“Siamo a due punti dal successo, e pensiamo di poter vincere perché abbiamo un programma elettorale solido e migliore di quello proposto dalla sinistra”. Si mostra molto sicuro di sé e della propia coalizione Angelino Alfano, in visita all’hotel Duca d’Este di Ferrara per un breve comizio elettorale. E in una sala conferenze stracolma, in cui molti si devono accontentare del posto in piedi, il segretario del Pdl spiega i punti di forza del suo programma puntando soprattutto su tre proposte economiche: “è indispensabile rivedere i poteri di Equitalia, il redditometro di Monti e il limite di circolazione al contante”.
“Equitalia ha poteri di riscossione talmente violenti – ha spiegato Alfano – da costringere le aziende a chiudere, e da mettere in difficoltà gran parte delle famiglie. Noi proponiamo l’impignorabilità per le imprese dei crediti commerciali e dei beni funzionali alla produzione, a per i privati quella sulla prima casa”. La critica al redditometro si basa invece sugli indici che ne regolano il funzionamento: “chiediamo a Monti di ritirare tutti gli indici su beni personali come i libri, i giocattoli dei bambini, gli acquisti per la casa”. Un discorso legato anche alla privacy e alla riservatezza che spetterebbe ai cittadini nei propri acquisti, e che si riflette anche nella critica al tetto per le spese con denaro contante: “ogni cittadino deve essere libero di spendere nel modo in cui vuole i soldi che ha legittimamente guadagnato. Ma con questo limite ogni minima spesa diventa elettronica e viene registrata in una banca dati centrale, a Roma, e non si sa più chi abbia l’accesso per controllare e osservare i dati personali che vi sono contenuti. Questo porta anche i cittadini a spendere all’estero i propri contanti, con un uscita di capitale dall’Italia. Non c’è motivo alcuno perché lo Stato debba controllare le spese dei cittadini – ha affermato Alfano -, semmai dovrebbe essere vero il contrario”.
Tre proposte che andrebbero in totale contrasto con il programma degli avversari, che secondo l’ex ministro della giustizia cercano di deviare l’attenzione della campagna elettorale con scandali e inchieste creati ad hoc. “Abbiamo lavorato a lungo per un programma impostato sui temi economici, ma è evidente che c’è chi vuole portare all’attenzione temi che non riguardano l’economia e la ripresa del paese. Crediamo che la magistratura sia scesa in campo politicamente a favore della sinistra”. E buona parte del discorso dell’ex Guardasigilli è dedicata proprio all’attacco degli avversari politici. In primis della sinistra, “che quando contesta il nostro operato ci accusa di avere sempre governato negli ultimi vent’anni, e di non aver realizzato le riforme quando eravamo al governo. Ma a me non risulta che siamo sempre stati al governo del paese: dal ’96 ad oggi abbiamo guidato il paese per otto anni, esattamente come loro. Abbiamo tolto l’Ici sulla prima casa, la tassa di successione, introdotto con la legge Biagi la no tax-area sotto i 25 mila euro, e abbiamo fatto incassare allo Stato il doppio di quanto non avesse fatto il governo Prodi. Cose che hanno avuto un’influenza vera sul paese e che ora si cerca di rimuovere dalla memoria”.
Il problema è nato, racconta Alfano, “dopo quel biennio magico dal 2006 al 2008, nel momento in cui Fini ci ha traditi portando illegittimamente con se un gruppo di parlamentari che erano stati eletti col Pdl. In quel momento non avevamo più la maggioranza nelle Camere necessaria per fare le riforme”. Una ricostruzione storica che potrebbe far discutere vari analisti italiani e non solo, ma capace di sollevare l’entusiasmo di tutta la sala, che esplode in un applauso a scena aperta non appena viene accusato il “grande traditore” di Berlusconi.
Ma il segretario Pdl ne ha per tutti, compreso ovviamente il premier uscente Mario Monti, di cui chiede le dimissioni da senatore a vita e che vede come un aiuto mascherato alla sinistra, dal momento che “votando Monti si prende in un solo colpo lui, Fini e Bersani, con cui è già pronto l’accordo. È come un’offerta al supermercato”. Altra colpa dell’attuale premier sarebbe quella di avere ingigantito il problema dello spread, “che è entrato nelle nostre vite all’improvviso e sembrava che da quel numero dovesse dipendere tutta la nostra vita. Chi ne conosceva l’esistenza due anni fa? Io ho vissuto benissimo vent’anni senza sapere cosa fosse lo spread”. Altra critica, altri applausi. Alfano raccoglie l’entusiasmo della folla e chiede agli spettatori di impegnarsi uno a uno nella campagna: “adottate tre indecisi a distanza e fategli questi discorsi, vedrete che molti si convinceranno. Dobbiamo recuperare i nostri elettori e non cercare quelli di altri, puntando anche sul passaparola e su una campagna porta a porta. Siamo vicini alla vittoria”.
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