Cronaca
23 Maggio 2013
Nell'ultima puntata di "Chi l'ha visto?" nuovi elementi a carico dell'ex fidanzata di Denis

Caso Bergamini: “Fu omicidio passionale”

di Ruggero Veronese | 5 min

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Domizio Bergamini, padre di Denis, insieme all'avvocato Eugenio Gallerani

Domizio Bergamini, padre di Denis, insieme all’avvocato Eugenio Gallerani

Si parla ormai apertamente di omicidio, con tanto di movente e possibili responsabili, nel caso di Denis Bergamini, il calciatore argentano del Cosenza trovato morto il 18 novembre 1989 sulla statale Jonica. L’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”, trasmissione che da anni segue la battaglia legale della famiglia Bergamini, ha reso noti nuovi elementi che renderebbero sempre più inverosimile la tesi– rimasta per 24 anni quella ufficiale – del suicidio di Denis. Elementi che, se le ipotesi della procura di Castrovillari risultassero corrette, inquadrerebbero come artefici di tutta la messinscena Isabella Internò, all’epoca la ex fidanzata del calciatore e già raggiunta da un avviso di garanzia, e due “uomini misteriosi” che potrebbero aver avuto un ruolo di primo piano nell’omicidio. Per la procura di Castrovillari, che nel giugno del 2011 ha riaperto le indagini, si tratta di un delitto passionale, rimasto segreto e impunito per molto tempo.

Il servizio del programma diretto da Federica Sciarelli ripercorre infatti la lunga storia dell’oblio sulla morte del calciatore. Da quando Isabella Internò racconta ai giudici di aver visto Denis “scendere dall’auto e buttarsi sotto un camion con le braccia in avanti, come un tuffo in piscina”. Era la testimone chiave di tutta la vicenda. La sua versione fu creduta e il caso archiviato come suicidio, ma i genitori del calciatore non hanno mai pensato che il proprio figlio potesse essersi tolto la vita: troppe incongruenze, sia livello di prove che nelle motivazioni che avrebbero potuto spingerlo al gesto disperato. Il gilet di Denis, che indossava al momento del presunto impatto col camion, era ancora completamente intatto quando vennnero scattate le foto dei rilievi: “difficilmente – e la versione della redazione di Rai 3 – poteva essere stato trascinato sotto le ruote di un camion per decine di metri”. Una tesi riproposta anche dallo scrittore Carlo Petrini, autore de “Il calciatore suicidato”, che riguardo al cadavere del giovane afferma che “Denis non ha nemmeno una fratturina. Non ha niente per poter dire che è uscito da un trascinamento di 60 metri”. E alle incompatibilità “tecniche” si uniscono quelle sui moventi di un suicidio giudicato assai improbabile. Per i famigliari “Denis era all’apice della carriera, la Fiorentina lo voleva e il Cosenza gli aveva appena triplicato l’ingaggio”. Negli ultimi tempi era anche uscito dalla storia con la Internò e aveva cominciato a frequentare una ragazza di Ferrara. Un dettaglio che, dopo più di vent’anni, potrebbe assumere un’importanza sempre maggiore.

Isabella Internò

Isabella Internò

Perché se le prove materiali mettono in discussione il suicidio del calciatore, anche la posizione della Internò, al momento unica testimone oculare dell’episodio (insieme al camionista a suo tempo indagato per omicido colposo e poi prosciolto) viene investita da parecchi punti interrogativi. “Una cosa è certa – afferma il servizio di Rai 3 -: Isabella deve aver mentito, perchè lei c’era quando è stata messa in scena la scena del suicidio. Lei e altri, che potrebbero averla aiutata”. Gli esecutori materiali del delitto potrebbero essere infatti due uomini misteriosi con cui Denis era stato visto quel pomeriggio, e che potrebbero averlo seguito e ucciso sulla statale. Sono le 16 del 18 novembre 1989, e Bergamini era al cinema coi compagni di squadra, alcuni dei quali racconteranno poi di aver visto il calciatore argentano lasciare la sala “in maniera furtiva”.

Denis viene visto per strada con i due individui e poco dopo, alle 16,30, si presenta sotto la casa della ex fidanzata e la fa salire sulla sua Maserati. Nella sua testimonianza la Internò ha sempre dichiarato che il calciatore era da solo quando sono partiti per la statale Jonica, in direzione di Taranto. Secondo la procura di Castrovillari l’automobile di Bergamini potrebbe però essere stata seguita e raggiunta da un mezzo che le ha tagliato la strada, facendola fermare al lato della strada dove si sarebbe consumato il delitto. Una tesi avvalorata dalla nuova perizia condotta dal medico legale Roberto Testi, secondo cui “la morte di Bergamini non è stata causata dall’urto con il camion. Era già morto al momento dell’impatto”.

Ma perché la Internò avrebbe architettato questa messinscena? L’ipotesi di omicidio passionale della procura potrebbe essere legata a un indizio trovato nel portafoglio del calciatore e passato per molti anni inosservato: il biglietto di una clinica privata di Londra, dove Denis e l’ex fidanzata erano stati un paio di anni prima “in un momento molto difficile – suggerisce il programma – della loro storia”. La presenza di quel biglietto ha fatto nascere i sospetti dei famigliari del calciatore, secondo i quali “Denis era molto meticoloso, e teneva le sue cose molto in ordine”. Come mai i due avevano tirato fuori quel vecchio contatto? La famiglia non si pronuncia sui moventi, ma di una cosa è certa: “Denis è stato ucciso”. Lo ribadisce anche Domizio Bergamini, il padre del calciatore: “L’ho capito subito, appena ho visto la foto del corpo. Anch’io ho avuto un camion simile a quell’Iveco, ed è impossibile che Denis sia stato trascinata da quel mezzo”.

Una svolta nell’inchiesta potrebbe sopraggiungere se nel registro della procura comparissero altri indagati, ma su questo l’avvocato Eugenio Gallerani, in trasmissione con i famigliari di Denis, non si sbilancia: “ne so quanto ne sa la stampa, l’inchiesta la sta conducendo la procura di Castrovillari”. Un nome che potrebbe ricomparire – in qualità di testimone o di indagato – è però quello di Raffaele Pisano, il conducente del camion che schiacciò il corpo del calciatore (tra l’altro dato per morto per anni e poi magicamente ricomparso, leggi). “La posizione del camionista – continua Gallerani – dipenderà dalla magistratura di Castrovillari, che si baserà sia su elementi di carattere tecnico che sulle ricostruzioni che farà la procura”.

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