È un Antonio Ingroia netto e deciso quello che all’una e mezza si presenta in piazza Castello per la tappa ferrarese del suo tour elettorale. Un tour elettorale che lo ha visto in una giornata percorrere in lungo e in largo l’Emilia Romagna e le sue varie città: da Ravenna a Bologna, con Ferrara come seconda tappa. “Adesso destinazione Parma”, dice Giovanni Favia al termine dell’incontro, anche lui presente in città al fianco del leader di Rivoluzione Civile come candidato nella circoscrizione Emilia-Romagna.
E per spiegare le proprie ragioni Ingroia parte dalla propria storia personale, quella che lo ha visto negli ultimi anni parlare in qualità di magistrato antimafia nei teatri e nelle piazze di tutta Italia spiegando i rischi delle infiltrazioni della criminalità organizzata, denunciando “una classe dirigente corrotta, incapace di fare pulizia al suo interno e di ridare voce ai cittadini. E, quando ho percepito che c’erano tanti italiani con un esigenza di rinnovamento e di partecipazione, ho cominciato a lanciare degli appelli da magistrato che purtroppo sono sempre caduti nel vuoto. Allora ho capito che l’unico modo era mettermi in gioco per fare una rivoluzione civile: una rivoluzione “pacifica ma agguerrita” di tutti quei cittadini che non ne possono più di questo sistema, di cui la vicenda del Monte Paschi è solo l’ultima prova”.
È a questo punto che l’ex pm punta dritto all’argomento sul quale alcuni suoi candidati sono più restii a parlare: l’affiliazione con i partiti politici che lo supportano. “di fronte all’entusiasmo che ho trovato attorno a me ho cercato di fare anche un ragionamento politico, chiedendomi se dovevamo fare un’operazione di soli cittadini e se potesse avere chance di successo, o se non fosse più adeguato un ulteriore passo avanti: una sintesi di questo impegno civile con la buona politica. Quella dei partiti che in minoranza – fuori e dentro le istituzioni – si erano comunque battuti contro il berlusconismo e il montismo. Ma ho anche posto come condizione che questi stessero dietro la società civile nelle liste elettorali”.
Una società civile rappresentata in Emilia Romagna da Giovanni Favia, numero due in lista alla Camera proprio a Ingroia, che spiega le ragioni della sua partecipazione “attraverso tre assi fondamentali. C’è una questione etica, che riguarda la corruzione dei poteri in Italia e le mafie, una ambientale, che ci vede contro la Tav, le grandi opere inutili, che sono utili solo ai comitati di affari che le finanziano, e una legata al lavoro, all’economia: come uscire dalla crisi e il debito. Oggi tutte le tre forze che vediamo litigare in televisione, di fatto condividono tutti gli stessi paradigmi economici. C’è qualche novità col Movimento 5 Stelle, che conosco bene ma che ha delle ambiguità, ha grosse lacune sui temi economici e manca di una visione generale”. L’ex “grillino” ribadisce il suo impegno soprattutto verso il territorio, “perchè dobbiamo rispondere prima di tutto a chi ci ha votato ed eletto”, e lancia qualche frecciata al Pd quando ricorda “l’operazione geniale di Veltroni sul voto utile, con cui riuscì soltanto a escludere la sinistra dal Parlamento; e mi fa ridere sentire lo stesso discorso da Bersani, che in tutti questi anni si è dimenticato di proporre leggi sul conflitto di interessi e ha votato a favore dello scudo fiscale”.
Le ricette per uscire dalla crisi le affronta invece Ingroia, quando parla del suo piano per recuperare le tasse evase nel paese “ispirandosi” ai metodi utilizzati dai pubblici ministeri. “Basta incrociare i dati sulle ricchezze di molti italiani evasori fiscali, mafiosi e in rapporti con la mafia, e consentire allo Stato, di fronte a gravi indizi di reperibilità di beni sommersi, di sequestrare questi patrimoni destinandoli a fini sociali e al finanziamento di progetti per l’occupazione. Il secondo punto riguarda invece un meccanismo automatico di riduzione delle tasse per ogni euro che viene recuperato dalla lotta all’evasione, perché venga rimesso in circolo come alleggerimento delle tasse”. Dalla lotta ai beni sommersi, secondo i dati dell’ex pm, sarebbero recuperabili oltre 200 miliardi di euro.
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