Sono presenti quasi al completo gli amministratori Pd della provincia per l’arrivo alla festa di Barco di Graziano Delrio: il “ministro dei sindaci”, un soprannome che deriva sia dalla sua delega nel governo (affari regionali) sia per la storia e il carattere personale. Il ruolo di Delrio nell’esecutivo è infatti piuttosto atipico: mai candidato al parlamento e tutt’ora in carica come primo cittadino di Reggio Emilia, è tra i pochi politici italiani che si deve confrontare contemporaneamente con i problemi locali e nazionali. E dalle sue parole a Ferrara durante l’intervista con la giornalista di Repubblica Giovanna Casadio, tra un richiamo e l’altro “al senso di responsabilità degli amministratori locali”, lascia trasparire che in fondo la vera frattura politica in Italia non è più tra destra e sinistra (come le cronache parlamentari di questi giorni dimostrano ampiamente), ma tra il parlamento e i Comuni, tra le segreterie di partito nazionali e i piccoli circoli territoriali.
Un concetto che la Casadio conosce bene e che si lega a doppio filo con buona parte delle sue domande. Si parte infatti con il tema “principe” dello scontro tra parlamento e Comuni: l’Imu. Un tema su cui Delrio si schiera apertamente dalla parte delle amministrazioni: “Tutti i Comuni hanno dovuto fare i bilanci con certezze solo parziali – afferma il ministro -, e bisogna riuscire a dare una risposta chiara entro la metà di agosto. La tassa introdotta da Monti era sperimentale dal momento che solo la metà del gettito andava ai Comuni, che non potevano neanche regolarne i parametri o introdurre agevolazioni. La contestammo perchè snaturava il principio su cui era pensata: il federalismo, che deve introdurre un rapporto diretto tra cittadini e amministratori”. Riguardo alla “legittimità” dell’imposta Delrio non ha dubbi: “Quasi tutti gli economisti del mondo affermano che un paese non si deprime a causa della tassa sugli immobili, ma attraverso l’Irpef e le tasse sul lavoro. Francamente credo che sia meglio ottenere più gettito dall’Imu e meno dagli stipendi”.
Sempre in tema di tassazione, Delrio si definisce contrario all’aumento dell’Iva, anche alla luce dei risultati ottenuti dal rincaro precedente,“che ha portato a un calo drastico nei bilanci Iva. Siamo in un momento in cui aumentando la tassazione si abbattono i consumi. Avrebbe più senso rimodulare il paniere, dove ci sono aliquote con agevolazioni senza senso”. Riguardo alla revisione del patto di stabilità il sindaco reggiano afferma che “è fondamentale come punto di approdo per il 2013 svincolare gli interventi sui piccoli investimenti locali e sulle operazioni di messa in sicurezza degli edifici e del territorio, che porterebbe a un ritorno economico e in termine di occupazione. Se non ci riusciamo, questa esperienza di governo sarà una grande pedalata a vuoto”.
Non si possono ovviamente trascurare i nodi più politici (o partitici) della cronaca nazionale, in cui la fanno da padrone i processi di Berlusconi e la lotta per la leadership all’interno del Pd. Delrio è uno degli uomini più vicini al sindaco di Firenze Matteo Renzi, ma non vuole sentire parlare di linea dettata dall’alto: “Sono molto amico di Renzi – afferma il ministro – proprio perché lascia una grande autonomia. Non detta una posizione di corrente, anzi credo che non sia neanche capace di gestirne una. Non è vero che da parte sua ci sia un tentativo di scardinare il governo: Renzi sa che deve agire lealmente finché l’esecutivo di Letta non avrà esaurito il suo ciclo naturale, garantendo un rilancio dell’occupazione e le riforme necessarie al paese”.
Incalzato dalla Casadio sull’alleanza “contro natura” tra Pd e Pdl, Delrio afferma che “teoricamente hai ragione, ma dal punto di vista pratico questo paese ha bisogno di un governo e questo è l’unico possibile oggi. Perche lo accetto? Perché con questa legge elettorale non si può tornare a votare, e l’assenza di un esecutivo danneggerebbe soprattutto i ceti più deboli, che come Pd dobbiamo cercare di tutelare. Ed è vero che alcuni temi sono stati rimandati, ma qualcosa siamo riusciti a fare: il rifinanziamento della cassa integrazione, i provvedimenti per le defiscalizzazioni e per le nuove assunzioni o il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. I rapporti con i colleghi del Pdl comunque sono buoni, e ci sentiamo quotidianamente per discutere di lavoro”.
E se riguardo alla sospensione dei lavori parlamentari imposta dal partito di Berlusconi Delrio si mostra critico (“se fossi un parlamentare non so come avrei reagito”, afferma in maniera sibillina), per il ministro gli errori del Pd riguardano più che altro l’aspetto comunicativo: “Questa scelta poteva essere sostenuta, ma bisognava convocare una conferenza stampa spiegando ai cittadini che non si è d’accordo e che il calendario della Cassazione non c’entra nulla con i lavori parlamentari. Bisognava metterci la faccia e far capire ai cittadini che c’è una necessità di governo, altrimenti sembra che il problema sia nostro, e non del Pdl”.
Il dibattito si chiude sul tema dei finanziamento pubblico ai partiti e vede nascere quasi uno scontro tra Delrio e alcuni volontari della festa Pd. Perchè se il ministro dichiara di voler rispettare la volontà degli elettori, pur non condividendola (“Il Pd è incasinato, anarchico, con tanti problemi. Ma un partito è un partito e deve rappresentare tutte le voci di chi è iscritto e ora bisogna fare a meno di questi soldi che girano”), i militanti di Barco la vedono diversamente, spiegando che “i nostri circoli si stanno arrabattando” e chiedendo un ripensamento. Delrio sostiene che le riunioni possono essere fatte “anche nelle sale dei condomini, come ho fatto spesso a Reggio Emilia”, trovando il sostegno a spada tratta dal sindaco di Vigarano, Barbara Paron. E inaspettatamente, per qualche minuto, l’establishment dà lezioni di umiltà alla base. Forse è meglio non farci l’abitudine.
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