Economia e Lavoro
22 Giugno 2013
L'obiettivo è incontrare i dirigenti Thyssen. Nardini. "Coinvolgere tutte le istituzioni. Il ministero? Un mistero"

Berco, la mobilitazione arriva fino in Germania

di Ruggero Veronese | 3 min

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DSC08641“Andremo in Germania sotto la sede della ThyssenKrupp, ad Essen, per dire che vogliamo una trattativa vera, e che venga stabilito un programma per il rilancio dello stabilimento di Copparo”. È il segretario provinciale della Fiom – Cgil Mario Nardini, al fianco dei rappresentanti di Fim – Cisl, Uilm – Uil e Ugl Metalmeccanici, a dare l’annuncio ufficiale dello sciopero e della trasferta dei dipendenti Berco (“probabilmente la prima mobilitazione sindacale italiana all’estero sotto gli uffici di una multinazionale”) per il 27 e il 28 giugno. Due giorni di mobilitazione durante i quali, mentre la maggior parte dei sindacalisti e dei dipendenti resterà in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento copparese, due pulman porteranno un centinaio di persone direttamente sotto le finestre di quel gruppo dirigente rappresentato fin’ora solo dall’amministratore delegato Lucia Morselli, la “lady di ferro” incaricata di portare avanti la procedura di mobilità per i dipendenti Berco.

I due mezzi partiranno da Copparo alle 13 di giovedì 27, per effettuare la mattina successiva una mobilitazione con cui Nardini spera di raccogliere la solidarietà e la collaborazione anche dei sindacati e dei lavoratori tedeschi. “Ma saremo a disposizione della stampa e delle autorità locali, ai quali spiegheremo la nostra situazione, e il nostro obiettivo è quello di rivolgere alcune richieste molto specifiche alla dirigenza Thyssen. Il licenziamento così come è stato attivato dalla Morselli ha delle alternative che bisogna prendere in considerazione, creando un mix tra gli ammortizzatori sociali e misure per il rilancio dello stabilimento”.

E uno degli obiettivi dell’iniziativa è anche quello di coinvolgere le autorità politiche locali e nazionali, a cui i lavoratori offrono “ospitalità” nei due pulman. “Terremo qualche posto libero per le istituzioni – spiega Nardini -, e speriamo di raccogliere l’adesione dei parlamentari eletti sul nostro territorio e di coinvolgere i rappresentanti al parlamento europeo. Dobbiamo mettere l’opinione pubblica italiana di fronte a un fatto che sta mettendo a rischio il futuro della meccanica e della tutela del lavoro in Italia”.

Proprio in quest’ultimo aspetto l’atteggiamento della Thyssen rappresenta secondo Nardini un “grave sgarbo” nei confronti dei dipendenti italiani. “Quando un’azienda ha un sistema sindacale ratificato non può rispettare i sindacati solo in Germania, come ha fatto nel caso di IG Metall, in cui ha stipulato un accordo per non licenziare i dipendenti fino al 2020”. I sindacati si propongono di dar vita a un’iniziativa “composta da persone pacifiche, civili ma determinate”, e sperano di trovare un gruppo dirigente disponibile, anche se non si hanno ancora né conferme né smentite sulla possibilità di un incontro. Con la speranza che un aiuto possa arrivare da “Sappiamo che mentre saremo in viaggio, il 27 giugno, i componenti del Cea (Comitato Sindacale Europeo) faranno un focus sulla questione Berco con alcuni dirigenti Thyssen. Saremo in contatto con loro per tutta la durata della nostra mobilitazione”.

I sindacalisti ferraresi lasciano aperta anche la possibilità di azioni legali, motivate anche dal comportamento della Morselli, che ha disdetto la contrattazione aziendale e che, spiegano gli rsu, “ogni volta che viene a sapere di una riunione dei sindacati ci convoca in anticipo per parlarci privatamente. Evidentemente le spie non sono solo nei servizi segreti, ma anche nello stabilimento”. Per Nardini questa via trova però come ostacolo i tempi della giustizia: “L’azione legale è per definizione un modo per fare pressione, il problema è la durata dei processi in Italia, perchè i lavoratori Berco non possono aspettare quattro o cinque anni per avere delle risposte”.

Un’azione a tutto campo insomma quella dei sindacalisti ferraresi, che non rinunciano a lanciare un’ultima frecciata al ministero dello sviluppo economico di Flavio Zanonato, che a loro avviso non avrebbe ancora svolto il proprio ruolo nella trattativa: “Il ministero? Un mistero”.

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