Economia e Lavoro
21 Novembre 2012
Nel mirino i tagli della legge di stabilità e l'accorpamento degli istituti

I tagli alla scuola uniscono i sindacati

di Ruggero Veronese | 3 min

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In una conferenza stampa congiunta i sindacati confederali impegnati nell’ambito dell’istruzione hanno spiegato illustrato le questioni che li vedranno impegnati contro le trasformazioni della scuola. Due i temi fondamentali: l’appoggio allo sciopero nazionale di insegnanti e personale scolastico del 24 novembre e l’accorpamento degli istituti in atto sul territorio provinciale.

Nella sede della Uil erano presenti i segretari provinciali di Cisl Scuola Alessandra Zangherati, di Cgil Flc Fausto Chiarioni e di Uil Scuola Paolo Accardo, oltre alla rappresentante di Snas, Maria Giovanna Grazzi. Non era invece presente il sindacato Gilda, che ha comunicato di appoggiare la mobilitazione del 24 novembre, ma resta fuori dal discorso più locale sul ridimensionamento degli istituti.

Delle  motivazioni che porteranno i lavoratori delle scuole in piazza il 24 novembre si sta parlando molto in queste settimane, e la Zangherati spiega che “i temi all’ordine del giorno erano fondamentalmente l’aumento delle ore del personale docente, da 18 a 24 settimanali, e il recupero sugli scatti di anzianità del prossimo anno”. Il primo allarme sarebbe già parzialmente rientrato, dopo la decisione del governo di sospendere il provvedimento dopo le proteste, ma la Grazzi conserva ancora molti dubbi. “Siamo contenti a metà – spiega la rappresentante Snas –, dal momento che non c’è stata una vera abrogazione: gli stessi ministri hanno detto che il provvedimento è stato solo “messo in un cassetto”, un’espressione che ci preoccupa molto”. Secondo i sindacati, l’aumento delle ore di lavoro sarebbe equivalente “a una vera e propria decurtazione dello stipendio, dal momento che il salario mensile resterebbe invariato”. Senza contare che, sottolinea Accardo, “aumentando le ore di lavoro si va a colpire i lavoratori più deboli, con circa 55mila precari che perderebbero il posto”. Per questo i sindacati non si accontentano della sospensione del provvedimento, “ma vogliamo scritto nero su bianco che lo ore di lavoro non aumenteranno”.

Altro nodo cruciale quello sul blocco degli scatti di anzianità, che secondo la Grazzi “erano l’unico strumento con cui il personale ata ha diritto ad aumenti di stipendio”. Chiarioni spiega che “il fondamento legale di questa decisione sta nella legge 122 del 2010, che prevedeva il blocco agli aumenti degli statali. Il ministro Profumo ha detto che se ne riparlerà alla prossima trattativa contrattuale, ma anche che le risorse impiegate per gli scatti di anzianità dovranno venire dai fondi di istituto, una cassa privata di ogni istituto destinata a qualificare la scuola e a migliorare le attività aggiuntive. In questo modo si va a colpire la qualità dell’istruzione per garantire un diritto che già dovrebbe essere tutelato”.

Sul piano locale invece restano i dubbi dei sindacati sull’accorpamento degli istituti, una misura varata dal governo Berlusconi per contenere i costi e bocciata nella sua prima formulazione dalla Corte Costituzionale, ritenendola troppo generica e contestando il numero minimo di mille alunni per istituto. Nella sua nuova forma la norma attribuisce la competenza degli accorpamenti ai Comuni, giudicati più adatti a valutare l’impatto sul territorio, e il numero di studenti può variare ampiamente, con un minimo di 600 necessari per avere un dirigente scolastico. I problemi sul territorio ferrarese nascono dalle decisioni dei singoli Comuni, come quello di Comacchio che dalle scuole elementari e medie attualmente presenti ha proposto un accorpamento in due istituti, da 950 e 540 alunni. “Già il provvedimento in se – spiega Chiarioni – comporta una riduzione del personale e la perdita di posti di lavoro, ma nel caso di Comacchio basterebbe accorpare San Nicola al secondo istituto per superare i 600 alunni, salvaguardando la qualità dell’insegnamento”.

L’intenzione dei sindacati, spiegano i segretari, “è ora quella di aprire un tavolo di confronto con gli enti locali, da veri interlocutori e non solo da ascoltatori. Bisogna evitare di creare istituti sovradimensionati contro altri troppo piccoli, e in questo momento storico non si può creare ulteriore disoccupazione, soprattutto se va a colpire anche la formazione scolastica”.

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