Il Parco del Delta del Po tiene ancora banco. Ora è la volta dell’approvazione dello Statuto della Macroarea, in cui esso è stato ridotto. Che costituirebbe, secondo la Provincia di Ferrara, «una fase fondamentale dello sviluppo». Chiunque avesse una conoscenza perlomeno elementare delle aree protette sorriderebbe a questa battuta. Perché saprebbe che, per lo sviluppo sostenibile di un Parco naturale, di veramente strategico, a fianco del Piano territoriale, c’è solo il Piano di sviluppo socio-economico.
Ma, nel caso delle Macroaree, c’è ben poco da ridere in quanto la Regione Emilia-Romagna, che le ha congegnate, ha voluto proprio svilire -unica in Europa- la specialità dei Parchi naturali, per abbassarli alla scala più blanda di Rete Natura 2000.
Anche allora, sul finire del 2011, in fretta e furia, come nel caso recente della Riserva della Biosfera. La prova provata? L’istituzione cervellotica di un Comitato consultivo per la Promozione della Macroarea. Solo per esso, e non per l’organo direttivo dell’ ente, è prevista la nomina di un rappresentante della Regione. Che lo Statuto appena approvato eleva a Presidente del Comitato stesso.
Così facendo, nella Macroarea e nel Parco naturale più complicati d’Italia, si innescherà -è facile prevederlo- un inedito e nefasto conflitto di ruoli tra Presidenti. E a prevalere su tutto e tutti, se non interverrà una ragionevole e rapida inversione di rotta, sarà purtroppo alla fine soltanto il declino del Delta.
Circolo del Delta
Sinistra Ecologia Libertà