certe della presenza del suo assistito quando Leda Avanzi fu colpita alla testa con un vaso, e che il giovane rumeno si trovava in un’altra stanza durante quegli istanti fatali. Uselli ha chiesto di configurare il delitto come preterintenzionale, il riconoscimento del concorso anomalo e delle attenuanti generiche, nonché un contenimento della pena sulla base dell’atteggiamento del suo assistito, che ha confessato quanto accaduto quella notte.
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