Mesola
5 Agosto 2013
Le cause dopo l'insorgere di patologie respiratorie tra i bambini nella zona del Delta

Enel, i comuni vogliono il risarcimento

di Ruggero Veronese | 3 min

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800px-Polesine_Camerini_thermal_power_stationLa trattativa con Enel c’è e prosegue a pieno regime, anche se è ancora presto per parlare di una conclusione. Dopo l’accordo raggiunto da cinque Comuni del rodigino (Taglio di Po, Loreo, Ariano nel Polesine, Corbola, Porto Viro) e dal Parco regionale veneto del Delta del Po con Enel, anche gli enti territoriali ferraresi potrebbero farsi da parte come parti civili nel processo “Enel bis”.

Un procedimento nato dopo l’insorgere di patologie respiratorie tra i bambini nella zona del Delta, secondo la procura rodigina causate dalle emissioni della centrale energetica di Porto Tolle nel periodo in cui era alimentata a olio combustibile. Secondo l’accusa infatti la commissione Via (valutazione di impatto ambientale), incaricata di esaminare e approvare il progetto della centrale, ricevette una documentazione in cui le emissioni prodotte dalla centrale venivano notevolmente sottostimate, e nella quale non era presa in considerazione la possibilità di utilizzare gas o altri combustibili meno inquinanti.

E gli enti emiliani coinvolti nel processo (Comuni di Mesola e Goro, Provincia di Ferrara, Regione Emilia Romagna ed Ente parco emiliano romagnolo del Delta del Po) potrebbero seguire la strada intrapresa pochi giorni fa dai vicini veneti, a cui Enel verserà 1,1 milioni di euro (130 mila euro a ogni Comune, 500 mila euro per al Parco regionale) per ritirarsi dal processo e dalla richiesta di risarcimento. Aggiungendo, secondo le indiscrezioni, una clausola di tutela per l’azienda: la rinuncia a ogni futura azione penale, civile o amministrativa derivante dal funzionamento della centrale di Porto Tolle. Un dettaglio che per il momento non sarebbe smentito neanche dagli enti emiliani-romagnoli: “Parliamo di una situazione in evoluzione, quando ci saranno atti formali verranno rivelati ai giornali e al pubblico – affermano fonti legali -. È chiaro però che, quando si fa una transazione, in cambio di denaro si rinuncia a qualcosa”.

La trattativa è comunque più complicata sul versante emiliano, dove ai possibili risarcimenti derivanti dal processo Enel bis (per il quale si tornerà in aula il 23 settembre) si potrebbero aggiungere quelli, da quantificare in  sede civile, che le parti civili potranno esigere dal primo procedimento. Infatti nonostante la prescrizione, che aveva sottratto Enel (riconosciuta responsabile dei fatti) alla condanna, la partita è ancora aperta in ambito civile, dove le parti in causa potrebbero ottenere cospicui risarcimenti. Un fatto che permetterebbe agli enti ferraresi di avanzare richieste maggiori rispetto ai vicini rodigini per farsi da parte nel processo. “I cinque enti emiliani potrebbero trovare un accordo tutti insieme o separatamente – fanno sapere le fonti legali contattate -, anche se è facile che decidano di muoversi in maniera compatta, trovando una soluzione condivisa da tutti o uscendo in blocco dalla trattativa”. In caso di un accordo, l’elenco delle parti civili pronte a fronteggiare Enel in tribunale resta comunque molto numeroso: al fianco della provincia di Rovigo e dei Comuni di Rosolina e Porto Tolle, compaiono infatti anche le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Greenpeace, Legambiente e Wwf.

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