A Ferrara per partecipare all’incontro organizzato dall’Anpi “Vittorio Arrigoni” sul tema del neofascismo, Checchino Antonini, giornalista d’inchiesta, commenta uno dei fatti di cronaca più discussi dell’ultima settimana: la sentenza Cucchi. Un caso che lo vede particolarmente competente: Antonini fu il primo giornalista a svolgere indagini sulla morte di Stefano Cucchi (così come fu il primo a far scoppiare il ‘caso Aldrovandi’ pubblicando su Liberazione la foto del ragazzo di 18 anni morto sul lettino delle morgue). Dalle prime visite in obitorio fino alla battaglia giudiziaria al fianco della famiglia del geometra trentunenne, morto il 22 ottobre 2009 in circostanze assai controverse dopo essere stato arrestato una settimana prima per possesso di hashish.
E non stupisce infatti il giudizio senza mezzi termini di Antonini riguardo alla sentenza emanata il 5 giungo dalla Corte d’Assise di Roma, che condanna sei medici dell’ospedale Pertini per omicidio colposo ma assolve gli infermieri e tutte le guardie carcerarie, che erano finite al centro dell’inchiesta per le lesioni subite da Stefano. “È stata una sentenza inattesa per la spudoratezza con cui è stata pronunciata – commenta il giornalista –, ma si era capito subito che il processo aveva preso una brutta piega. Fin dall’inizio c’era la sensazione che si cercasse di far passare un caso di malapolizia per uno di malasanità, escludendo completamente un pezzo di quanto avvenuto quella sera”.
Antonini si riferisce a quello che accadde al ragazzo prima dell’ingresso in ospedale, “dove entrò già con una lesione progressiva a una vertebra, che gli rendeva difficile camminare e stare in piedi. Una lesione che andava aggravandosi con il tempo e che lo stava lentamente immobilizzando”. Antonini fa capire senza mezzi termini qual è il suo giudizio complessivo: “la verità è che Stefano è stato sepolto nel buco nero della giustizia italiana: la sanità penitenziaria”.
Un giudizio severo in base al quale il giornalista traccia il suo discrimine tra il caso Cucchi e quello di Federico Aldrovandi. “Purtroppo a Roma – continua il giornalista – non si è sentito l’effetto della sentenza di Ferrara, dove a stabilire la giustizia hanno contribuito un valido pm (il secondo), il giudice, la famiglia del ragazzo e la società civile. Ma la sentenza Aldrovandi è una pietra miliare soprattutto per le motivazioni”. C’è da scommettere che, quando usciranno quelle sulla sentenza Cucchi, la voce di Antonini si farà di nuovo sentire.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com