Cronaca
21 Dicembre 2012
Dopo il provvedimento per infiltrazioni mafiose ripristinato il contratto di servizio . E subito parte il contrattacco dei Gligora

Day Surgery, il Tar sospende l’interdittiva

di Ruggero Veronese | 3 min

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Anche il Tar di Bologna, come la sua controparte di Reggio Calabria, ha accolto il ricorso della famiglia Gligora contro la sospensiva in atto per infiltrazioni mafiose al Ferrara Day Surgery. Una decisione che porta all’immediato ripristino del contratto di servizio con la sanità pubblica, e da cui scaturisce il repentino contrattacco dei titolari della clinica. “Chi ha preso l’iniziativa di questa interdittiva dovrà fare i conti con ciò che ha fatto”, preannunciano gli avvocati degli imprenditori, Ugo e Marco De Nunzio, al fianco del direttore sanitario Bruno Bagni e della loro assistita Maria Antonietta Scriva, moglie di Giuseppe Gligora e direttore generale dell’istituto.

Quali sono i danni alla clinica provocati dal provvedimento del prefetto, ora sospeso? “Questa – afferma De Nunzio – è una questione che verrà trattata nel merito. Il danno più importante è che questa situazione non ha permesso di stipulare il contratto per il 2013 con l’Asl, che in condizioni normali avremmo già fatto. Attenderemo che l’azienda sanitaria prenda atto di questa ordinanza e ci convochi per firmare il contratto per il prossimo anno. Ma il danno di immagine è molto peggiore: in molti pensavano che dopo questi provvedimenti il Day Surgery chiudesse, e questo ci ha causato anche gravi perdite nelle utenze private. Quindi le perdite complessive sono molto gravi”.

Ma oltre al danno aziendale sono anche i lavoratori del day hospital a essere tirati in ballo, con Ugo De Nunzio a descrivere la situazione generale e lanciare un segnale molto chiaro agli enti pubblici ferraresi: “qui c’è un gran numero di famiglie che vivono con il lavoro di questa clinica, c’è una coppia di imprenditori che sta vivendo un periodo molto difficile e c’è una comunità che ha bisogno dell’eccellenza di questo istituto. Ci aspettiamo che le amministrazioni che hanno provveduto a creare questo problema lo eliminino, perchè questo provvedimento ora è “tamquam non esset”, come se non fosse mai esistito”.

I legali della famiglia se la prendono anche con i giornali ferraresi, “per il fatto che sulla stampa la cosa abbia avuto questo risalto, con molti articoli poco equilibrati”. Articoli da cui è scaturita l’amarezza della Scriva: “noi siamo persone oneste, imprenditori seri e dopo tre anni e mezzo che siamo qua ci si accorge che potremmo avere delle infiltrazioni. Ma se le avessimo avute avremmo risolto molto più in fretta i problemi iniziali, durante l’avviamento. Ora proviamo una grande delusione verso le istituzioni, perchè mi aspettavo che a Ferrara si informassero meglio prima di procedere verso di noi”.

Uno degli elementi principali impugnati dai legali nel ricorso è stato infatti proprio la storia privata della famiglia Gligora, dal momento che, come spiegano “non è stato minimamente preso in considerazione il passato di queste persone, che in un contesto sociale difficile come quello della Calabria hanno denunciato più volte episodi di intimidazione e tentativi di estorsione, partecipando attivamente a indagini che hanno portato in carcere pubblici ufficiali che cercavano di estorcere denaro agli imprenditori. Azioni che in quel contesto hanno dieci volte l’importanza che possono avere a Ferrara. Prima di fare un provvedimento per infiltrazioni mafiose bisognerebbe fare delle ricerche approfondite verso chi si sta accusando: le denunce e i procedimenti penali ci sono, ed è tutto documentato. Ecco perchè il Tar di Reggio Calabria ha accolto subito il ricorso, imponendo di eseguire immediatamente i controlli che sono mancati”.

Ora saranno i prossimi sviluppi delle indagini a fare completa luce sull’attività della famiglia Gligora, ma nel frattempo Ugo De Nunzio si lascia andare all’ultima considerazione: “mi auguro solamente che tutto questo non sia successo solo perchè questi imprenditori sono calabresi”.

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