Inevitabile lo strascico di polemiche del dopo-Palio, quasi una costante al termine di ogni edizione, ma questa volta c’è più di una ragione che le giustifica. A partire dal comportamento, giudicato da più parti inqualificabile, di alcuni fantini nella corsa più importante, quella dei cavalli.
Intemperanze, tirate di maglia (le casacche) e mani alzate davvero poco si addicono in qualunque competizione e a maggior ragione in una versione del tutto particolare del Palio di Ferrara, che voleva essere – e lo è stato veramente fino a quel momento – il Palio del sorriso e della solidarietà, dell’abbraccio commovente di tanti Comuni e gruppi storici e palieschi italiani. “Una gran bella edizione”, come ha commentato l’assessore con delega al Palio, Aldo Modonesi, che delle polemiche non vuole affatto occuparsi. “Ovvio – aggiunge – che se si fossero evitati questi comportamenti sarebbe stato meglio per tutti. Ma dentro di me porto il bello e il grande di questa edizione”.
Sotto questo aspetto, infatti, sono tanti a esprimere soddisfazione, compreso il presidente dell’Ente Palio Vainer Merighi, contento che Comune e contrade siano riuscite a mobilitare così tante persone da ogni parte d’Italia con l’appello lanciato a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. “Da questo punto di vista – ha commentato – è stato un successo. Increscioso però il comportamento tenuto dai fantini. E credo che le contrade debbano a questo punto riflettere quando ingaggiano questi personaggi, soprattutto quando si tratta di giovani inesperti e non capaci di cogliere quelle che sono le necessità specifiche di una manifestazione come quella che abbiamo voluto organizzare quest’anno”.
Le polemiche del dopo-Palio hanno interessato anche la lentezza nella sistemazione del terreno di gara e la conseguente, snervante attesa di un’ora e 40 minuti, prima della partenza della corsa dei cavalli, ma hanno colpito anche il mossiere Massimiliano Narduzzi, accusato di mancanza di polso e inadeguatezza rispetto alla situazione di nervosismo nata tra i fantini e una partenza che molti hanno ritenuto non valida.
“Purtroppo – spiega lo stesso Merighi – la durata del lungo corteo e il caldo eccessivo ha “cotto” la pista e la necessità è stata quella di metterla in sicurezza per la gara. Nonostante il disagio per gli spettatori era la priorità. E non si poteva prevedere, perché il giorno precedente, con una sola passata di erpice, risultava perfetta”. Quanto alla mossa e al mossiere, Merighi ritiene eccessive le critiche: “Se la mossa è stata accelerata il motivo riguarda proprio la tensione che si era creata fra i fantini, dato che una nuova chiamata ai canapi avrebeb creato maggiori rischi”. “Bisogna però precisare – aggiunge il presidente dell’Ente Palio – che una volta entrati i cavalli in campo tutta la situazione passa nella mani del mossiere, per quanto riguarda i fantini, e dei veterinari per i cavalli. Non ci sono stati danni e di questo sono contento. Significa che la pista ha tenuto bene e ha dato garanzie ottimali di sicurezza. Per quanto è stato di nostra competenza, dunque, non ho nulla da recriminare”.
“Polemiche inutili – commenta il presidente della contrada vincitrice di San Benedetto, Lorenzo Linoso, riferendo alle critiche sulla presunta falsa partenza – anche perché riguardando attentamente i filmati si vede bene che il canapo è stato abbassato con il cavallo di Zedde di San Paolo già all’interno e con gli altri cavalli allineati. E’ stata una mossa pulita. Bisogna saper vincere, ma anche saper perdere. Il nostro fantino, Chessa, è stato strepitoso perché ha saputo girare dove nessuno si sarebbe azzardato, scegliendo di partire all’esterno, quindi in posizione sfavorevole. Personalmente poi le intemperanze ritengo siano umane in un palio, dove la tensione è inevitabile. Io ci leggo una grande determinazione, carattere e una voglia di vincere che è poi ciò che deve fare un fantino. Al di là delle tirate di maglia ho visto grande professionalità in diversi fantini, come Mereu, Chiti e lo stesso Chessa”.
Non è probabilmente della stessa opinione Giampaolo Chiodi, presidente della contrada San Giovanni per la quale ha corso il giovane Coghe, cioé il principale protagonista della “rissa” fra in canapi. La contrada sembra infatti aver già “strigliato” per bene il proprio fantino. “Sono andato personalmente da altre contrade – riferisce Chiodi – spiegando che quel comportamento non rispecchiava quello del nostro borgo. A noi non piace affatto che qualcuno alzi le mani in una qualsiasi competizione. L’ho detto subito anche a Coghe e lui si è giustificato sostenendo che non gli lasciavano spazio. “Lo spazio te lo trovi con altri mezzi”, è stata la mia risposta. E ho aggiunto e chiarito che quando si monta qui a Ferrara ci si deve comportare in un determinato modo. Adesso vedremo cosa farà nei prossimi palii italiani. E’ giovane e deve fare ancora esperienza, quindi lo terremo d’occhio senza avere da parte nostra preclusioni rispetto a un suo eventuale ingaggio anche nel 2013, a determinate condizioni, dato anche il rapporto che si è creato tra lui e la nostra contrada”.
Per Gigi Braghiroli, che per la contrada di San Giacomo è responsabile della Giostra del Monaco e, oltre che consigliere comunale e anche presidente dell’Associazione Emiliano Romagnola delle Rievocazioni Storiche, la responsabilità maggiore l’avrebbe avuta invece il mossiere. “E’ il padrone assoluto della pista nel momento in cui sono entrati cavalli e fantini – spiega – quindi aveva il dovere di bloccare sul nascere qualsiasi scorrettezza, a partire dai cavalli fuori dalla posizione assegnata dal sorteggio fino alle prime scalciate e intemperanze”. “Antipatico ciò che è accaduto fra i fantini – aggiunge Braghiroli – e in parte questa tensione è stata determinata da un’attesa assurda, troppo lunga. Un aspetto sul quale si dogvrà lavorare e migliorare”.
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