Fabio Mangolini rassegna le dimissioni, ma non abbandona il Teatro. Il presidente della Fondazione Teatro Comunale ha rimesso l’incarico nelle mani del sindaco Tiziano Tagliani, il quale ha annunciato di assegnarlo temporaneamente al vice sindaco Massimo Maisto, non senza rammarico per quella che è stata definita “Una brutta pagina per l’Italia”. E’ stato lo stesso Maisto, poi, ad assicurare che l’Amministrazione chiederà a Mangolini di continuare a collaborare con il Comunale, continuando a occuparsi del coordinamento delle attività artistiche con un incarico che, in termini ufficiali, riguarderà progetti speciali, fund raising e rapporti con il territorio.
La decisione nasce, come già avvenuto nell’aprile scorso per il CdA dell’Istituzione Servizi Educativi, dagli effetti del decreto legge 78 del 2010 che, all’art. 6 comma 2, relativo alla riduzione dei costi degli apparati amministrativi e della politica, prevede che la titolarità degli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti che ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche sia onorifica. E’ fatto salvo il gettone di presenza per il Cda, purché risulti inferiore a cinque membri. Norme che, come ricordato in conferenza stampa da Fabio Mangolini, il Teatro Comunale ha preso subito alla lettera, anche se Mangolini non è rimasto con le mani in mano. “Abbiamo chiesto chiarimenti sulla loro applicazione al Ministero dell’Economia e a quello dei Beni culturali (Mibac) – ha spiegato il presidente dimissionario – ricevendo da quest’ultimo, il 29 novembre scorso, un parere che dichiarava esentati dagli effetti del decreto i teatri di tradizione, come il nostro”. Su questo parere abbiamo basato anche i bilanci della nostra Fondazione, ma ci siamo trovati il 21 aprile scorso una circolare del Mibac in cui, in parole povere, si faceva marcia indietro dichiarando superate le precedenti dichiarazioni sull’esenzione. Ci siamo trovati di nuovo in difficoltà. Tutto questo è scandaloso: siccome siamo un ente virtuoso avevamo già fatto il bilancio, era già passato dai revisori e l’avevamo presentato, gli unici. Sostanzialmente è come se ci avessero detto che il bilancio è falso, pur nella correttezza dei nostri comportamenti”. Mangolini si è così sospeso di nuovo lo stipendio (di 2.200 euro, agganciato a quello degli assessori), fino alla decisione, obbligata, di rimettere il mandato”per consentire anche la riscossione, altrimenti non permessa, delle risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo assegnate alla Fondazione”. Risorse che, tra l’altro, come precisato con orgoglio da Mangolini, “hanno visto quest’anno un lieve incremento, fino a un totale di oltre 600mila euro, proprio grazie al fatto che il teatro è amministrato bene e le sue proposte sono di alto livello artistico”.
“Sono a dir poco basito – chiude Mangolini – che si voglia incidere su quelli che vengono definiti i costi della politica. Qui si sono fatti passi diversi, che riguardano la meritocrazia, cosa che non avviene altrove”. Una considerazione, quest’ultima, ripresa anche dal sindaco Tiziano Tagliani, ribadendo che per Cda (in cui figurano Francesco Pinamonti e Roberta Ziosi) e presidente si erano compiute scelte esclusivamente di competenza e affatto politiche: “Sulla Fondazione teatro si è fatto un tentativo scegliendo solo tecnici – ha detto il primo cittadino – anche per dare un segnale a livello politico. E ironia della sorte viene penalizzato proprio dai tagli alla politica. In un Paese in cui vi sono decine do parlamentari con doppi e tripli incarichi”. “Queste operazioni – ha detto rincarando la dose – servono come fumo negli occhi per salvaguardare altre realtà. Dentro queste operazioni ci sono già politiche e scelte di tipo clientelare”.
Operazioni che, tuttavia, la Fondazione Teatro Comunale supererà. Maisto assumerà provvisoriamente la presidenza, ma oltre a firmare i contratti e poco altro non avrà il tempo (viste anche le deleghe già assunte) di occuparsi anche dell’aspetto artistico e della programmazione; Mangolini rimarrà, in un certo senso dietro le quinte, ma con un ruolo di coordinamento. Nell’attesa che qualcolsa si sblocchi. E a quel punto sarà Maisto a rassegnare le dimissioni, proponendo al sindaco di reintegrare Mangolini.
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