Il dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Sant’Anna ha effettuato il primo impianto in Italia di un “Versice deep brain stimulation system”, lo stimolatore cerebrale di ultima generazione capace di combattere efficacemente i sintomi del morbo di Parkinson, garantendo una qualità di vita migliore ai pazienti. Si tratta di un’operazione ad alto livello di specializzazione, realizzata in circa sei ore e con la paziente, una donna cinquantottenne residente in Romagna, cosciente e collaborativa per tutta la durata dell’intervento. Un risultato che pone l’ospedale di Cona ai vertici italiani nel campo della neurochirurgia e nel trattamento del grave morbo degenerativo, e che ha sollevato l’entusiasmo della equipe guidata dalla professoressa Mariachiara Sensi e dal chirurgo Michele Alessandro Cavallo, oltre che dei vertici dell’azienda ospedaliera.
“Ancora una volta questo dipartimento di neuroscienze – afferma il direttore sanitario del Sant’Anna, Andrea Gardini – ha raggiunto un risultato che vorremmo rendere noto, grazie a un gruppo che rappresenta un piccolo scrigno di alta specializzazione”. L’equipe di neuroscienze che ha effettuato l’innovativa operazione è composta infatti da 22 persone tra anestesisti, neurologi, chirurghi, neurofisiologi e una psicologa. Il team si occupa del morbo di Parkinson da oltre dieci anni, un periodo in cui ha effettuato circa 130 impianti di stimolatori cerebrali. L’operazione di ieri rappresenta però una svolta nel trattamento della malattia, dal momento che la nuova generazione di impianti consente di focalizzare gli impulsi elettrici a zone più focalizzate del cervello, migliorando in misura notevolmente maggiore le capacità motorie del paziente.
“L’imperativo – spiega Maria Rosaria Tola, dirigente del dipartimento di neuroscienze – è far vivere meglio i pazienti affetti da malattie degenerative e non curabili, e questo nuovo strumento ci consente di personalizzare le terapie, creandone una giusta per ogni persona”. L’equipe dell’ospedale Sant’Anna è stata selezionata direttamente dall’azienda produttrice dei nuovi stimolatori cerebrali, che ha valutato i risultati raggiunti negli ultimi anni dagli ospedali italiani. Dato anche il costo degli apparecchi, la Tola afferma che “come professionisti abbiamo il dovere di selezionare i pazienti adatti per l’impianto, sia dal punto di vista dei rischi operatori sia valutando i benefici che riceveranno dallo stimolatore”. I nuovi neuro stimolatori infatti possono essere particolarmente efficaci per i malati che contraggono il morbo precocemente, prima dei 60 anni, che hanno bisogno di contrastare i sintomi del Parkinson anche per lungo tempo e di lavorare garantendosi una condizione di autosufficienza. “La vita del paziente cambia completamente – spiega la dottoressa Sensi -, e si assiste a un recupero funzionale che prima era difficilmente immaginabile. Una volta queste apparecchiature erano considerato solo delle “rescue therapy”, che intervenivano quando il trattamento farmacologico non era più efficace. Ora, grazie alle nuove apparecchiature, alcuni pazienti affetti da Parkinson riescono addirittura ad interrompere le cure coi farmaci”.
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